Dopo le dimissioni del presidente Emiliana Capurro arriva l’uscita di Chiara Castelbolognesi. Esauriti i candidati della lista “Laboratorio delle Idee” disponibili per la surroga, il Comitato prosegue con undici consiglieri. Luca Mancinelli presidente, Anna Floriani vicepresidente. Sullo sfondo le polemiche, le critiche del CGIE e lo scontro sulla trasparenza
LA CRISI DELLA MAGGIORANZA
DUBLINO – Prima la presidente. Adesso un’altra consigliera. Nel mezzo, una surroga, un cambio completo al vertice e una maggioranza che, a pochi passi dalla conclusione del mandato, continua a perdere pezzi. La crisi del COMITES Irlanda non sembra esaurirsi con l’avvicendamento alla presidenza seguito alle dimissioni di Emiliana Capurro. Anzi. L’uscita della consigliera Chiara Castelbolognesi apre un nuovo capitolo e pone una questione non più soltanto politica, ma anche numerica: la lista di maggioranza “Laboratorio delle Idee” non dispone più, secondo le informazioni disponibili, di ulteriori candidati cui ricorrere per una nuova surroga. Il risultato è un COMITES ridotto a undici componenti, destinato a proseguire in questa configurazione fino alla conclusione del mandato. Una situazione senza precedenti nella storia recente del Comitato irlandese e che arriva proprio mentre si avvicinano le nuove elezioni. Nel frattempo le poltrone al vertice sono cambiate. Dopo l’uscita di Capurro e l’ingresso tramite surroga di Vincenzo Catalano, la guida del Comitato è passata a Luca Mancinelli, già vicepresidente, mentre Anna Floriani ha assunto la vicepresidenza. Formalmente, un avvicendamento previsto dalle dinamiche interne di un organismo collegiale. Politicamente, però, la rapidità della successione e la sua collocazione alla vigilia della fine del mandato alimentano interrogativi. Ed è qui che la crisi assume un’altra dimensione.
IL SOSPETTO DI UNA REGIA INTERNA
Negli ambienti della comunità circolano letture secondo le quali il cambio della guardia sarebbe stato preparato all’interno della stessa maggioranza per presentarsi alle prossime elezioni con una leadership rinnovata e prendere le distanze dalle polemiche accumulate durante il mandato. Non esistono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi che consentano di presentare questa ricostruzione come un fatto accertato. E proprio per questo occorre distinguere nettamente i fatti dalle interpretazioni. Il fatto è che Capurro si è dimessa. Il fatto è che Mancinelli è diventato presidente. Il fatto è che Floriani è diventata vicepresidente. Il fatto è che Castelbolognesi lascia il Comitato. Il fatto, infine, è che la maggioranza non avrebbe ora un ulteriore candidato della propria lista disponibile per procedere a una nuova surroga. Il resto appartiene alla lettura politica degli avvenimenti. Ma la coincidenza temporale con l’imminente appuntamento elettorale rende inevitabile una domanda: siamo davanti al semplice epilogo di una maggioranza logorata dalle proprie divisioni oppure a un tentativo di voltare pagina prima che siano gli elettori a esprimere il loro giudizio? È l’interrogativo destinato ad accompagnare le ultime settimane del mandato.
UN COMITES CHE ARRIVA AL TRAGUARDO PERDENDO PEZZI
La nuova uscita assume un peso particolare perché non arriva nel vuoto. Negli ultimi giorni il COMITES Irlanda è stato investito da una sequenza di polemiche che hanno progressivamente spostato il confronto dalle normali divergenze tra maggioranza e minoranza a una discussione più ampia sulla qualità della rappresentanza. Il passaggio più significativo è arrivato da Luigi Billé, esponente del CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che ha descritto il mandato come un percorso «tortuoso». Billé ha parlato apertamente di mancanza di coordinamento con il CGIE, ricordando che era stata chiesta una maggiore sinergia tra le componenti del Sistema Paese in Irlanda e che erano stati richiesti anche resoconti delle riunioni. Sui verbali il suo giudizio è stato netto: «I verbali, ad esempio, potevano essere inviati». E, riferendosi alla possibilità di un rapporto diretto con i rappresentanti del CGIE, ha aggiunto: «Non è stato fatto». La sua valutazione complessiva non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Non mi sembra che questo mandato sia andato al meglio possibile». E sulle dimissioni dalla presidenza ha parlato dell’«epilogo» di un percorso «tortuoso». Parole che assumono oggi un peso ancora maggiore perché, dopo l’uscita della presidente, la maggioranza perde un’altra consigliera.

