DUBLINO – Lui è un geometra diplomato, lei una fisioterapista. Due professioni lontane dalla ristorazione, due vite già costruite in Italia e una scelta che cambia completamente il loro destino. Massimiliano D’Alessandro e la moglie Valentina Simeoni decidono di lasciare il proprio Paese, trasferirsi in Irlanda e ripartire da zero aprendo un ristorante italiano nella periferia sud di Dublino. Nasce così Belli Dentro, un locale che negli anni diventa un punto di riferimento per chi cerca una cucina italiana autentica, lontana dagli stereotipi e fedele alla semplicità dei sapori mediterranei. Nel sud della capitale irlandese, tra le strade ordinate di Dún Laoghaire, affacciata sul mare e lontana dal caos del centro cittadino, c’è un piccolo ristorante italiano che racconta una storia fatta di coraggio, identità e ostinazione gastronomica.

È qui che Massimiliano D’Alessandro e la moglie Valentina Simeoni decidono di costruire il proprio futuro. Non inseguono le luci del centro di Dublino, né le scorciatoie della ristorazione “internazionale” pensata per accontentare tutti. Scelgono invece la strada più difficile: quella della coerenza. Il loro viaggio comincia nel 2015, quando arrivano per la prima volta in Irlanda. Non è ancora un trasferimento definitivo. È piuttosto un sopralluogo umano ed esistenziale. Osservano il Paese, studiano l’ambiente, cercano di capire se quella terra piovosa e distante dall’Italia possa davvero diventare casa. Un anno dopo, nel 2016, prendono la decisione: lasciano l’Italia e si trasferiscono stabilmente in Irlanda. La svolta arriva nel 2018, quando nasce Belli Dentro, inizialmente concepito come un piccolo coffee shop dedicato alle colazioni e ai pranzi. Un locale semplice, quasi discreto, nato più dalla necessità che da una strategia commerciale studiata a tavolino. Ma proprio quella posizione periferica, lontana dai percorsi turistici tradizionali, finisce col trasformarsi in un punto di forza. Nel tempo si crea una clientela fedele, composta soprattutto da irlandesi curiosi di scoprire una cucina italiana diversa dagli stereotipi.

Poi arriva il Covid. E anche qui si misura il rapporto costruito negli anni con il quartiere. Durante la pandemia, il sostegno della comunità locale diventa fondamentale. Il takeaway permette al locale di resistere. I clienti continuano a ordinare, a sostenere il ristorante, quasi a proteggerlo. È il segnale che qualcosa di autentico è stato creato. Nel 2023 avviene la trasformazione definitiva. Su richiesta degli stessi clienti, Belli Dentro cambia pelle e diventa esclusivamente un ristorante serale. Una scelta che riflette l’evoluzione naturale del progetto e la crescente ricerca di un’esperienza gastronomica più completa e identitaria.
Massimiliano D’Alessandro, da geometra a chef e anima del locale, racconta una battaglia quotidiana fatta di dettagli che in Italia sembrano scontati, ma che all’estero diventano quasi culturali. Difendere una carbonara senza panna, spiegare perché il pollo non appartiene alla pasta, convincere il cliente che la semplicità mediterranea non è povertà ma equilibrio. Una pedagogia del gusto che passa prima di tutto dagli ingredienti. Per questo insiste sul guanciale, sulla qualità dell’olio, sul pesce fresco locale scelto ogni giorno. Non ci sono compromessi. La cucina italiana, spiega, non ha bisogno di essere complicata per essere memorabile. Deve essere vera. E la fiducia del cliente si conquista proprio così: con la costanza, con la materia prima, con il rispetto delle ricette tradizionali. In un’Irlanda che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi locali italiani di ogni genere, la sfida di Belli Dentro sembra quasi controcorrente. Non inseguire il gusto internazionale, ma educare lentamente il palato locale alla cultura della cucina mediterranea autentica. Senza effetti speciali. Senza scorciatoie. Ed è forse proprio questa la loro forza più grande. Aver capito che, a migliaia di chilometri da casa, la nostalgia può trasformarsi in un linguaggio universale. Purché abbia il sapore giusto.
Massimiliano D’Alessandro, seduto tra i tavoli del locale, mentre osserva il servizio della giornata e racconta la sua idea di cucina italiana in Irlanda: semplice, autentica, senza compromessi.

