DUBLINO – Trasferitosi in Irlanda nel dicembre 2007, ha attraversato gli anni della crisi economica e assistito alla trasformazione del Paese in uno dei principali poli europei dell’innovazione. Oggi, candidato della lista «Italiani in Irlanda» alle elezioni COMITES 2026, racconta a Irlandiani le opportunità per i giovani italiani, le difficoltà legate alla casa e il ruolo che le istituzioni possono svolgere a sostegno della comunità. Guarda l’intervista su Facebook.
Quando Gianmario Pala arriva in Irlanda, nel dicembre del 2007, il Paese si trova alla vigilia di una delle crisi economiche più profonde della sua storia recente. Di lì a poco, il sistema finanziario irlandese sarà travolto dalle conseguenze della crisi internazionale, costringendo il governo a ricorrere a un programma di assistenza finanziaria internazionale. È l’inizio di una stagione difficile, segnata da austerità, disoccupazione e profonde trasformazioni economiche. Segui l’intervista su YouTube.
Quasi diciannove anni dopo, lo scenario è radicalmente cambiato. L’Irlanda è diventata un importante centro europeo per le multinazionali tecnologiche, l’industria farmaceutica, la ricerca scientifica e l’innovazione. Una trasformazione che Pala ha osservato da residente, attraversando tanto gli anni delle difficoltà quanto quelli della ripresa. La sua esperienza offre una prospettiva interessante su un Paese che continua ad attirare lavoratori qualificati, professionisti e giovani laureati provenienti da tutta Europa. Un mercato del lavoro dinamico, stipendi competitivi in numerosi settori e un ambiente internazionale rappresentano elementi di attrazione. Ma trasferirsi non significa necessariamente trovare subito condizioni di vita semplici. La conoscenza della lingua inglese, l’accesso al mercato immobiliare e le difficoltà organizzative delle famiglie costituiscono ostacoli concreti. Soprattutto a Dublino, dove la pressione sulla disponibilità di alloggi rappresenta una delle principali criticità per chi desidera stabilirsi nella capitale. Per Pala, tuttavia, l’esperienza irlandese continua a offrire possibilità importanti, in particolare ai giovani che hanno completato un percorso universitario in Italia e desiderano confrontarsi con un mercato internazionale. Anche un’esperienza relativamente breve, sostiene, può trasformarsi in un investimento significativo per la carriera. C’è poi un’altra dimensione della sua riflessione: quella della rappresentanza degli italiani all’estero. Gianmario Pala è candidato della lista «Italiani in Irlanda» alle elezioni del COMITES Irlanda 2026, l’organismo rappresentativo della collettività italiana residente nella circoscrizione consolare.

Al centro della sua visione c’è la necessità di costruire un rapporto più efficace tra cittadini, Ambasciata d’Italia a Dublino, università, imprese e istituzioni locali. Un sistema di collegamenti che possa favorire non soltanto l’accesso ai servizi consolari, ma anche nuove opportunità formative, professionali e imprenditoriali.
Nell’intervista rilasciata a Irlandiani, Pala affronta questi temi partendo dalla propria esperienza, senza nascondere le difficoltà di chi decide di ricominciare in un altro Paese. Il suo racconto restituisce l’immagine di un’Irlanda ricca di possibilità, ma nella quale preparazione, capacità di adattamento e conoscenza del contesto rimangono determinanti.
Gianmario, sei arrivato in Irlanda nel dicembre 2007. Quasi diciannove anni trascorsi in un Paese che nel frattempo è profondamente cambiato. Qual è stato il periodo storico che ti ha colpito maggiormente?
«Sicuramente il periodo compreso tra il 2008 e il 2011, quando l’Irlanda ha attraversato una crisi economica molto importante. Sono stati gli anni dell’intervento della cosiddetta Troika, con le istituzioni europee e internazionali impegnate nel programma di risanamento finanziario del Paese. È stato un passaggio fondamentale nella storia economica irlandese. Gli irlandesi hanno dimostrato una notevole capacità di reazione, affrontando una situazione estremamente complessa e riuscendo, negli anni successivi, a ricostruire le condizioni per la ripresa.»
Che cosa ti ha impressionato maggiormente della capacità di ripresa dell’economia irlandese?
