Dalle strade di Veroli, in Ciociaria, alla suggestiva Rock of Cashel: il leader Dino Dell’Unto racconta la storia dei BIFOLK, ambasciatori della tradizione musicale ciociara, protagonisti di uno dei momenti più emozionanti del Cashel Cultural & Business Weekend 2026.
Per diversi giorni hanno trasformato le vie e i pub di Cashel, nella Contea di Tipperary, in un palcoscenico a cielo aperto. Tra melodie antiche, strumenti della tradizione e danze spontanee, i BIFOLK hanno saputo conquistare residenti, turisti e delegazioni italiane e irlandesi, portando nel cuore dell’Irlanda l’anima più autentica della Ciociaria. Il loro viaggio ha raggiunto il momento più intenso nella mattinata di domenica 12 luglio, all’interno dello straordinario scenario della Rock of Cashel, durante il Cashel Cultural & Business Weekend 2026, manifestazione internazionale dedicata al dialogo culturale tra Italia e Irlanda, organizzata dalla camera di commercio di Cashel in collaborazione con Irlandiani.com. Pochi istanti dopo la suggestiva esecuzione dell’inno nazionale irlandese in lingua gaelica da parte del soprano Concetta Pepere, il suono delle zampogne e degli strumenti popolari dei BIFOLK ha dato vita a uno spettacolo capace di coinvolgere l’intero pubblico.

Turisti, cittadini e rappresentanti istituzionali hanno formato un grande girotondo sulle note della musica tradizionale italiana. A partecipare a quel momento di festa sono stati anche il Sindaco di Casalattico, Francesco Di Lucia, e l’On. Federica Onori, che si sono uniti spontaneamente al ballo insieme agli spettatori, offrendo l’immagine più autentica dello spirito dell’iniziativa: utilizzare la cultura come linguaggio universale capace di abbattere ogni distanza. Dietro questa esperienza c’è una realtà che da oltre venticinque anni porta la musica popolare italiana ben oltre i confini nazionali. Guidati dal fondatore Dino Dell’Unto, originario di Veroli, nel cuore della Ciociaria, i BIFOLK rappresentano oggi uno dei gruppi più riconoscibili nel panorama del folk tradizionale italiano, con un’attività che li ha condotti ad esibirsi in numerosi festival sia in Italia sia all’estero.
In questa intervista, Dino Dell’Unto racconta la nascita del gruppo, il significato del loro nome, il valore della musica popolare come patrimonio culturale e l’emozione di aver portato, per la prima volta, il progetto BIFOLK in Irlanda, trovando un pubblico straordinariamente ricettivo e profondamente legato alle proprie tradizioni musicali.
Come nasce il progetto BIFOLK?
“Il gruppo nasce tra il 1998 e il 1999 con l’obiettivo di valorizzare e diffondere la musica popolare della nostra terra. Fin dall’inizio abbiamo scelto di esibirci sia negli spazi all’aperto sia nei teatri e nelle sale da concerto, cercando sempre un contatto diretto con il pubblico. La nostra identità affonda le radici nella tradizione musicale del Lazio e della Ciociaria.”
Qual è la vostra attività artistica oggi?
“Ci esibiamo in tutta Italia e partecipiamo regolarmente a manifestazioni internazionali. Nel corso degli anni abbiamo suonato in Inghilterra, Croazia e in altri Paesi europei. Ogni concerto rappresenta un’occasione per raccontare la nostra cultura attraverso la musica e le tradizioni popolari.”
Perché avete scelto di utilizzare strumenti tradizionali come la zampogna?
“La zampogna è uno degli strumenti simbolo della nostra identità musicale. Molti la associano alla cornamusa anglosassone, ma in Italia esiste una straordinaria ricchezza di varianti: si contano circa ventisei modelli differenti, ognuno legato a specifiche aree geografiche. Portare questi strumenti all’estero significa raccontare una parte importante della nostra storia.”
Per il gruppo era la prima esperienza in Irlanda. Che impressione vi ha fatto il pubblico irlandese?
“Per il gruppo sì, è stata la prima volta, anche se io ero già stato in Irlanda. È stata un’esperienza estremamente positiva. Qui la musica folk appartiene davvero alla vita quotidiana delle persone. Si percepisce un rapporto naturale con la tradizione musicale e si vede quanto il Paese sia aperto alla musica. Abbiamo trovato interesse da parte di tutti: bambini, giovani, adulti e anziani.”

Uno dei momenti più emozionanti è stato quello vissuto alla Rock of Cashel, con il grande girotondo del pubblico. Che ricordo conserva?
“È stato un momento straordinario. Dopo l’esecuzione dell’inno irlandese in gaelico da parte di Concetta Pepere, vedere il pubblico lasciarsi coinvolgere spontaneamente dalla nostra musica è stata un’emozione difficile da descrivere. Il grande girotondo nato davanti alla Rock of Cashel rappresenta perfettamente ciò che la musica popolare riesce a fare: mettere insieme persone diverse attraverso un linguaggio universale.”
Anche numerose autorità hanno partecipato al girotondo. Quanto è importante questo segnale?
“Vedere il Sindaco di Casalattico, Francesco Di Lucia, e l’Onorevole Federica Onori unirsi al pubblico è stato un gesto molto significativo. Significa riconoscere il valore della cultura popolare come strumento di dialogo, partecipazione e amicizia tra comunità diverse.”
Il nome BIFOLK incuriosisce molto. Da dove nasce?
“È un nome che racchiude diversi significati. Innanzitutto richiama il concetto di ‘doppiamente folk’, perché nasce dall’incontro di due persone e di due percorsi musicali. Ma contiene anche un riferimento ironico alla parola ‘bifolco’. Abbiamo voluto trasformare un termine che in origine aveva una connotazione negativa in un motivo di orgoglio. Il bifolco era il contadino, la persona legata alla terra, alle proprie radici e alle tradizioni. È proprio da lì che nasce la nostra musica.”

La musica popolare del Sud Italia rappresenta oggi un patrimonio culturale riconosciuto anche a livello internazionale. Quanto è importante questo aspetto?
“È fondamentale. La musica popolare custodisce tradizioni, storie e identità che appartengono alle comunità. Il riconoscimento del patrimonio immateriale rappresenta un valore enorme perché contribuisce a preservare una cultura che continua ancora oggi a vivere attraverso le persone e attraverso la musica.”
Anche la vostra maglietta ufficiale racconta una storia. Quale messaggio avete voluto trasmettere?
“Abbiamo voluto portare con noi un simbolo della nostra identità. Sul fronte compare il nome BIFOLK insieme a un’illustrazione dedicata ai musicisti e ai ballerini della tradizione ciociara che si esibiscono sopra una grande fisarmonica, uno degli strumenti simbolo della nostra musica popolare. La scritta ‘Veroli’ ricorda le nostre origini, mentre il logo ‘Rock of Cultures’ celebra la partecipazione al Cashel Cultural & Business Weekend 2026. La dicitura ‘Patrimonio Immateriale UNESCO – Irlanda 2026’ vuole sottolineare il valore della musica popolare come ponte tra culture diverse.”
Dopo questa esperienza, quale messaggio desiderate lasciare a chi vi ha ascoltato in Irlanda?
“Ci auguriamo che questo sia soltanto l’inizio di un percorso. La musica popolare non appartiene soltanto al passato: continua a vivere ogni volta che riesce a far incontrare persone, culture e tradizioni diverse. Se torniamo a casa con nuove amicizie e con il ricordo di un pubblico che ha cantato e ballato insieme a noi, significa che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.”


















