DA BILLI L’APPELLO A RAPPRESENTARE LA COMUNITÀ
Un tono differente, ma un richiamo altrettanto significativo, era arrivato dall’On. Simone Billi, deputato della Repubblica e presidente del Comitato permanente sugli Italiani nel Mondo della Camera. Billi aveva invitato a trasformare il confronto, anche acceso, in uno strumento per migliorare il funzionamento del Comitato, auspicando una convergenza delle diverse sensibilità verso un obiettivo essenziale: rappresentare al meglio la comunità italiana in Irlanda attraverso un lavoro concreto e costruttivo. È proprio su questo terreno che oggi si misura la distanza tra il dibattito istituzionale e una crisi che continua invece a produrre conseguenze interne. Perché mentre da Roma arriva l’invito alla convergenza, a Dublino il Comitato perde componenti e cambia vertice.

BORZA: «CHI NON HA DATO RISPOSTE SI FACCIA DA PARTE»
Ancora più dura era stata la posizione di Mario Borza, imprenditore italiano ed esponente di Evoluzione e Libertà. Secondo Borza, limitarsi alla sostituzione del presidente avrebbe significato affrontare soltanto una parte del problema. La questione, nella sua analisi, riguardava più profondamente il modello di gestione e la capacità del COMITES di costruire un rapporto riconoscibile con gli italiani residenti nel Paese. La sua posizione può essere sintetizzata in un principio: prima le persone e i risultati, poi le cariche e gli equilibri interni. Da qui l’affondo politico: chi non fosse riuscito a produrre risultati o a costruire un rapporto concreto con la comunità avrebbe dovuto lasciare spazio a persone ed energie nuove. Alla luce delle ultime dimissioni, quelle parole acquistano inevitabilmente un significato nuovo.

IL CASO GROSSO E LA FERITA DEL «BAMBOCCIONE»
A rendere ancora più accidentato il finale di mandato è intervenuta la testimonianza dell’Avv. Orazio Grosso, candidato alle elezioni COMITES del 2021 e risultato primo dei non eletti. Grosso ha raccontato di avere aderito alla candidatura ponendo come condizione l’assenza di una specifica colorazione politica della lista. Successivamente, secondo la sua ricostruzione, avrebbe maturato la convinzione di una vicinanza a Italia Viva, circostanza che lo avrebbe portato a sentirsi «tradito» e a comunicare la propria rinuncia all’Ambasciata d’Italia. Si tratta, è bene ribadirlo, della ricostruzione personale di Grosso e non di un collegamento politico che possa essere assunto autonomamente come fatto accertato. Ma la testimonianza contiene anche un secondo episodio, diventato uno dei simboli dello scontro: Grosso sostiene di avere ricevuto dall’allora vicepresidente un messaggio nel quale sarebbe stato definito «bambuccione», accompagnato dall’immagine di un bambino. Anche questa circostanza è stata presentata dalla testata come attribuzione dell’avvocato e non come fatto autonomamente accertato. La vicenda ha riaperto un tema che supera il singolo messaggio: come viene gestito il dissenso all’interno e intorno a un organismo chiamato a rappresentare una comunità?

LA COMUNITÀ CHE NON CONOSCE IL COMITES
E poi c’è il problema forse più difficile da liquidare come semplice scontro politico: quanti italiani in Irlanda conoscono realmente il COMITES? A porlo è stato Gianfranco Locci, residente nel Paese dal 1997. La sua testimonianza è quella di un cittadino, non di un dirigente politico. Locci ha raccontato di aver conosciuto il COMITES seguendo Irlandiani e ha portato l’esempio dei suoi quattro figli italiani, tutti maggiorenni, che – secondo quanto da lui riferito – non saprebbero cosa sia il Comitato. Un’esperienza individuale che non può diventare automaticamente una statistica sulla comunità, ma che pone un problema concreto sulla capacità dell’organismo di raggiungere le nuove generazioni e gli italiani estranei ai circuiti associativi tradizionali. Il suo auspicio è stato altrettanto esplicito: «Diamo questo incarico a gente nuova».
