Occupazione elevata, disoccupazione contenuta e salari in crescita. Ma dietro i numeri positivi emergono carenze strutturali che spingono aziende e istituzioni alla ricerca di professionisti qualificati.
DUBLINO – L’economia irlandese apre il 2026 mostrando una sorprendente capacità di tenuta. Il mercato del lavoro si presenta in condizioni complessivamente solide, con oltre 2,83 milioni di persone occupate alla fine del 2025, una disoccupazione che si mantiene intorno al 5% e salari che continuano a crescere. Nel primo trimestre dell’anno, la retribuzione media oraria registra un aumento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il numero delle offerte di lavoro pubblicate resta superiore del 7% rispetto ai livelli precedenti alla pandemia. Dietro questa immagine positiva, tuttavia, emerge una realtà più complessa. Le imprese continuano a segnalare difficoltà nel reperire personale qualificato e il fenomeno delle carenze professionali si conferma uno dei principali ostacoli alla crescita. Secondo una recente indagine condotta da Ibec, l’associazione che rappresenta il mondo imprenditoriale irlandese, oltre l’80% delle aziende dichiara di riscontrare significativi deficit di competenze tra i candidati disponibili sul mercato. Non si tratta dunque di un mercato del lavoro in crisi, né di una situazione di surriscaldamento. Piuttosto, l’Irlanda sembra attraversare una fase definita dagli analisti come “tesa ma in raffreddamento”: le opportunità non mancano, ma si concentrano sempre più in professioni altamente specializzate.

L’analisi dei dati provenienti da SOLAS, dal Department of Enterprise, Trade and Employment, dai principali portali di recruiting e dalle strategie di sviluppo economico del Paese individua cinque grandi aree nelle quali la domanda continua a superare l’offerta: sanità, costruzioni e infrastrutture, tecnologie digitali e dati, ingegneria specializzata e scienze della vita, oltre ai mestieri legati alla transizione energetica e ambientale. Tra tutte le professioni, cinque emergono come le più richieste e strategiche per il 2026. Al primo posto si colloca l’infermiere professionale, figura sempre più indispensabile in un Paese che deve far fronte all’invecchiamento della popolazione e all’espansione dei servizi sanitari prevista dalla riforma Sláintecare. La pressione sugli ospedali e sulle strutture assistenziali continua infatti ad alimentare una domanda costante di personale qualificato. Seguono i Construction Project Manager e i Site Manager, professionisti chiamati a guidare i grandi programmi edilizi e infrastrutturali che il Governo considera prioritari per affrontare la crisi abitativa. L’emergenza casa resta infatti uno dei temi centrali del dibattito politico ed economico irlandese. Tra le figure più ricercate compaiono anche i Software Engineer, spinti dalla continua espansione del settore tecnologico e dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale. Nonostante i recenti annunci di ristrutturazioni e tagli in alcune grandi multinazionali del settore, l’Irlanda continua a rappresentare uno dei principali poli europei per gli investimenti internazionali nelle tecnologie digitali. La classifica prosegue con i Quantity Surveyor, professionisti specializzati nella gestione economica dei progetti edilizi, e con i Civil Engineer e Site Engineer, fondamentali per la realizzazione di infrastrutture, opere pubbliche e nuovi sviluppi immobiliari. Anche la politica migratoria gioca un ruolo decisivo nell’equilibrio del mercato del lavoro. Molte delle professioni maggiormente richieste figurano già nella Critical Skills Occupations List, lo strumento attraverso il quale il Governo facilita l’ingresso di lavoratori altamente qualificati provenienti dall’estero. Tra queste rientrano medici, infermieri, sviluppatori software, analisti informatici, manager dei cantieri, ingegneri, terapisti e numerosi specialisti nei settori finanziario e tecnologico. Dal 1° marzo 2026 entrano inoltre in vigore nuovi requisiti salariali minimi per l’ottenimento dei permessi di lavoro. Le soglie vengono elevate a 40.904 euro annui per i permessi legati alle competenze critiche, a 36.605 euro per i permessi di lavoro generali e a 32.691 euro per assistenti sanitari e operatori dell’assistenza domiciliare. Esiste però un elemento che invita alla prudenza nell’interpretazione dei dati.

L’Irlanda non dispone infatti di una graduatoria ufficiale che misuri, professione per professione, il numero esatto delle posizioni vacanti. Le statistiche pubbliche fotografano principalmente i settori economici nel loro complesso, mentre gli organismi di formazione e pianificazione identificano le professioni carenti senza quantificarne con precisione l’entità. Per questo motivo la classifica delle professioni più richieste non rappresenta una semplice conta delle offerte disponibili, ma una valutazione basata sull’intensità della domanda, sulle difficoltà di reperimento e sulle prospettive di crescita nel medio periodo. Ed è proprio qui che emerge il messaggio più importante. In un’Irlanda che continua a crescere, costruire nuove abitazioni, investire nella sanità, accelerare la transizione energetica e attrarre multinazionali tecnologiche, la vera risorsa scarsa non sembra essere il lavoro. Sono le competenze.














