«La determinazione con cui il Paese ha affrontato il risanamento dei conti pubblici. L’Irlanda è riuscita a rimborsare anticipatamente importanti finanziamenti ricevuti durante la crisi e a riportare il debito pubblico su livelli relativamente contenuti. Parliamo, secondo i dati a cui faccio riferimento, di un rapporto intorno al 40%. È un risultato molto significativo perché una situazione finanziaria più solida permette allo Stato di destinare maggiori risorse al welfare, agli investimenti, alla ricerca scientifica e all’innovazione. Sono tutti elementi che contribuiscono alla crescita economica e alla competitività del Paese.»
Oggi consiglieresti a un giovane italiano di trasferirsi in Irlanda per costruire il proprio futuro professionale?
«Assolutamente sì. È un consiglio che continuo a dare, soprattutto ai giovani che hanno appena concluso il loro percorso universitario in Italia. Credo che l’Irlanda rappresenti un’opportunità straordinaria per arricchire il proprio bagaglio professionale e personale. Dico spesso che venire qui significa avere molto da imparare e poco da perdere, soprattutto quando si è giovani e si ha la possibilità di mettersi alla prova in un ambiente internazionale. Naturalmente bisogna essere disposti a impegnarsi e a cercare attivamente le occasioni che il mercato offre.»
Qual è il primo vantaggio concreto che un giovane laureato può ottenere da un’esperienza irlandese?
«Senza dubbio la conoscenza della lingua inglese. Oggi parlare bene inglese rappresenta una risorsa fondamentale per qualsiasi carriera internazionale. È una competenza che rimane nel tempo e che può aprire molte porte, anche quando si decide di rientrare in Italia o di trasferirsi successivamente in un altro Paese. Vivere in Irlanda significa utilizzare quotidianamente l’inglese, non soltanto durante le lezioni, ma nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Questo permette di migliorare sensibilmente le proprie capacità linguistiche.»
Oltre alla lingua, quali possibilità offre concretamente il mercato del lavoro irlandese a chi ha appena terminato gli studi?
«Ci sono molte aziende europee e internazionali che offrono programmi di internship, quelli che in Italia chiamiamo stage o tirocini. Possono durare sei mesi oppure un anno e rappresentano un’occasione molto interessante per iniziare a lavorare all’interno di realtà aziendali innovative. La possibilità di entrare in contatto con organizzazioni internazionali, conoscere nuovi metodi di lavoro e acquisire esperienza professionale è un valore aggiunto importante. Per un giovane laureato può essere un primo passo decisivo nella costruzione della propria carriera.»
Quali sono, invece, le principali difficoltà che incontra un italiano quando decide di trasferirsi in Irlanda?
«La prima è certamente la lingua. Se si vuole trovare una buona opportunità professionale bisogna essere in grado di comunicare in inglese a un livello adeguato, possibilmente avanzato. È una condizione importante, soprattutto per accedere a determinati ruoli e lavorare in contesti internazionali. Ma non la considero una difficoltà insormontabile. Molti di noi hanno affrontato lo stesso problema quando sono arrivati e, con impegno e studio, sono riusciti a superarlo.»
Quanto tempo può essere necessario per superare la barriera linguistica iniziale?
«Dipende naturalmente dal livello di partenza e dall’impegno personale, ma ritengo che due o tre mesi di studio intensivo sul posto possano aiutare molto a superare le prime difficoltà. Vivere in un ambiente in cui si parla inglese quotidianamente accelera l’apprendimento. È importante non scoraggiarsi e considerare questo periodo come un investimento su sé stessi. Naturalmente raggiungere una piena padronanza professionale può richiedere più tempo, ma i primi progressi possono arrivare abbastanza rapidamente.»
Superato l’ostacolo della lingua, qual è il problema più serio per chi arriva oggi in Irlanda?
«Sicuramente la casa, soprattutto se si sceglie Dublino come prima destinazione. Trovare un alloggio non è affatto semplice e i costi possono essere molto elevati. È una delle difficoltà più importanti che deve affrontare chi si trasferisce. Bisogna tenerne conto prima di partire, perché il problema abitativo può incidere notevolmente sulla qualità della vita e sulla possibilità di organizzare il proprio trasferimento.»

