Il sindaco di Casalattico racconta il legame secolare tra la Valle di Comino e l’Irlanda, l’emigrazione che ha dato vita al fenomeno dei fish and chips e il valore degli incontri istituzionali che rafforzano i rapporti tra i due Paesi.
Esistono territori che, pur separati da migliaia di chilometri, condividono una memoria collettiva capace di attraversare le generazioni. È il caso di Casalattico, piccolo comune della Valle di Comino, nel cuore della Ciociaria, e dell’Irlanda, meta di una delle più significative correnti migratorie italiane tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra. Da queste colline del Lazio partirono migliaia di uomini e donne che costruirono una nuova vita sull’isola, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia dell’emigrazione italiana. Molti di loro avviarono attività commerciali legate alla ristorazione, diffondendo il celebre binomio del fish and chips, destinato a diventare uno dei simboli della gastronomia irlandese. Ancora oggi cognomi come Borza e Macari rappresentano un punto di riferimento storico della comunità italiana in Irlanda, con insegne presenti in numerose città e contee del Paese. Un legame che continua a vivere attraverso le famiglie, le istituzioni e gli scambi culturali. Lo dimostra il Cashel Cultural & Business Weekend 2026, svoltosi l’11 e 12 luglio nella storica cittadina di Cashel, nella Contea di Tipperary, iniziativa promossa dalla Cashel Chamber of Commerce in collaborazione con Irlandiani per rafforzare le relazioni culturali, istituzionali ed economiche tra Italia e Irlanda. Tra i protagonisti della manifestazione figura Francesco Di Lucia, sindaco di Casalattico, comune simbolo dell’emigrazione ciociara verso l’Irlanda. Nato proprio a Dublino, Di Lucia rappresenta una storia personale che si intreccia profondamente con quella di migliaia di famiglie divise tra due Paesi ma unite da radici comuni. Nel corso dell’intervista il primo cittadino ripercorre le origini di questa straordinaria vicenda migratoria, racconta il forte senso di appartenenza che continua a caratterizzare i suoi concittadini e riflette sul ruolo che eventi come quello di Cashel possono svolgere nel consolidare un rapporto costruito in oltre un secolo di storia condivisa.
Sindaco Di Lucia, partecipare al Cashel Cultural & Business Weekend ha avuto per lei anche un forte significato personale. Che cosa rappresenta questa manifestazione?
«Per me è un grande onore rappresentare una delle comunità italiane più storiche presenti in Irlanda, quella di Casalattico, anche se sento di rappresentare idealmente tutti i ciociari. La nostra è una comunità arrivata in Irlanda già alla fine dell’Ottocento, con un’emigrazione che è poi diventata molto intensa nel secondo dopoguerra. Manifestazioni come questa permettono di mantenere vivo quel legame costruito nel tempo e di rafforzarlo attraverso nuovi rapporti istituzionali, culturali ed economici.»
La storia di Casalattico è profondamente legata all’emigrazione italiana in Irlanda. Quanto è ancora vivo questo rapporto?
«È un legame fortissimo. Le persone originarie della Ciociaria sono sempre rimaste molto attaccate al proprio territorio. Ancora oggi moltissimi miei concittadini tornano spesso a Casalattico e nella Valle di Comino. Conservano un rapporto autentico con le proprie radici, pur avendo costruito la loro vita in Irlanda. È una caratteristica che continua a distinguere la nostra comunità.»
Lei ha un rapporto particolare con l’Irlanda anche dal punto di vista personale.
«Io sono nato a Dublino e, per questo motivo, considero questa città una seconda casa. Ogni volta che torno in Irlanda provo una sensazione familiare. È come rientrare in un luogo che sento profondamente mio.»
Nel corso degli anni il rapporto tra italiani e irlandesi si è trasformato in qualcosa che va oltre la semplice emigrazione.
«Assolutamente sì. Eventi come quello di Cashel ricordano quanto sia forte la contaminazione positiva tra queste due comunità. Italiani e irlandesi condividono molti valori e riescono a creare rapporti umani con grande naturalezza. Io dico sempre di appartenere a quella categoria di persone che ha due case. Quando vengo in Irlanda, per me, significa semplicemente tornare a casa.»
Anche gli irlandesi sembrano aver sviluppato un rapporto speciale con il vostro territorio.
«È vero. Molti irlandesi che visitano Casalattico e la Valle di Comino si innamorano immediatamente dei nostri luoghi, della nostra storia e dell’accoglienza della comunità. Questo dimostra quanto i rapporti costruiti nel corso delle generazioni siano oggi diventati uno scambio reciproco, fatto di amicizia e conoscenza.»
La comunità italiana in Irlanda è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Come la vede oggi?
«Oggi la comunità italiana è molto più ampia e diversificata rispetto al passato. Si parla di circa 40.000 italiani residenti in Irlanda. Rimangono vive le realtà storiche, come il Club Italiano di Dublino, che continua a organizzare iniziative importanti per mantenere unita la comunità, ma al tempo stesso sono arrivati molti nuovi italiani con esperienze e percorsi differenti. È una comunità dinamica, cresciuta molto nel tempo.»
Quale messaggio desidera lasciare agli italiani che vivono in Irlanda e alle nuove generazioni che stanno costruendo il proprio futuro lontano dall’Italia?
«Vorrei che non dimenticassero mai le proprie radici. La storia della nostra emigrazione dimostra che è possibile integrarsi pienamente in un altro Paese senza perdere il legame con la propria terra d’origine. Coltivare entrambe queste identità rappresenta una ricchezza straordinaria. È proprio questo il patrimonio che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni affinché il ponte tra Italia e Irlanda continui a rafforzarsi anche nei prossimi decenni.»


















































