MULLINGAR – Da Mullingar, nella contea di Westmeath, il veterano del COMITES si candida con la lista «Italiani in Irlanda» per rappresentare le comunità italiane lontane da Dublino. Tra le motivazioni, l’impossibilità di tornare in Italia per i funerali della madre e della zia a causa della mancanza del passaporto. Vivere lontano dall’Italia significa talvolta affrontare difficoltà che vanno ben oltre la distanza geografica. Vincenzo Coppola, residente a Mullingar, nella contea di Westmeath, lo sa bene. La mancanza del passaporto gli ha impedito di rientrare in patria per partecipare ai funerali della madre e della zia. Un’esperienza dolorosa che ha contribuito alla sua decisione di candidarsi alle elezioni COMITES Irlanda 2026 con la lista «Italiani in Irlanda». Veterano del COMITES, Coppola torna all’impegno nella rappresentanza degli italiani all’estero con un obiettivo preciso: dare voce alle centinaia di connazionali che vivono nelle contee irlandesi, spesso lontano da Dublino, e incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi consolari. La sua candidatura rappresenta anche un collegamento con la storica comunità ciociara in Irlanda, protagonista di una lunga tradizione imprenditoriale nella ristorazione. Generazioni di emigrati italiani hanno contribuito a sviluppare e diffondere la cultura dei fish and chips, diventata parte integrante delle abitudini gastronomiche irlandesi. La lista «Italiani in Irlanda» punta proprio su questa pluralità di esperienze, riunendo candidati di generazioni differenti e provenienti da diverse contee, con l’obiettivo di ampliare la rappresentanza territoriale della comunità italiana. Per Coppola, la candidatura ha però anche un significato profondamente personale. L’impossibilità di dare l’ultimo saluto alla madre e alla zia ha trasformato una difficoltà burocratica in una motivazione concreta per impegnarsi a favore degli altri. La sua sfida è portare all’attenzione delle istituzioni le esigenze di chi vive nell’Irlanda rurale, affinché la distanza dalla capitale non si traduca anche in una distanza dai servizi e dalla rappresentanza. Perché essere italiani all’estero non dovrebbe mai significare sentirsi lontani dalle proprie istituzioni.






















































