Dalla Sardegna all’Irlanda, la storia imprenditoriale di una coppia che ha unito cucina italiana, tradizione irlandese e influenze baltiche. Un progetto nato dalla passione di Alberto e Anastasija e cresciuto attorno a un’idea precisa: accogliere, raccontare il cibo e costruire un luogo capace di parlare a culture diverse.
Ci sono attività che nascono da un business plan e altre che, prima ancora dei numeri, prendono forma dall’incontro tra persone, esperienze e culture. Heavenly Café, a Enniscorthy, nella Contea di Wexford, appartiene alla seconda categoria. Dietro il locale ci sono Alberto e sua moglie Anastasija, due percorsi differenti che in Irlanda hanno trovato un punto d’incontro e sono diventati un progetto imprenditoriale comune. Lui porta con sé l’esperienza maturata nel mondo della cucina e dell’ospitalità, lavorando tra hotel, ristoranti e caffè. Lei arriva invece da un percorso differente: musicista, artista di strada e successivamente impegnata nel settore della telefonia e dell’informatica, ha sviluppato una naturale predisposizione al rapporto con le persone. Competenze diverse che, nel tempo, si sono rivelate complementari. Dopo otto anni trascorsi insieme a Dublino, nel 2022 la coppia decide di cambiare direzione. L’opportunità arriva a Enniscorthy, dove Alberto e Anastasija individuano uno spazio del quale si innamorano e che decidono di trasformare nel loro locale. Nasce così Heavenly Café, costruito attorno a due parole che per i proprietari rappresentano molto più di uno slogan: passione e amore. Ma l’identità del locale racconta anche qualcosa di più ampio. Nel menu convivono infatti tre tradizioni gastronomiche, italiana, irlandese e baltica, espressione delle diverse esperienze personali e culturali che si incontrano all’interno dell’attività.

Il breakfast irlandese, la cucina italiana, le influenze lituane e lettoni, la pasticceria e gli special del giorno diventano parti di un’offerta che cerca continuamente un equilibrio tra identità e adattamento al mercato locale. C’è poi un principio sul quale Alberto insiste particolarmente: il cibo deve essere raccontato. Inserire una specialità italiana nel menu non significa automaticamente farla comprendere al cliente. Occorre spiegare da dove nasce, quale idea rappresenta e perché merita di essere assaggiata. La comunicazione diventa così parte integrante dell’esperienza gastronomica. La storia di Heavenly Café è anche uno spaccato dell’imprenditoria italiana in Irlanda: opportunità, burocrazia, fiscalità, concorrenza, necessità di comprendere il mercato e capacità di adattare la cultura gastronomica italiana senza trasformarla in uno stereotipo. Un’esperienza dalla quale emergono indicazioni concrete per chi pensa di aprire un’attività nel Paese. E lo sguardo è già rivolto al futuro. Dall’ampliamento della produzione artigianale alla possibilità di una cucina più grande, fino al progetto legato al vino e alle birre artigianali sarde, Alberto e Anastasija continuano a immaginare nuove direzioni per un’attività che considerano quasi parte della famiglia.
Come nasce Heavenly Café e quando avete capito che Enniscorthy poteva essere il luogo giusto per il vostro progetto?
“Con Anastasija, mia moglie, l’idea di aprire Heavenly Café nasce dal nostro percorso di vita e dalla volontà di unire le nostre forze. Io ho sempre lavorato come cuoco nel settore dell’ospitalità, tra hotel, ristoranti e, infine, café. Lei ha invece un passato come musicista, artista di strada e operatrice in un negozio di telefonia e informatica, oltre ad avere una naturale predisposizione al rapporto con le persone. Dopo aver vissuto insieme per otto anni a Dublino, nel 2022 abbiamo visto un’opportunità a Enniscorthy e abbiamo deciso di trasferirci. Ci siamo innamorati dello spazio che successivamente abbiamo trasformato nel nostro locale. La filosofia di Heavenly Café è semplice: passione e amore devono essere alla base di ogni ricetta e del rapporto con i clienti. A questo aggiungiamo un forte principio di inclusività, cercando di offrire attenzione a tutti con proposte senza glutine, senza lattosio, senza zucchero e uno spazio nel menu dedicato alla cucina vegetale. Perché, per noi, la golosità è un diritto di tutti.”
Che cosa rappresenta oggi l’Irlanda nella sua storia personale e professionale?
“L’Irlanda per me è una seconda casa. Ha influenzato profondamente il mio percorso personale e professionale, contribuendo alla mia crescita e permettendomi di sviluppare una visione molto più internazionale.”
Nel vostro menu convivono identità gastronomiche molto diverse. Come riuscite a mettere insieme Irlanda, Italia e Paesi baltici?
“Nel nostro menu convivono tre tradizioni e, in qualche modo, due anime. C’è la tradizione irlandese, soprattutto per quanto riguarda il breakfast e lo steak dinner. Per il pranzo, gli snack e la pasticceria, abbinata sia alla caffetteria sia al fine pasto, entrano invece in gioco la tradizione italiana e quella baltica. Le due anime sono quella italiana, che rappresenta le mie origini, e quella di mia moglie, che proviene dalla Lituania. La componente baltica viene portata avanti anche grazie alla nostra collaboratrice, che viene dalla Lettonia. L’equilibrio nasce dal breakfast disponibile durante tutta la giornata e dal concetto di bistrot: proporre ciò che abbiamo in casa, alternando piatti italiani e baltici e creando, qualche volta, anche delle vere e proprie fusioni.”
Quanto è importante adattare la cucina italiana ai gusti del pubblico irlandese senza perderne l’identità?
