L’avvocato, candidato alle elezioni del nel dicembre del 2021, COMITES e primo dei non eletti, ricostruisce a Dublino la sua esperienza nella lista di maggioranza: dalla richiesta di un progetto senza colorazioni politiche alla rinuncia alla candidatura. E racconta di essere stato ricontattato dal vicepresidente pochi giorni fa.
DUBLINO – La crisi del COMITES Irlanda si arricchisce di una nuova testimonianza. A intervenire è l’avvocato Orazio Grosso, già candidato alle elezioni del Comitato nel dicembre del 2021 e risultato primo dei non eletti, che ricostruisce la propria esperienza all’interno della lista con la quale aveva inizialmente accettato di presentarsi. Una testimonianza che parte dalle origini di quella candidatura e arriva fino agli ultimi giorni, nel pieno della crisi apertasi con le dimissioni della presidente del COMITES Irlanda. Grosso afferma di avere posto fin dall’inizio una condizione precisa alla propria partecipazione: l’assenza di una specifica colorazione politica della lista. Una condizione che, secondo il suo racconto, sarebbe stata determinante nella decisione di accettare la candidatura. «Avevo dato la mia disponibilità chiarendo che fosse a condizione che la lista non avesse una colorazione politica», racconta l’avvocato. Successivamente, sostiene Grosso, avrebbe maturato la convinzione che la situazione fosse diversa da quella inizialmente prospettata. Da qui il dissenso, la richiesta di chiarimenti e infine la decisione di rinunciare alla candidatura. Una rinuncia che, tuttavia, sarebbe intervenuta quando la lista era ormai stata formalmente presentata. La vicenda assume oggi una nuova rilevanza perché, secondo quanto riferito dall’avvocato, appena due giorni fa sarebbe stato nuovamente contattato dal vicepresidente del COMITES Irlanda per valutare una sua partecipazione.

LA CANDIDATURA E IL DISSENSO SULLA COLORAZIONE POLITICA
Il racconto di Orazio Grosso riporta il confronto alle elezioni del COMITES Irlanda e alle circostanze che portarono alla formazione della lista. L’avvocato sostiene di avere aderito sulla base di un presupposto preciso: partecipare a un progetto di rappresentanza della comunità italiana in Irlanda che non fosse riconducibile a una determinata appartenenza politica. «Dopo che mi hanno messo nella lista ho avuto poi il piacere di sapere che la lista era colorata», afferma Grosso. Nel materiale fornito, l’avvocato fa riferimento, pur con una formulazione dubitativa, a una possibile vicinanza a Italia Viva. È una valutazione attribuita allo stesso Grosso e non un elemento che, sulla base delle informazioni disponibili, può essere assunto autonomamente come fatto accertato. L’avvocato racconta di avere immediatamente manifestato il proprio disappunto. «Quando ho detto che non ero soddisfatto, che per me era una specie di tradimento, mi hanno detto che non dovevo interpretarla in questo modo», ricorda. Le spiegazioni ricevute non sarebbero però bastate a superare le sue perplessità. Da qui la scelta di fare un passo indietro.

«HO COMUNICATO LA MIA RINUNCIA ALL’AMBASCIATA»
Il problema, a quel punto, era soprattutto formale: la lista era già stata presentata e il nome di Orazio Grosso non poteva più essere semplicemente cancellato dalla competizione elettorale. «Ho deciso di togliermi. Non mi sono potuto togliere perché la lista era già stata presentata», spiega. Grosso rimase quindi candidato e, dopo il voto, risultò primo dei non eletti. L’avvocato sostiene tuttavia di avere già manifestato in maniera inequivocabile la propria indisponibilità: «Avevo rinunciato alla candidatura e la rinuncia l’ho comunicata all’Ambasciatore, all’Ambasciata». Un passaggio che assume particolare rilievo oggi, nel momento in cui gli equilibri interni del COMITES Irlanda sono tornati al centro dell’attenzione della comunità italiana.
IL CONTATTO DEL VICEPRESIDENTE
Secondo la ricostruzione di Grosso, la vicenda non sarebbe rimasta confinata al periodo elettorale. L’avvocato sostiene infatti di essere stato contattato nuovamente appena due giorni fa. «Nonostante tutto questo, mi hanno contattato due giorni fa chiedendomi di partecipare», afferma. A cercarlo, riferisce Grosso, sarebbe stato il vicepresidente del COMITES Irlanda. Il contatto assume però un significato particolare alla luce di un altro episodio raccontato dall’avvocato. Grosso sostiene infatti di avere ricevuto dallo stesso vicepresidente un messaggio nel quale sarebbe stato definito «bambuccione», accompagnato dall’immagine di un bambino viziato. È uno dei passaggi più duri del suo intervento. «Una persona che si permette di fare delle osservazioni critiche su qualcosa che non doveva succedere viene additata come “bambuccione”, con una foto di un bambinello viziato», dichiara. Anche in questo caso si tratta di una circostanza riferita direttamente da Grosso e attribuita al vicepresidente sulla base del suo racconto.

