Eletto all’unanimità il 24 settembre 2026, il presidente della sezione irlandese dell’Associazione Nazionale Carabinieri resterà in carica fino al 23 settembre 2031. La ratifica della Presidenza nazionale è arrivata il 30 settembre. Per Morelli si apre una nuova fase, tra memoria storica, impegno associativo e valorizzazione dei rapporti tra Italia e Irlanda. A Dublino, la storia dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione Irlanda si prepara a scrivere un nuovo capitolo. Il 24 settembre 2026, i soci hanno confermato all’unanimità Francesco Morelli alla presidenza della sezione, affidandogli un mandato che si concluderà il 23 settembre 2031. Una scelta che riconosce la continuità di un impegno associativo costruito attorno ai valori dell’Arma, alla memoria e al rapporto con la comunità italiana residente nell’isola. La ratifica ufficiale è arrivata pochi giorni dopo, il 30 settembre 2026, quando il presidente nazionale dell’Associazione, Generale di Corpo d’Armata Libero Lo Sardo, dopo aver esaminato i verbali trasmessi alla Presidenza nazionale di Roma, ha approvato la nomina di Morelli. Per la sezione irlandese, costituita il 13 novembre 2015, si tratta di un passaggio significativo. L’associazione rappresenta un punto di incontro per quanti, anche lontano dall’Italia, continuano a riconoscersi nei principi di servizio, solidarietà e appartenenza che caratterizzano la tradizione dei Carabinieri. Il percorso di Francesco Morelli si inserisce in questa dimensione, ma guarda anche oltre i confini dell’associazionismo tradizionale. Il suo impegno comprende la promozione della memoria storica e il coinvolgimento delle realtà italiane e irlandesi nelle iniziative commemorative. Accanto all’Associazione Nazionale Carabinieri, Morelli richiama infatti il ruolo della FIDCA – Federazione Italiana dei Combattenti Alleati, Sezione EIRE, un’altra realtà che intende valorizzare negli anni a venire. La memoria, per Morelli, non è soltanto il ricordo di ciò che è stato. È un impegno da rinnovare attraverso cerimonie, incontri e occasioni pubbliche capaci di avvicinare generazioni e comunità diverse. È soprattutto nella continuità delle iniziative che emerge la dimensione personale del suo lavoro. Dopo sette o otto anni dedicati all’organizzazione di un appuntamento commemorativo, l’emozione, racconta, rimane immutata. E insieme all’emozione cresce il desiderio di fare di più. La nuova presidenza si apre dunque con un obiettivo dichiarato: consolidare quanto costruito, ampliare la partecipazione e rafforzare la presenza dell’associazione nella vita della comunità italiana in Irlanda.
Che cosa rappresenta per lei la conferma alla presidenza dell’Associazione Nazionale Carabinieri in Irlanda?
«Voglio far crescere questa realtà e la FIDCA – Federazione Italiana dei Combattenti Alleati, Sezione EIRE. È sempre poco quello che faccio rispetto a quanto vorrei dare».
Il suo impegno associativo è particolarmente visibile durante le celebrazioni di San Patrizio. Che cosa significa portare la presenza dei Carabinieri in una delle manifestazioni più importanti d’Irlanda?
«Sono sette o otto anni che organizzo questo evento e l’emozione non cala mai. Per il prossimo anno l’obiettivo è essere ancora di più, per rendere onore alla nostra Irlanda e alla divisa che rappresentiamo». La partecipazione alle celebrazioni del 17 marzo 2026 ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’attività recente dell’associazione. I Carabinieri hanno sfilato nel cuore di Dublino, lungo un percorso di circa tre chilometri e mezzo, attraversando alcuni dei luoghi più conosciuti della capitale, da O’Connell Street a Dame Street, fino all’area della Cattedrale di San Patrizio. In quell’occasione, il gruppo italiano ha ricevuto applausi e manifestazioni di affetto dal pubblico. Morelli è stato intervistato dalla televisione irlandese e si è fermato a salutare numerosi spettatori, tra strette di mano, fotografie e richieste di autografi.
Quale ricordo conserva della partecipazione alla parata di San Patrizio del 2026?
«È stata una giornata bellissima, i gruppi arrivati dall’Italia si sono comportati in modo esemplare. Quest’anno, dato che c’erano pochi veterani irlandesi, si sono uniti a noi in un unico grande schieramento: è stato un momento di fratellanza autentica». Il riferimento è alla partecipazione congiunta dei rappresentanti italiani e dei veterani irlandesi, un incontro che ha dato alla manifestazione un significato ulteriore rispetto alla dimensione festiva.
Tra tanti momenti ufficiali, quale l’ha emozionata maggiormente?
«Senza dubbio il saluto alla Presidente d’Irlanda. È stato un momento altissimo: abbiamo percepito chiaramente che lei stessa si è emozionata nel ricevere il nostro omaggio. Ma la verità è che ogni singola persona che incontri lungo il percorso della parata ti regala un’emozione diversa».