ORA LO SCONTRO SI SPOSTA SULLA TRASPARENZA
Mentre la maggioranza affronta una nuova uscita, resta aperto anche lo scontro con la minoranza “Italiani in Irlanda” sull’accesso alla registrazione della seduta pubblica del 7 settembre. La minoranza sostiene di non essere stata messa nelle condizioni di visionare correttamente la registrazione e contesta la gestione della documentazione relativa alla seduta. La posizione della lista è molto dura: «Le registrazioni delle riunioni pubbliche sono patrimonio dei cittadini e dovrebbero essere messe sul sito e sui canali social, in modo che gli italiani residenti in Irlanda possano rendersi conto di chi siede in quelle poltrone e di quello che viene detto. Noi siamo per la trasparenza e la partecipazione», affermano i rappresentanti di Italiani in Irlanda. Lo scontro riguarda anche il valore attribuito al verbale. «Dicono che il verbale sia l’unico documento ufficiale, ma viene redatto dalla stessa maggioranza. Noi contestiamo che possa sostituire la possibilità di verificare direttamente ciò che è stato effettivamente detto durante la seduta. Per questo chiediamo accesso alle registrazioni», sostiene la minoranza. È opportuno distinguere anche qui il piano politico da quello giuridico: la richiesta di pubblicazione integrale delle registrazioni e la contestazione della gestione dei verbali rappresentano la posizione della minoranza. L’esistenza e l’estensione di eventuali obblighi normativi specifici sulla pubblicazione delle registrazioni richiedono invece una valutazione separata sulla base delle norme e del regolamento applicabili. Resta però un precedente politicamente significativo: proprio Billé, parlando dei rapporti con il CGIE, ha ricordato che i verbali avrebbero potuto essere trasmessi e ha lamentato il mancato coordinamento.
IL 14 SETTEMBRE UNA RIUNIONE CHE PESA
Il prossimo passaggio è già fissato. Il 14 settembre il COMITES Irlanda tornerà a riunirsi. Non sarà una seduta come le altre. Sul tavolo ci sarà un Comitato che ha cambiato presidente, vicepresidente e composizione nel giro di pochi giorni; una maggioranza che non dispone più, secondo le informazioni disponibili, di ulteriori candidati della propria lista per sostituire la consigliera uscente; una minoranza che alza il livello dello scontro sulla trasparenza; e un mandato ormai entrato nella sua fase conclusiva. Soprattutto, ci saranno le elezioni davanti. Ed è proprio la vicinanza del voto a rendere politicamente delicato il valzer delle poltrone consumatosi al vertice. Chiamarlo «golpe» senza elementi documentali sarebbe improprio. Parlare invece di un riassetto interno alla maggioranza che avviene nel momento politicamente più sensibile del mandato è un dato che merita di essere osservato e spiegato. Perché, quando una maggioranza cambia guida alla vigilia delle urne e contemporaneamente perde altri componenti, la domanda sulla natura politica dell’operazione diventa inevitabile.
LA MINORANZA SI PRESENTA COME ALTERNATIVA
In questo scenario Italiani in Irlanda, forza di minoranza durante il mandato, tenta di trasformare la crisi della maggioranza in una proposta alternativa in vista delle prossime elezioni. La linea rivendicata è quella della trasparenza, partecipazione, presenza nella comunità e indipendenza dalle logiche di partito. È una posizione politica e, come tale, sarà il voto a stabilire quanto sia condivisa dalla comunità. Ma un elemento appare ormai evidente: la contrapposizione che accompagnerà le prossime elezioni non riguarderà soltanto programmi e candidati. Sarà inevitabilmente anche un giudizio sui cinque anni appena trascorsi. E la maggioranza uscente dovrà presentarsi a quel giudizio portando con sé un bilancio segnato dalle dimissioni della presidente, da una nuova uscita dal Consiglio, dal cambio dei vertici, dalle tensioni interne e dalle critiche arrivate anche dall’esterno del Comitato.




















































