L’italiano residente in Irlanda da quasi trent’anni interviene nel dibattito sulla rappresentanza della comunità: «Ho conosciuto il COMITES seguendo Irlandiani». Nel mirino comunicazione, coinvolgimento dei giovani e rapporto con i cittadini. L’auspicio: «Il prossimo presidente abbia una mente aperta»
COMUNITÀ ITALIANA IN IRLANDA
DUBLINO – Quasi trent’anni trascorsi in Irlanda, quattro figli italiani ormai maggiorenni e una domanda che, nella sua semplicità, apre un problema più ampio: quanti italiani residenti nel Paese conoscono realmente il COMITES Irlanda, ne comprendono le funzioni e sanno come entrare in contatto con l’organismo che dovrebbe rappresentarli? A porre la questione è Gianfranco Locci, residente in Irlanda dal 1997, che interviene nel dibattito sulla rappresentanza degli italiani all’estero con una testimonianza fortemente critica nei confronti del COMITES e, più in generale, del sistema di comunicazione con la comunità. Locci parte dalla propria esperienza personale. «Ho vissuto in Irlanda dal 1997 ad oggi, 2026. Il COMITES dovrebbe aiutare gli italiani. Ma quali italiani?», si domanda, sostenendo di avere maturato nel tempo la percezione di una comunità nella quale non tutti avrebbero le stesse possibilità di essere coinvolti. La sua è una presa di posizione severa, espressa con il linguaggio diretto di chi osserva da molti anni la vita della comunità italiana. Al centro della critica c’è soprattutto un tema: la distanza tra gli organismi di rappresentanza e una parte degli italiani residenti in Irlanda, in particolare le generazioni più giovani e coloro che non appartengono alle reti associative e istituzionali tradizionali.
«IO HO CONOSCIUTO IL COMITES PERCHÉ SEGUO IRLANDIANI»
Locci attribuisce alla testata il merito di avergli fatto conoscere una realtà istituzionale della quale, nonostante decenni trascorsi nel Paese, afferma di non avere avuto in precedenza una conoscenza adeguata. Un riconoscimento che inserisce anche il ruolo dell’informazione comunitaria nel più ampio dibattito sulla partecipazione degli italiani residenti all’estero. È proprio su questo terreno che Locci riconosce un ruolo a Irlandiani, spiegando di essere arrivato a conoscere l’esistenza stessa del COMITES attraverso l’attività informativa della testata e dei suoi canali. «Io ho conosciuto il COMITES perché seguo Irlandiani, altrimenti non sapevo cosa fosse», afferma. Una dichiarazione che, al di là della durezza delle accuse rivolte agli organismi istituzionali, porta al centro del confronto una questione concreta: quanto riesce il COMITES Irlanda a raggiungere gli taliani che dovrebbe rappresentare?
«I NUOVI ITALIANI NON SANNO COSA SIA UN COMITES»
Secondo Locci, una parte dei cittadini italiani arrivati più recentemente in Irlanda avrebbe una conoscenza molto limitata del ruolo e delle funzioni del COMITES. «I nuovi italiani non sanno cosa sia un COMITES», sostiene. E porta come esempio la propria famiglia: «Ho quattro figli italiani in Irlanda, tutti maggiorenni: nessuno sa cos’è il COMITES». Un caso personale che non può, da solo, essere trasformato in un dato rappresentativo dell’intera comunità, ma che pone una questione politica e istituzionale precisa: la capacità di comunicare con le nuove generazioni e con una popolazione italiana all’estero profondamente cambiata rispetto al passato.
«SERVE GENTE NUOVA NEL COMITES»
La parte conclusiva dell’intervento guarda inevitabilmente al futuro del COMITES Irlanda. Locci auspica un cambio di passo e, soprattutto, un rinnovamento delle persone chiamate a guidare l’organismo. «Spero veramente che il prossimo presidente sia una persona con una mente aperta», afferma. E aggiunge un appello ancora più esplicito: «Diamo questo incarico a gente nuova».




















































