Nuovo incarico internazionale per l’imprenditore e dirigente politico di Evoluzione e Libertà, nominato Coordinatore dei presidi territoriali di collegamento transfrontaliero. Dagli Stati Uniti all’Irlanda, l’obiettivo è rafforzare il legame tra l’Italia e le comunità italiane all’estero. Mario Borza, imprenditore originario della Valcomino, già consigliere comunale di Casalvieri, oggi residente e attivo professionalmente a Dublino, dove negli anni ha sviluppato diverse iniziative imprenditoriali nel settore della ristorazione e della promozione dei prodotti Made in Italy. Il suo percorso, costruito tra l’Italia e l’Irlanda, ha recentemente ricevuto un importante riconoscimento politico. Il presidente nazionale di Evoluzione e Libertà, Mirko Greco, insieme al segretario nazionale Giuseppe Basile, lo ha infatti nominato Coordinatore dei presidi territoriali di collegamento transfrontaliero, affidandogli la gestione coordinata delle attività internazionali del movimento. Un incarico che guarda oltre i confini nazionali e che prevede deleghe specifiche per i rapporti con le comunità italiane presenti negli Stati Uniti, in Canada e in Irlanda. Una sfida che nasce dall’esperienza maturata sul territorio e che punta a rafforzare il rapporto tra l’Italia e milioni di connazionali che vivono all’estero, mantenendo vivo il legame con le proprie radici culturali, linguistiche e familiari. In questa intervista, Borza racconta il significato del nuovo incarico, la sua esperienza professionale internazionale e la visione che intende portare avanti per costruire una rete sempre più forte tra le comunità italiane nel mondo.
Che significato ha per lei questa nuova nomina all’interno di Evoluzione e Libertà?
«La considero innanzitutto una grande responsabilità. Ricevere la fiducia del presidente nazionale Mirko Greco e del segretario nazionale Giuseppe Basile rappresenta per me un motivo di orgoglio, ma soprattutto uno stimolo a lavorare ancora di più per rafforzare il rapporto tra l’Italia e i nostri connazionali residenti all’estero.»
Quali saranno le principali responsabilità del nuovo incarico?
«Mi occuperò del coordinamento dei presidi territoriali di collegamento transfrontaliero e avrò deleghe specifiche per i rapporti con le comunità italiane presenti negli Stati Uniti, in Canada e in Irlanda. L’obiettivo è creare una rete stabile di relazioni e ascolto che permetta di comprendere le esigenze reali degli italiani che vivono fuori dai confini nazionali.»
Perché ritiene importante investire nel rapporto con le comunità italiane all’estero?
«Perché gli italiani nel mondo rappresentano una risorsa straordinaria. Non sono semplicemente cittadini che hanno lasciato il Paese. Sono ambasciatori della nostra cultura, della nostra lingua, delle nostre tradizioni e del nostro modo di fare impresa. Hanno mantenuto vivo il legame con l’Italia e meritano attenzione, ascolto e coinvolgimento.»
Lei vive e lavora in Irlanda da anni. Quanto ha influito questa esperienza sulla sua visione?
«Moltissimo. Vivere all’estero permette di comprendere meglio le difficoltà che affrontano i connazionali emigrati. Si impara a confrontarsi con culture diverse, con sistemi economici differenti e con nuove modalità di fare impresa. Questa esperienza mi ha aiutato a sviluppare una sensibilità particolare verso le esigenze delle comunità italiane all’estero.»
Il suo percorso professionale si è sviluppato soprattutto nel settore imprenditoriale. Ci racconta questa esperienza?
«Sono imprenditore e negli anni ho maturato una significativa esperienza nel settore della ristorazione e nella commercializzazione dei prodotti Made in Italy. Attualmente amministro diverse aziende con sede a Dublino. Parallelamente ho svolto attività di consulenza commerciale per una importante azienda di e-commerce con sede ad Alatri, un’esperienza che mi ha consentito di sviluppare competenze e relazioni in ambito internazionale.»
Quale sarà la missione principale che intende perseguire nel nuovo ruolo?
«La nostra missione è far sentire i connazionali all’estero parte integrante di una grande e solida famiglia. Vogliamo essere presenti concretamente tra le persone, ascoltare le loro necessità e costruire programmi seri e strutturati che possano dare risposte reali alle esigenze delle comunità italiane nel mondo.»
Uno dei temi che ha evidenziato riguarda la tutela della cultura italiana. Quanto è importante questo aspetto?
«È fondamentale. La lingua italiana e la nostra cultura rappresentano un patrimonio immenso che va preservato e valorizzato. Le nuove generazioni nate all’estero devono avere l’opportunità di conoscere la storia delle proprie famiglie e il patrimonio culturale che le accompagna.»
In che modo pensate di promuovere questo legame con le radici italiane?
«Lavoreremo in sinergia con l’associazione Italea per promuovere e valorizzare la lingua e la cultura italiana. Vogliamo contribuire a far riscoprire le radici storiche delle famiglie emigrate e creare occasioni concrete di incontro con i territori d’origine.»
Lei ha parlato anche del coinvolgimento dei figli e dei nipoti degli emigrati italiani. Perché ritiene questo aspetto così importante?
«Perché rappresentano il futuro della nostra comunità globale. Molti giovani conoscono l’Italia attraverso i racconti dei nonni e dei genitori. Credo sia importante offrire loro la possibilità di visitare i luoghi d’origine delle proprie famiglie, conoscere i paesi da cui partirono i loro antenati e rafforzare un legame che altrimenti rischierebbe di affievolirsi nel tempo.»
Qual è la sua visione per il futuro di questa rete internazionale?
«Vorrei costruire una presenza sempre più capillare e partecipata. Le nostre porte sono aperte a chiunque voglia condividere questo percorso. L’obiettivo è aprire nuove sedi territoriali all’estero e creare una comunità capace di dialogare, collaborare e valorizzare il patrimonio umano rappresentato dagli italiani nel mondo.»
Che messaggio desidera rivolgere ai connazionali che vivono fuori dall’Italia?
«Vorrei dire loro che non sono lontani dalla propria terra. L’Italia continua ad appartenere anche a chi vive all’estero. Le radici non si cancellano con la distanza e possono diventare una straordinaria opportunità di crescita personale, culturale e professionale.»














