Massimiliano, dove ci troviamo esattamente oggi?
«Ci troviamo nella periferia sud di Dublino, a Dún Laoghaire, nel ristorante mio e di mia moglie, che si chiama Belli Dentro. In questo momento stiamo proponendo i piatti del giorno e il menù attuale, che ci accompagnerà fino alla fine di maggio. Poi, da giugno, arriverà una stagione un pochino più leggera, più adatta alla stagionalità: prodotti come il melone, la tartare di salmone… e poi vedremo come procedere.»
Com’è nata l’idea di aprire un ristorante proprio nella zona sud di Dublino?
«In realtà non avevamo la possibilità di ottenere un posto diverso dalla periferia. Non eravamo nessuno. Non avevamo uno storico, non avevamo un nome già conosciuto. Di conseguenza non potevamo ambire subito a grandi posizioni o location centrali, anche perché il confronto con compagnie già avviate sarebbe stato troppo azzardato. Abbiamo trovato quello che potevamo trovare. E poi lo abbiamo personalizzato.»

Questa periferia, col tempo, è diventata quasi un punto di forza?
«Sì, assolutamente. Qui si crea un rapporto più diretto con le persone. La clientela ti conosce, ritorna, si fida di te. E alla fine costruisci una tua identità molto forte.»
Quali sono oggi i vostri piatti forti?
«Il nostro punto forte è probabilmente la semplicità. Io vado molto a fantasia. Mi ispiro molto a ciò che piace a me. È un po’ come creare la ricetta di un drink: devi conoscere bene i prodotti per sapere come abbinarli. La stagionalità, la reperibilità e ciò che trovo in quella giornata mi ispirano tantissimo.»
Che cosa apprezza maggiormente il palato irlandese della cucina italiana?
«A volte sembra strano, ma proprio la semplicità. Quando proponiamo qualcosa che non abbia fresh cream, che non abbia pollo, oppure quando una ricetta viene servita in maniera autentica, all’inizio azzardi un pochino. Perché tu proponi ciò che pensi sia giusto e automaticamente la gente si deve fidare di te.»
E la fiducia arriva?
«Sì. E forse il miglior responso è quando un cliente torna e ci dice: “Cosa devo mangiare oggi?”. Significa che si affida completamente a te.»
Prendiamo un simbolo della cucina italiana: la carbonara. Come reagisce un cliente irlandese davanti a una carbonara senza panna?
«La nostra crema è fatta soltanto con l’acqua di cottura, ed è quella la vera carbonara. Poi il guanciale fa davvero la differenza rispetto a tutto ciò che normalmente viene utilizzato fuori dall’Italia. Noi manteniamo un guanciale di qualità. Le uova invece sono locali, irlandesi.»

Siamo in una località marittima. Il pesce è molto richiesto?
«Sì, tantissimo. Qui il pesce è molto apprezzato. Loro conoscono molto bene prodotti come le scallops, il sea bass, il monkfish. Se trovi la qualità giusta riesci davvero ad accontentarli molto. E io, quando ho del pesce valido, riesco anche a esprimermi meglio in cucina e a proporre qualcosa di diverso.»
Qual è allora la vera sfida di un ristorante italiano autentico in Irlanda?
«Educare il palato alla semplicità vera della cucina mediterranea. Far capire che non servono effetti speciali. Servono prodotti buoni, equilibrio e rispetto delle ricette. Quando il cliente comprende questo, poi ritorna.»
Massimiliano D’Alessandro sottolinea con orgoglio di far parte del progetto Italian Restaurant Guide in Ireland, definendolo un’iniziativa destinata a rappresentare un vero punto di svolta per la ristorazione italiana in Irlanda. Si tratta infatti di un progetto unico e senza precedenti, nato con l’obiettivo di introdurre, per la prima volta nel Paese, un sistema concreto, strutturato e riconoscibile capace di valorizzare i ristoratori italiani autentici che operano nel rispetto della tradizione gastronomica italiana. La guida nasce per colmare un vuoto reale in un mercato dove il termine “ristorante italiano” viene troppo spesso utilizzato impropriamente. L’obiettivo è distinguere con rigore l’autenticità dalla semplice apparenza, premiando qualità, identità, competenza e fedeltà ai veri sapori della cucina italiana.















































