La Dublin City University conferisce il prestigioso riconoscimento all’ex presidente del Consiglio italiano. Al centro del suo intervento il rapporto tra conoscenza, responsabilità, intelligenza artificiale e futuro dell’Europa. Alla cerimonia presenti l’Ambasciatore d’Italia Nicola Faganello e numerosi rappresentanti diplomatici europei
DUBLINO – Un riconoscimento accademico che diventa occasione per parlare del futuro dell’Europa, delle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, della responsabilità che accompagna il progresso tecnologico. La Dublin City University (DCU) ha conferito mercoledì 23 settembre 2026 il Dottorato honoris causa a Enrico Letta, già presidente del Consiglio italiano e oggi protagonista del dibattito europeo sul futuro del mercato unico e sulla competitività dell’Unione. La cerimonia si è svolta a The Helix, nel campus di Glasnevin della Dublin City University, davanti a una significativa rappresentanza del mondo accademico e diplomatico europeo. Tra i presenti, Nicola Faganello, Ambasciatore d’Italia in Irlanda, insieme agli ambasciatori di Polonia, Belgio, Portogallo e Francia. Il conferimento è arrivato al termine di una giornata nella quale politica europea, università ed economia si sono intrecciate. Prima della cerimonia, infatti, Letta è intervenuto come keynote speaker all’incontro “Savings and Investments Union and the EU Competitiveness Agenda”, promosso dal Dublin European Law Institute (DELI). Non si tratta soltanto di un appuntamento accademico. L’incontro è inserito tra gli eventi ufficialmente associati alla Presidenza irlandese 2026 del Consiglio dell’Unione europea, collocando la presenza di Letta a Dublino all’interno di un confronto più ampio sulle prospettive economiche e strategiche dell’Europa. Il riconoscimento della DCU guarda infatti a una carriera sviluppatasi tra politica, istituzioni europee e mondo universitario. Letta è stato presidente del Consiglio italiano dall’aprile 2013 al febbraio 2014, ha ricoperto diversi incarichi di governo ed è stato segretario nazionale del Partito Democratico. Dopo l’esperienza politica italiana ha consolidato il proprio profilo accademico e internazionale, prima a Sciences Po e successivamente alla IE University, dove è oggi Dean della School of Politics, Economics and Global Affairs. È inoltre presidente del Jacques Delors Institute.

DCU: «OGGI RENDIAMO OMAGGIO A UN GRANDE EUROPEO»
A leggere la motivazione del conferimento è stato Federico Fabbrini, direttore del Dublin European Law Institute, che ha collocato il riconoscimento all’interno della vocazione europea della Dublin City University. «Oggi rendiamo omaggio a un grande europeo, che ha contribuito a portare avanti la causa dell’integrazione europea e alla reputazione della Dublin City University come “università europea in Irlanda”», ha affermato Fabbrini. La motivazione ripercorre le diverse dimensioni della vita pubblica e professionale dell’ex presidente del Consiglio: l’esperienza alla guida del governo italiano, quella accademica e il lavoro dedicato al futuro del mercato interno europeo. Fabbrini ha ricordato anche alcuni primati della carriera di Letta, tra cui la giovane età con cui raggiunse importanti responsabilità istituzionali, sottolineandone l’impegno per la conoscenza, il servizio pubblico e il progetto di integrazione europea. Non è mancata una nota più personale e ironica: la comune passione calcistica per il Milan, scherzosamente indicata dal professore come una sorta di «precondizione» per il conferimento del dottorato.
Letta: conoscenza e responsabilità davanti alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale
È però nel discorso pronunciato dopo il conferimento che la cerimonia assume una prospettiva più ampia. Letta parte dal significato stesso dell’università e dal rapporto fra conoscenza e vita pubblica. «Grazie per l’onore che mi conferite oggi. Lo ricevo con gratitudine e con la consapevolezza della responsabilità che comporta un riconoscimento proveniente da una comunità dedicata alla conoscenza», ha dichiarato. Da qui la riflessione si sposta rapidamente verso una delle grandi questioni contemporanee: come governare trasformazioni tecnologiche che avanzano più rapidamente della capacità delle società di comprenderne pienamente le conseguenze. Secondo Letta, occasioni come quella di Dublino devono indurre a riflettere sul rapporto fra conoscenza e vita pubblica, sul ruolo delle istituzioni che tutelano la libertà di pensiero e sulla capacità di affrontare cambiamenti dei quali si cominciano soltanto ora a intravedere gli effetti. Il punto centrale diventa così l’intelligenza artificiale. «L’intelligenza artificiale attribuisce a queste scelte una nuova dimensione. Ci chiede che cosa vogliamo realizzare, che cosa siamo disposti ad affidare alle nostre creazioni e quali responsabilità portiamo con noi nei confronti delle generazioni che verranno», ha osservato Letta. Una riflessione che sposta il dibattito sull’AI dal terreno puramente tecnologico a quello politico, culturale ed etico. La questione non è soltanto ciò che le nuove tecnologie saranno in grado di fare, ma quali decisioni le società intendano assumere sul loro utilizzo e quali responsabilità siano disposte ad accettare.