«NON MI SORPRENDONO LE DIMISSIONI»
È alla luce di questo percorso che l’avvocato legge quanto accaduto ai vertici del COMITES Irlanda. «Non mi sorprende apprendere che la presidente abbia dato le dimissioni dal COMITES», afferma. Grosso precisa tuttavia di non provare soddisfazione per la crisi che ha investito l’organismo di rappresentanza. «Non sono compiaciuto, mi dispiace», sottolinea. La sua valutazione sulla gestione del Comitato resta però fortemente critica. Nel passaggio conclusivo del suo intervento, l’avvocato collega quanto accaduto alle persone chiamate a guidare un organismo che, proprio per la sua funzione di rappresentanza, ritiene debba mantenere un livello elevato di responsabilità istituzionale. Il punto, per Grosso, non è dunque soltanto la sorte personale della presidente dimissionaria. La questione investe più complessivamente il modo in cui è stata vissuta e interpretata la responsabilità di rappresentare gli italiani residenti nel Paese.
UNA CRISI CHE RIAPRE IL TEMA DELLA RAPPRESENTANZA
L’intervento di Orazio Grosso aggiunge un nuovo capitolo alla crisi del COMITES Irlanda e riporta al centro alcune questioni che precedono le dimissioni della presidente: il rapporto tra liste elettorali e appartenenze politiche, la gestione del dissenso, il confronto tra maggioranza e voci critiche e, soprattutto, la responsabilità connessa alla rappresentanza della comunità italiana in Irlanda. La testimonianza dell’avvocato resta naturalmente la sua ricostruzione personale dei fatti. Alcuni degli episodi citati coinvolgono direttamente altri protagonisti e, in assenza delle loro versioni, devono essere letti come dichiarazioni attribuite a Grosso e non come circostanze autonomamente accertate. Ma proprio il riemergere di vicende risalenti alla formazione delle liste dimostra come la crisi attuale rischi di andare oltre un semplice avvicendamento al vertice. A Dublino, dopo le dimissioni della presidente, la domanda diventa quindi quale strada prenderà il COMITES Irlanda e se la nuova fase riuscirà a ricomporre le divisioni emerse. Perché il passaggio decisivo non sarà soltanto individuare nuovi equilibri interni. Sarà capire se il Comitato riuscirà a ricostruire attorno alla propria funzione quella fiducia e quella capacità di confronto che costituiscono il presupposto stesso della rappresentanza degli italiani in Irlanda.
«UN COMITES INQUINATO DAL PARTITO DI ITALIA VIVA»
Nel suo intervento, l’avvocato Orazio Grosso solleva anche il tema della presunta colorazione politica della lista di maggioranza. «Dopo che mi hanno messo nella lista ho avuto poi il piacere di sapere che la lista era colorata», afferma, facendo riferimento a Italia Viva. La critica di Grosso riguarda esclusivamente la dirigenza e la maggioranza del COMITES Irlanda riconducibili a quella lista e non l’attuale minoranza rappresentata dalla lista “Italiani in Irlanda”, che costituisce una componente distinta dell’organismo. L’eventuale legame politico resta comunque una valutazione espressa da Grosso nella sua testimonianza.




















































