DUBLINO – Nelle sale storiche della RCSI University of Medicine and Health Sciences, tra corridoi che raccontano oltre due secoli di medicina, ricerca e formazione accademica, prende forma un incontro che va ben oltre il semplice protocollo istituzionale. Il 25 maggio, nella capitale irlandese, l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda Nicola Faganello e Michela Linda Magrì, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, visitano una delle più prestigiose istituzioni universitarie del Paese, entrando in contatto diretto con una delle comunità italiane più qualificate e silenziosamente influenti presenti in Irlanda: quella della ricerca scientifica e dell’accademia. A rendere possibile l’iniziativa è Marco Monopoli, ricercatore e docente universitario italiano attivo presso la RCSI, dove ricopre il ruolo di Senior Lecturer nel Dipartimento di Chimica. Attorno alla delegazione italiana si riuniscono figure di primo piano del mondo scientifico e accademico irlandese, a conferma del peso istituzionale dell’incontro. Sono presenti infatti Deborah McNamara, presidente della RCSI, Fergal O’Brien, direttore della ricerca, Mauro Adamo, docente del Dipartimento di Chimica, e Giampiero Cavalleri, professore di Genomica e vicedirettore di FutureNeuro, centro di eccellenza dedicato allo studio delle neuroscienze e delle malattie neurologiche. Ma il cuore autentico della giornata si trova soprattutto nei volti dei tanti italiani che lavorano ogni giorno all’interno dell’università. Circa venticinque tra ricercatori, dottorandi, studenti universitari e membri dello staff accademico partecipano all’incontro, offrendo uno spaccato concreto di quanto il contributo italiano sia ormai radicato nel panorama universitario e scientifico irlandese. L’iniziativa assume subito un valore che supera la dimensione formale della diplomazia.

L’obiettivo centrale è quello di far sentire la vicinanza delle istituzioni italiane a chi costruisce il proprio futuro lontano dall’Italia. Ed è proprio questo l’aspetto che emerge con maggiore forza durante la visita: la sensazione, percepita da molti dei presenti, di essere finalmente riconosciuti, ascoltati, considerati parte viva del sistema Italia anche a migliaia di chilometri dal proprio Paese d’origine. Dopo l’accoglienza ufficiale, la visita entra nel vivo con un tour guidato della parte storica della RCSI. Per circa un’ora la delegazione attraversa ambienti simbolici dell’istituzione universitaria, mentre il personale accademico ripercorre le tappe fondamentali della storia del Royal College of Surgeons in Ireland, una delle realtà scientifiche più autorevoli dell’isola. Le sale storiche, le architetture solenni e il racconto della tradizione medica irlandese fanno da sfondo a un incontro che unisce cultura, ricerca e identità internazionale. Successivamente, l’atmosfera cambia tono ma non intensità. Attorno a un momento di “coffee networking”, l’incontro si trasforma in un dialogo diretto tra l’Ambasciatore e la comunità italiana presente nell’università. In un clima informale ma fortemente istituzionale, Nicola Faganello sceglie di conoscere personalmente ciascun partecipante. Si presenta uno ad uno ai presenti, domanda le regioni d’origine, si interessa ai percorsi professionali e personali che li conducono a Dublino, ascolta esperienze di studio, ricerca e carriera internazionale. È proprio in questi scambi apparentemente semplici che la visita acquista il suo significato più profondo. Per molti giovani ricercatori italiani impegnati quotidianamente in laboratori, pubblicazioni scientifiche e percorsi altamente competitivi, la presenza dell’Ambasciatore rappresenta un segnale concreto di attenzione istituzionale. Quasi un messaggio implicito ma chiarissimo: “Lo Stato italiano conosce il vostro lavoro e ne riconosce il valore.” L’incontro permette inoltre di osservare da vicino la qualità e il livello raggiunto dalla presenza italiana nella ricerca internazionale. Le storie personali si intrecciano ai risultati scientifici, alle carriere costruite all’estero, alle collaborazioni interdisciplinari maturate in una delle università più prestigiose d’Irlanda. Ne emerge una vera e propria mappa del talento italiano nel mondo, fatta di competenze, sacrifici, mobilità internazionale e capacità di affermarsi in contesti altamente competitivi.

Eppure uno dei momenti più significativi della giornata arriva quasi alla fine, quando la parte ufficiale lascia spazio alle conversazioni spontanee tra gli stessi italiani presenti. È qui che l’evento rivela forse la sua funzione più autentica: quella di creare connessioni umane all’interno di una comunità che, pur condividendo gli stessi corridoi universitari, spesso non aveva mai avuto occasione di incontrarsi davvero. «Una volta concluso il momento istituzionale, l’evento continua spontaneamente con conversazioni tra gli stessi italiani presenti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa: molti dei partecipanti, pur lavorando quotidianamente nella stessa università, non si erano mai conosciuti prima», spiega Marco Monopoli. «Il networking informale che nasce dopo l’incontro favorisce nuove connessioni professionali e personali, rafforzando il senso di comunità italiana all’interno della RCSI e creando nuovi punti di contatto tra ricercatori, studenti e accademici che condividono esperienze simili lontano dall’Italia» conclude Monopoli.














