E quale episodio le è rimasto più impresso dal punto di vista umano?
«Per la prima volta mi hanno chiesto degli autografi. Una bambina voleva che le firmassi la mano. Ho visto lo sguardo della madre che mi incoraggiava e allora, invece della firma, le ho disegnato un piccolo cuore. Vedere la sua soddisfazione è stato il momento più innocente e bello dell’intera giornata». È un episodio che racconta un aspetto meno formale dell’attività associativa. Dietro l’uniforme e il cerimoniale, c’è anche il rapporto diretto con le persone, la curiosità dei bambini e il riconoscimento di simboli che attraversano le frontiere.
Lei vive in Irlanda da quasi trent’anni. Che rapporto ha costruito con la comunità locale?
«Noi italiani all’estero siamo conosciuti come grandi lavoratori. Io vivo in un paesino di 3.500 anime da ventinove anni: lì siamo tutti come fratelli. In Irlanda, l’italiano entra subito a far parte della comunità; o sei dentro o sei fuori, e noi abbiamo scelto di esserci con umiltà e impegno». Nelle sue parole emerge una concezione dell’emigrazione fondata sull’integrazione e sulla partecipazione. Non soltanto vivere in un altro Paese, ma diventare parte della comunità che accoglie, senza rinunciare alla propria identità.
Durante la parata ha percepito anche la partecipazione degli italiani residenti in Irlanda?
«Rispetto agli altri anni, la presenza dei nostri connazionali è stata imponente. Sentivamo gridare “Carabinieri!” da ogni lato. C’era un orgoglio palpabile, la gente ci ringraziava perché sentiva di aver portato un pezzo di patria nel cuore della parata».
Il rapporto tra memoria e appartenenza emerge anche dalle iniziative commemorative promosse a Dublino. Il 17 marzo 2026, prima della parata, Francesco Morelli ha presieduto una cerimonia in Talbot Street, davanti al monumento dedicato alle vittime degli attentati del 17 maggio 1974. Durante l’incontro, alla presenza anche di rappresentanti del II Battaglione ACA di Fossano, Morelli ha consegnato a Nico Merucci ed Enrico Bianchi, entrambi ex militari in Italia, due riconoscimenti del Ministero della Difesa. Un gesto che ha collegato il ricordo delle vittime alla continuità del servizio e al riconoscimento di chi ha indossato un’uniforme.
Quale significato attribuisce alla consegna dei riconoscimenti a Nico Merucci ed Enrico Bianchi?
«Il Ministero della Difesa ha voluto dare un segno di riconoscimento a coloro che hanno fatto parte delle Forze dell’Ordine. Oggi, in qualità di presidente, ho avuto l’onore di consegnarle a Nico Merucci ed Enrico Bianchi». La scelta di Talbot Street non è casuale. Quel luogo custodisce una pagina dolorosa della storia irlandese, nella quale compare anche il nome dell’emigrato italiano Antonio Magliocco, una delle vittime dell’attentato del 1974. Per l’associazione, ricordare significa anche mantenere vivo il legame tra le vicende degli italiani emigrati e la storia del Paese che li ha accolti.
Quali difficoltà incontra oggi l’associazionismo italiano in Irlanda?
«Mi piacerebbe vedere una maggiore collaborazione tra le diverse associazioni italiane qui in Irlanda. L’irlandese ci vuole bene, ma noi italiani dovremmo essere più uniti, più legati. Servirebbe più presenza istituzionale per dare forza a quello che facciamo». È una riflessione che va oltre la singola associazione. Morelli individua nella collaborazione tra le organizzazioni italiane e nel dialogo con le istituzioni uno degli aspetti da rafforzare.Quale obiettivo si pone per i prossimi anni di presidenza?
«Voglio far crescere questa realtà e la FIDCA. Per il prossimo anno l’obiettivo è essere ancora di più, per rendere onore alla nostra Irlanda e alla divisa che rappresentiamo». La nuova presidenza di Francesco Morelli si apre così nel segno della continuità, ma anche della volontà di ampliare la partecipazione. Il mandato fino al 23 settembre 2031 offre un orizzonte temporale nel quale consolidare le attività già avviate e sviluppare nuove iniziative. La sua storia racconta una particolare forma di presenza italiana all’estero: quella di chi, dopo quasi trent’anni trascorsi in Irlanda, continua a considerare il rapporto con le proprie origini un elemento essenziale della propria identità, senza contrapporlo all’appartenenza alla società irlandese. Nelle cerimonie commemorative, negli incontri con i veterani e nelle celebrazioni di San Patrizio si riconosce un filo comune: il desiderio di trasformare il ricordo in partecipazione e l’appartenenza in un impegno concreto.






















