Il ruolo delle università e dell’Europa
In questo scenario, secondo Letta, l’università conserva una funzione essenziale: mantenere aperte le domande, fornire gli strumenti per affrontarle con rigore e impedire che la velocità dell’innovazione sostituisca la capacità critica. Ed è proprio qui che entra in gioco l’Europa. «L’università ci aiuta a mantenere aperte queste domande e ci insegna come affrontarle con rigore. L’Europa può essere il fondamento di questo impegno», ha affermato. Il riferimento si collega a una delle idee sviluppate da Letta nel dibattito sul futuro del mercato unico europeo: quella di una “quinta libertà”, destinata ad affiancare le quattro libertà tradizionalmente associate al mercato unico europeo e legata alla circolazione di ricerca, innovazione, conoscenza e competenze. «Questa, in definitiva, è la promessa che vedo in una quinta libertà: più persone in grado di scoprire, comprendere e assumersi la responsabilità di ciò che creiamo insieme», ha spiegato. Una prospettiva che lega competitività e conoscenza. Nel 2024 Letta ha elaborato “Much More Than a Market”, il rapporto dedicato al futuro del mercato unico europeo che ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla capacità dell’Unione di competere in un contesto internazionale profondamente trasformato. La sua attività accademica continua oggi alla IE University, dove ricopre l’incarico di Dean della School of Politics, Economics and Global Affairs.
Daire Keogh: «L’Unione europea è molto più di un mercato»
Il presidente della Dublin City University, Daire Keogh, ha sottolineato proprio la continuità fra le diverse fasi della carriera di Letta: quella politica, quella istituzionale e quella accademica. «A livello nazionale o internazionale, come leader accademico, politico o analista, il professor Letta è rimasto coerente nel sostenere il valore fondamentale della solidarietà e dell’integrazione europea e nel portare avanti la convinzione che l’Unione europea sia “molto più di un mercato”», ha dichiarato Keogh. Il presidente della DCU ha quindi espresso l’orgoglio dell’università nel poter riconoscere formalmente i risultati raggiunti da Letta e nell’accoglierlo nella comunità accademica dell’ateneo. Parole che spiegano anche il significato politico-istituzionale, oltre che accademico, della giornata di Dublino: interrogarsi su quale ruolo possa avere l’Europa in un mondo nel quale innovazione tecnologica, investimenti, competitività e autonomia strategica sono diventati temi strettamente collegati.
Dalla politica italiana al dibattito sul futuro dell’Europa
La biografia di Enrico Letta attraversa oltre tre decenni della politica italiana ed europea. Presidente del Consiglio tra il 2013 e il 2014, in precedenza aveva ricoperto diversi incarichi governativi, compreso quello di ministro per le Politiche comunitarie. Dal 2021 al 2023 è stato segretario nazionale del Partito Democratico. Parallelamente si è sviluppato il suo percorso accademico internazionale. È stato Dean della Paris School of International Affairs di Sciences Po e oggi guida la School of Politics, Economics and Global Affairs della IE University. La tappa irlandese arriva dunque in un momento nel quale il suo lavoro è concentrato in particolare sulle trasformazioni dell’economia europea, sulla competitività e sull’evoluzione del mercato unico. Non casualmente, poche ore prima del dottorato, il confronto organizzato dal Dublin European Law Institute aveva posto al centro proprio la Savings and Investments Union e l’agenda europea per la competitività.
Dublino e il dialogo sul futuro europeo
La presenza alla cerimonia degli ambasciatori di Italia, Polonia, Belgio, Portogallo e Francia ha dato al conferimento una dimensione che supera quella di un tradizionale riconoscimento universitario. Per Dublino, e più in generale per l’Irlanda, l’appuntamento si inserisce nel calendario di iniziative legate alla Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea e nel confronto sulle trasformazioni che attendono il continente. Ed è proprio sul futuro che Letta ha scelto di chiudere il suo intervento. «Mentre cresce il nostro potere di trasformare il mondo, possa crescere anche la conoscenza e la capacità di giudizio attraverso cui renderlo un mondo nel quale possiamo vivere insieme».





















































