Auto incendiate, abitazioni assaltate, famiglie in fuga. La città ripiomba nella paura dopo l’aggressione di un residente locale. Uno scenario che ricorda quanto accadde a Dublino nel novembre 2023. Nessun cittadino italiano risulta coinvolto negli scontri.
BELFAST — Le fiamme divorano automobili e abitazioni. Le sirene della polizia squarciano la notte. Le famiglie abbandonano le proprie case mentre gruppi di manifestanti percorrono le strade in cerca di obiettivi da colpire. Belfast si risveglia sotto shock dopo una delle notti più violente degli ultimi anni. Treni e autobus per Dublino vengono cancellati, numerose scuole restano chiuse e diversi negozi decidono di non aprire per timore di nuove violenze. Le autorità temono infatti che i disordini possano estendersi ad altre aree dell’Irlanda del Nord. Il parallelo corre inevitabilmente a Dublino e alla notte del 23 novembre 2023, quando l’accoltellamento di una donna e di tre bambini davanti alla scuola Gaelscoil Choláiste Mhuire, in Parnell Square, scatena la più violenta sommossa urbana della storia recente della capitale irlandese. Anche allora un grave episodio criminale, attribuito a un immigrato, accende una miccia che trasforma il centro cittadino in un campo di battaglia. Anche a Dublino autobus e tram vengono incendiati, negozi saccheggiati, veicoli distrutti e agenti della Garda aggrediti.

I danni venivano stimati in circa 20 milioni di euro Tutto inizia dopo una brutale aggressione avvenuta nel nord della città. Un uomo sudanese di 30 anni, identificato come Hadi Alodid, oggi compare davanti al tribunale con l’accusa di tentato omicidio dopo aver accoltellato il residente locale Stephen Ogilvie. Secondo quanto emerge dalle accuse. La vittima ha rischiato la vita e perde un occhio. L’uomo è inoltre accusato di porto di coltello in luogo pubblico e di aver minacciato di morte un tecnico radiologo del servizio sanitario britannico. Oggi il cittadino sudanese di 30 anni, Hadi Alodid, compare davanti al tribunale accusato di tentato omicidio. Ma ciò che accade nelle ore successive va ben oltre la cronaca nera. La rabbia si riversa nelle strade. Le proteste degenerano rapidamente in disordini. Veicoli vengono incendiati, vetrine distrutte, abitazioni prese di mira. Alcune famiglie raccontano di essere fuggite dalle proprie case mentre all’interno si trovavano ancora dei bambini. Interi quartieri vivono ore di paura. Le immagini provenienti da East Belfast fanno il giro del mondo: colonne di fumo nero, barricate improvvisate, scontri con la polizia e residenti costretti a osservare impotenti la devastazione delle proprie strade. Le autorità mantengono alta l’allerta. Scuole, negozi e trasporti pubblici subiscono pesanti limitazioni. La paura è che la violenza possa estendersi ulteriormente e che Belfast, ancora una volta, finisca per essere ricordata non per la sua rinascita, ma per le immagini di una città in fiamme.
CAROLA DEL BUONO ANALIZZA LE RIVOLTE CHE SCUOTONO L’IRLANDA DEL NORD: «L’ACCOLTELLAMENTO È STATO SOLO LA SCINTILLA. DIETRO C’È UNA POLVERIERA SOCIALE CHE NON SI È MAI DAVVERO SPENTA».

L’esperta sottolinea come la rapidità con cui la protesta si sia trasformata in violenza non possa essere compresa senza considerare il contesto storico della città. «Trovo impossibile comprendere la rapidità e la ferocia con cui sono esplosi questi disordini senza guardare alla storia recente di Belfast. Belfast è un luogo che porta ancora addosso le cicatrici della guerra civile. È una città dove i cosiddetti “Muri della Pace” dividono ancora fisicamente interi quartieri e dove la mentalità del controllo territoriale e della difesa identitaria è rimasta latente sotto la superficie della normalità democratica». Secondo Del Buono, anche le indagini in corso aiutano a comprendere la natura degli scontri. «Le indagini della PSNI confermano che vecchie strutture sovversive e frange paramilitari lealiste stanno cavalcando la legittima rabbia della comunità per il fatto di cronaca, trasformandola in una caccia all’uomo contro i migranti attraverso assalti alle abitazioni, intimidazioni e atti di vandalismo». Ma nella notte della paura emergono anche segnali che raccontano un’altra Belfast. «In questa drammatica vicenda ci sono due barlumi di speranza che meritano di essere sottolineati». Il primo riguarda Matt, il passante intervenuto durante l’aggressione. «Il suo coraggio è stato straordinario. È intervenuto utilizzando una mazza da hurling e ha contribuito a impedire che l’aggressione si trasformasse in un omicidio». Il secondo riguarda la famiglia della vittima. «Le parole pronunciate dai familiari di Stephen Ogilvie dall’ospedale sono state un esempio di dignità civile. Hanno chiesto di fermare le violenze razziali e hanno rifiutato che il dolore per il proprio caro venisse strumentalizzato per diffondere odio». Carola Del Buono dedica poi una riflessione specifica alla figura di Matt e al significato del suo gesto nel contesto nordirlandese. «Un capitolo a parte merita l’azione di Matt, l’uomo che ha salvato la vita a Stephen Ogilvie. Il suo intervento apre una riflessione che tocca la storia stessa dell’Irlanda del Nord. In questa regione, per molti anni, la protezione fisica del proprio spazio e dei propri vicini è stata una necessità quotidiana. Ancora oggi questo elemento appartiene alla memoria collettiva di molte comunità». Sul piano giuridico, Del Buono evidenzia come il comportamento di Matt venga generalmente considerato compatibile con il principio britannico della legittima difesa. «Di fronte a una minaccia immediata e potenzialmente letale, il principio della forza ragionevole e proporzionata riconosciuto dal diritto britannico consente l’intervento di un cittadino per proteggere terze persone». Infine, lo sguardo si allarga al futuro della città. «Belfast si trova oggi davanti a un bivio economico e sociale delicatissimo, divisa tra l’esigenza di garantire sicurezza e quella di affrontare con serietà le problematiche legate all’accoglienza e all’integrazione. La speranza è che le istituzioni e la stragrande maggioranza dei cittadini, profondamente legati alla pace conquistata dopo decenni di conflitto, sappiano isolare i violenti ed evitare che Belfast scivoli nuovamente nei fantasmi del proprio passato».










