Come si spiega questa difficoltà abitativa in un Paese che continua ad attirare lavoratori e investimenti?
«È una situazione che si verifica spesso nei luoghi in cui esistono molte opportunità professionali. L’Irlanda ha un mercato del lavoro particolarmente dinamico e questo richiama persone da altri Paesi. Quando aumenta la domanda di abitazioni e l’offerta non riesce a soddisfarla, trovare casa diventa più difficile e costoso. È un problema concreto, che non bisogna sottovalutare quando si valuta la possibilità di trasferirsi.»
Nel confronto tra Italia e Irlanda, dove ritieni che oggi esistano maggiori possibilità di crescita professionale?
«Secondo me, in Irlanda ci sono sicuramente più opportunità, soprattutto in rapporto alla dimensione del Paese. Bisogna però saperle cercare. L’Irlanda ha una popolazione di circa cinque milioni di abitanti, mentre l’Italia ne ha circa sessanta milioni. Parliamo quindi di un Paese demograficamente molto più piccolo, all’incirca dodici volte. Se consideriamo le possibilità professionali in rapporto alla popolazione, ritengo che l’Irlanda offra opportunità particolarmente interessanti. È una mia valutazione basata sull’esperienza e sull’osservazione del mercato del lavoro.»
Quali sono i settori economici che offrono le prospettive più interessanti per i professionisti italiani?
«Sicuramente tutti i settori legati all’innovazione. Penso innanzitutto all’information technology, quindi all’informatica e alle tecnologie digitali. Poi c’è il mondo della ricerca scientifica, che in Irlanda ha una presenza importante, e naturalmente il settore farmaceutico. Anche il comparto manifatturiero offre possibilità interessanti. Sono ambiti nei quali operano aziende moderne, spesso internazionali, che hanno bisogno di personale qualificato e di competenze specialistiche.»
La presenza delle multinazionali rappresenta uno dei principali punti di forza dell’economia irlandese?
«Certamente. La presenza di aziende internazionali crea un ambiente professionale molto interessante, soprattutto per chi desidera acquisire competenze e confrontarsi con realtà innovative. Lavorare in queste organizzazioni significa entrare in contatto con persone provenienti da Paesi diversi, conoscere metodi di lavoro differenti e sviluppare capacità che possono essere utilizzate anche in altri mercati. È uno degli aspetti che rendono l’Irlanda particolarmente attrattiva per i giovani professionisti.»
L’Irlanda viene spesso descritta come un Paese vicino alla piena occupazione. Quanto incide questa condizione sulle possibilità di chi cerca lavoro?
«Incide moltissimo. L’Irlanda presenta livelli di disoccupazione relativamente bassi e un mercato del lavoro molto attivo. Quando parlo di full employment, mi riferisco proprio a questa situazione di forte domanda di lavoro in diversi comparti economici. Naturalmente non significa che chiunque arrivi trovi immediatamente un impiego, perché servono competenze, preparazione e capacità di individuare le opportunità. Ma il contesto generale è favorevole, soprattutto in determinati settori professionali.»
Le opportunità sono le stesse per un giovane che parte da solo e per una famiglia italiana che decide di trasferirsi?
«No, ed è importante essere molto chiari su questo punto. Per una persona single, magari giovane e disposta a fare un’esperienza all’estero, il trasferimento può essere relativamente più semplice. Si ha maggiore libertà di movimento e una maggiore capacità di adattarsi alle circostanze. Per una famiglia, invece, la situazione è decisamente più complessa. Bisogna organizzare molti aspetti contemporaneamente e trovare condizioni che consentano a tutti i componenti del nucleo familiare di vivere serenamente.»
Perché ritieni che le famiglie abbiano bisogno di un sostegno particolare?
«Perché trasferire un intero nucleo familiare significa affrontare esigenze diverse rispetto a quelle di una persona sola. Non c’è soltanto il problema del lavoro. Ci sono i figli, la scuola, la casa e la necessità di costruire una nuova organizzazione quotidiana. Sono aspetti che possono rendere il trasferimento più impegnativo. Per questo credo che sia importante sviluppare iniziative capaci di facilitare l’arrivo e l’inserimento delle famiglie italiane in Irlanda.»
È proprio su queste difficoltà che potrebbe intervenire il COMITES?