“Con il tempo ho imparato a capire quali prodotti incontrano maggiormente il gusto degli irlandesi e ho cominciato a inserire alcune chicche italiane tra gli special del giorno oppure nel Sunday Roast. Alla base, però, c’è sempre la comunicazione. Un piatto semplicemente scritto sul menu non ha ancora un’anima. Per questo cerchiamo di spiegarlo, raccontiamo l’idea che c’è dietro e aiutiamo il cliente a comprenderlo. In questo modo può attribuire il giusto valore a ciò che ha scelto e apprezzare maggiormente quello che ha consumato.”
Gestire un’attività insieme alla propria moglie significa condividere non soltanto la vita privata, ma anche decisioni, problemi e responsabilità. Come funziona il vostro equilibrio?
“Gestire Heavenly Café insieme a mia moglie è un po’ come avere un figlio che necessita continuamente di attenzioni per poter crescere bene. Il confronto tra noi è fondamentale. Spesso partiamo da due idee differenti e quella vincente nasce proprio dalla loro combinazione. Una delle nostre sfide è anche riuscire a farci conoscere a livello internazionale. È già successo, per esempio, che alcuni clienti ci scegliessero addirittura da Chicago, dopo averci scoperto attraverso Google. Per una piccola attività come la nostra è sicuramente una bella soddisfazione.”
Quali consigli darebbe a un italiano che oggi volesse aprire un ristorante, un café o un’attività nel settore dell’ospitalità in Irlanda?
“Il primo consiglio è studiare attentamente il mercato locale e la potenziale concorrenza. Bisogna capire dove esiste una domanda e soprattutto individuare il modo per differenziarsi, proponendo qualcosa che possa realmente spingere il cliente a scegliere il tuo locale. Non bisogna poi sottovalutare i costi degli affitti e la pressione fiscale iniziale. Ricordo ancora il mio primo passo: andai al Citizens Information, presentai il mio progetto e mi furono indicati gli uffici ai quali rivolgermi e l’iter da seguire. Tra gli errori da evitare metterei sicuramente quello di cercare semplicemente di copiare l’Italia senza adattarsi. I gusti locali richiedono flessibilità, pur mantenendo l’alta qualità italiana. Un altro errore è aspettare l’ultimo momento per cercare il personale.”
Dalla sua esperienza, quali sono le principali differenze tra fare impresa nella ristorazione in Italia e farlo in Irlanda?
“Secondo la mia esperienza, in Irlanda la burocrazia è più snella rispetto all’Italia e il sistema fiscale offre maggiori possibilità di sopravvivere e portare avanti un progetto. Anche nel rapporto con la concorrenza non percepisco la ricerca di una competizione a tutti i costi. L’Italia, naturalmente, possiede una cultura gastronomica profondamente radicata e può contare sull’accesso diretto a moltissimi prodotti locali. L’Irlanda, invece, per numerosi prodotti deve necessariamente dipendere dall’importazione.”

Avete mai pensato di trasformare Heavenly Café anche in un luogo di promozione della cultura e della musica italiana?
“Per il momento non abbiamo ancora organizzato eventi specificamente dedicati alla cultura, alla cucina o alla musica italiana. Mia moglie, però, ha vissuto per anni grazie alla musica e ogni tanto intrattiene i clienti cantando e suonando la chitarra. Un’altra declinazione della nostra attività è il catering. Di tanto in tanto ci vengono richiesti servizi nei quali proponiamo anche snack italiani.”
Un imprenditore italiano all’estero può diventare, attraverso la propria attività, anche un piccolo ambasciatore dell’Italia?
“Credo che per un imprenditore italiano all’estero sia importante creare un ponte tra Italia e Irlanda attraverso il cibo, l’ospitalità e le tradizioni. Attraverso la propria professione si può diventare un punto d’incontro e di riferimento, unendo l’ospitalità italiana alla convivialità irlandese. Allo stesso tempo bisogna fare attenzione a non stereotipare l’immagine dell’Italia nel contesto irlandese. La nostra cultura deve essere valorizzata, ma anche inserita e raccontata correttamente nella realtà nella quale operiamo.”
Guardando avanti, quale potrebbe essere il prossimo passo di Heavenly Café?
“Pur essendo una piccola attività, cerchiamo continuamente di diversificare attraverso le nostre autoproduzioni. Prepariamo, per esempio, focaccia, ravioli e anche confetture di frutta. Questo ci porta inevitabilmente a immaginare queste preparazioni su volumi più grandi. Uno dei progetti che abbiamo nel cassetto è quindi quello di poter disporre in futuro di una cucina più grande, una vera e propria CPU, una Central Production Unit. C’è poi un altro progetto che sento particolarmente vicino perché riguarda una mia grande passione: il mondo del vino. Ho studiato anche sommellerie e stiamo valutando la possibilità di ottenere una licenza per proporre vini e birre in bottiglia, selezionando anche alcune birre artigianali sarde.”
Dopo tanti anni di esperienza in Irlanda, quale messaggio lascerebbe a un italiano che sta pensando di trasferirsi qui e costruire il proprio futuro?
“Per la mia esperienza, l’Irlanda può essere considerata un importante trampolino di lancio per una prima esperienza professionale internazionale in moltissimi settori. Può esserlo sia per chi, successivamente, sceglierà di proseguire il proprio percorso verso altri Paesi, sia per chi deciderà invece di rimanere. È un luogo che, anche quando lo si lascia, alla maggior parte delle persone rimane nel cuore. A chi vive qui o sta pensando di costruire in Irlanda il proprio futuro direi di aprirsi alle sfide e di armarsi di pazienza. Anche le soluzioni che inizialmente sembrano temporanee possono diventare strumenti per raggiungere i propri obiettivi. Chiuderei con una frase che rappresenta anche la filosofia di Heavenly Café: segui i tuoi sogni, non rinunciarci e fai le cose con passione e amore.”


















