«Assolutamente sì. Credo che il COMITES possa svolgere un ruolo importante come collegamento tra la comunità italiana e le istituzioni. Prima di tutto dovrebbe contribuire a migliorare il rapporto con l’Ambasciata d’Italia, che offre numerosi servizi ma con la quale, nella pratica, non è sempre semplice interfacciarsi. Rendere più efficace questo collegamento sarebbe già un risultato importante per molti connazionali.»
Quali sono, secondo te, le necessità più urgenti degli italiani residenti in Irlanda?
«Direi innanzitutto una maggiore facilità di comunicazione con le istituzioni consolari. Ma ci sono anche altre esigenze. Penso, per esempio, alle attività scolastiche rivolte ai bambini italiani, alle iniziative educative e alle opportunità per i giovani che desiderano studiare in Irlanda. La comunità italiana ha bisogni diversi, che cambiano anche in base all’età e alla situazione familiare. Credo che il COMITES debba cercare di rappresentare questa pluralità di esigenze.»
Hai parlato della necessità di rafforzare i collegamenti tra università irlandesi e istituzioni italiane. Quali risultati potrebbe produrre una collaborazione più strutturata?
«Penso che un rapporto più diretto tra le università irlandesi e l’Ambasciata italiana potrebbe favorire la mobilità degli studenti dall’Italia verso l’Irlanda. Ci sono giovani che potrebbero essere interessati a frequentare un periodo di studio, migliorare l’inglese o sviluppare nuove competenze professionali. Facilitare i contatti e la circolazione delle informazioni potrebbe aiutarli a conoscere meglio le opportunità disponibili. È un ambito nel quale si potrebbero sviluppare progetti molto utili.»
Il COMITES potrebbe diventare anche un punto di riferimento per gli imprenditori italiani interessati al mercato irlandese?
«Credo proprio di sì. L’Irlanda offre opportunità interessanti anche per gli imprenditori, soprattutto per la sua posizione economica e per i collegamenti con l’Europa e gli Stati Uniti. Ci sono possibilità che potrebbero essere valorizzate attraverso una maggiore collaborazione e una migliore circolazione delle informazioni. Il COMITES potrebbe contribuire a creare collegamenti, facilitare i contatti e favorire iniziative utili a chi desidera sviluppare un’attività o un progetto professionale.»
Quale dovrebbe essere, concretamente, il contributo della rappresentanza italiana allo sviluppo di queste iniziative?
«Il primo passo è lavorare come interfaccia tra i cittadini italiani residenti in Irlanda e l’Ambasciata. Da questo rapporto possono nascere progetti capaci di facilitare l’arrivo di nuovi connazionali e di aiutarli a individuare opportunità. Penso soprattutto alle famiglie, che incontrano difficoltà maggiori nel trasferimento. Ma penso anche agli studenti e ai professionisti. Ci sono molte cose che il COMITES può fare, purché si lavori con spirito costruttivo e con l’obiettivo di ottenere risultati concreti.»
La tua candidatura nella lista «Italiani in Irlanda» si inserisce dunque in questa visione di una comunità più organizzata e meglio collegata alle istituzioni?
«Sì. Credo che esistano molti spazi per sviluppare iniziative utili alla comunità italiana. Alcuni progetti sono già stati avviati e altri potranno nascere in futuro. Le idee non mancano. Quello che considero importante è creare le condizioni affinché possano essere trasformate in attività concrete, capaci di rispondere alle esigenze dei nostri connazionali.»Dopo quasi diciannove anni in Irlanda, quale consiglio daresti a un italiano che sta valutando la possibilità di trasferirsi?
«Gli direi di considerare seriamente questa opportunità, soprattutto se è giovane e ha appena terminato gli studi. L’Irlanda può offrire molto dal punto di vista professionale, ma bisogna prepararsi. La lingua inglese è fondamentale e occorre essere consapevoli delle difficoltà legate alla ricerca di una casa, specialmente a Dublino. È importante cercare le opportunità con attenzione, essere disponibili a imparare e avere la volontà di mettersi in gioco. Un’esperienza internazionale può rappresentare un investimento straordinario per il proprio futuro.»






















































