Alla decima edizione del 2025 parteciparono Ambasciata, Camera di Commercio, Istituto Italiano di Cultura, ITA ed ENIT. Mancava l’organismo eletto per rappresentare gli italiani residenti in Irlanda. Ora si prepara l’edizione 2026, ma sulla presenza del COMITES non ci sono ancora indicazioni
DUBLINO – COMUNITÀ ITALIANA E RAPPRESENTANZA. C’erano l’Ambasciata d’Italia in Irlanda, l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, la Camera di Commercio Italo-Irlandese, l’Italian Trade Agency (ITA) e l’ENIT. C’erano chef, imprenditori, esperti di alimentazione e rappresentanti del mondo culturale. C’erano, soprattutto, alcuni dei principali protagonisti del Sistema Italia in Irlanda.
IL GRANDE ASSENTE ERA IL COMITES IRLANDA.
Un’assenza che, nella decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, celebrata nel novembre 2025, non poteva passare inosservata. Perché il Comitato degli Italiani all’Estero è, per sua natura, uno degli organismi chiamati a rappresentare la comunità italiana residente nel Paese. E mentre si guarda già all’undicesima edizione della manifestazione, prevista in Irlanda nel novembre 2026, la domanda torna inevitabilmente d’attualità: il COMITES sarà presente quest’anno oppure resterà ancora una volta ai margini di uno degli appuntamenti più significativi dedicati alla promozione dell’Italia all’estero? Al momento non c’è una risposta pubblica. Il programma dettagliato dell’edizione 2026 deve ancora essere definito e, di conseguenza, sarebbe prematuro attribuire ruoli o responsabilità ai diversi soggetti coinvolti. Resta però il precedente del 2025. E resta una questione più ampia, che va oltre una singola serata: quale ruolo deve avere la rappresentanza eletta degli italiani all’estero nelle grandi manifestazioni del Sistema Italia? La serata del 2025 alla Thomas Prior Hall L’edizione dello scorso anno aveva offerto un’immagine particolarmente articolata della presenza italiana in Irlanda. Il 17 novembre 2025, nella suggestiva cornice della Thomas Prior Hall, in Merrion Road a Dublino, chef, esperti di alimentazione, rappresentanti istituzionali e operatori del settore si erano incontrati per l’apertura della decima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. L’appuntamento faceva parte di un programma dedicato al tema “La cucina italiana tra salute, cultura e innovazione”, promosso dall’Ambasciata d’Italia in Irlanda, dall’Italian Trade and Investment Agency (ITA), dall’Istituto Italiano di Cultura di Dublino e dalla Camera di Commercio Italo-Irlandese, con la collaborazione dell’ENIT e di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Una rete istituzionale e imprenditoriale ampia, costruita attorno a uno degli strumenti più riconoscibili della diplomazia culturale ed economica italiana nel mondo. La serata era iniziata alle 18.30 con l’arrivo e la registrazione degli ospiti, seguiti dai saluti istituzionali. Alle 19 aveva preso il via il dibattito moderato da Nessa Robins, food writer dell’Irish Farmers Journal e fondatrice di Nessa’s Family Kitchen. Al centro dell’incontro c’erano le erbe spontanee, il loro utilizzo nella tradizione enogastronomica italiana e il rapporto tra alimentazione, territorio e salute. Tra i protagonisti anche il Radicchio di Treviso, utilizzato come uno dei simboli di quella relazione profonda tra prodotto, territorio, biodiversità e cultura che costituisce uno degli elementi distintivi della cucina italiana. Chef, istituzioni e imprese: il Sistema Italia si ritrova a Dublino Alla manifestazione avevano partecipato numerose personalità del mondo istituzionale, culturale, imprenditoriale ed enogastronomico. Tra queste l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda Nicola Faganello, Flavio Zappacosta, direttore ENIT per Regno Unito e Irlanda, Nicola Franchetto, rappresentante de Il Fiore della Salute, e Omar Lapecia, presidente di Slow Food. Presenti anche gli chef Emanuele Bagnasco, Luca Rosati e Angelo Simeone, insieme a Sandro Bagnasco, impegnato nella fornitura di eccellenze italiane. Il mondo imprenditoriale era rappresentato, tra gli altri, da Andrew Davidson di Quickcrop e Nicole Dunne di Howth Foraging. Alla serata avevano inoltre preso parte Tommaso Grieco, responsabile della sala, Furio Pietribiasi, presidente della Camera di Commercio, Fabio Pietrobon, segretario generale della Camera di Commercio Italiana, e Teresa Borza, rappresentante del Club Italiano di Dublino. Al termine dell’incontro, una degustazione aveva trasformato i temi affrontati durante il dibattito in un percorso gastronomico nel quale natura, salute, tradizione e cultura si incontravano attraverso prodotti ed elaborazioni della cucina italiana.
MA IL COMITES NON C’ERA
In questo quadro articolato, l’assenza del COMITES Irlanda emergeva con particolare evidenza. Non tanto per una questione protocollare, quanto per la natura stessa dell’organismo. Il COMITES, eletto direttamente dagli italiani residenti nella circoscrizione consolare, rappresenta infatti un punto di raccordo tra comunità e istituzioni. Una funzione che assume particolare significato proprio in occasioni nelle quali l’Italia presenta all’estero la propria cultura, le proprie eccellenze e la capacità di fare sistema. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo non è infatti soltanto una successione di degustazioni o appuntamenti gastronomici. È uno degli strumenti attraverso i quali l’Italia promuove internazionalmente territori, produzioni, imprese, cultura alimentare, turismo e identità. L’iniziativa, nata nel solco dell’esperienza di Expo Milano 2015, è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e coinvolge la rete diplomatica e culturale italiana all’estero. Per questo la mancata presenza della rappresentanza della comunità italiana pone una questione che merita di essere affrontata senza polemiche, ma anche senza essere ignorata: il COMITES deve limitarsi alle attività strettamente rivolte ai connazionali oppure dovrebbe essere parte attiva anche delle principali iniziative attraverso le quali il Sistema Italia si presenta al Paese ospitante? Ora si guarda all’edizione 2026 La domanda diventa ancora più attuale mentre si prepara l’undicesima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. L’Istituto Italiano di Cultura di Dublino ha già inserito la manifestazione nel calendario di novembre 2026, mentre il programma dettagliato deve ancora essere comunicato. La macchina organizzativa, dunque, si sta rimettendo in movimento. Ed è proprio in questa fase che torna il tema della partecipazione del COMITES Irlanda. Quest’anno ci sarà? Al momento non risultano indicazioni pubbliche che consentano di dare una risposta definitiva. E sarebbe scorretto trasformare il silenzio in una decisione già assunta. Ma proprio l’assenza registrata nel 2025 rende legittimo interrogarsi sul ruolo che l’organismo intenderà assumere nell’edizione 2026. Una questione che riguarda la rappresentanza degli Italiani La vicenda supera i confini della gastronomia. In un Paese come l’Irlanda, dove la presenza italiana è ormai parte visibile della società, dell’economia e della vita culturale, le grandi manifestazioni nazionali rappresentano anche occasioni per mettere in relazione istituzioni, associazioni, imprese e cittadini. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è uno di questi momenti. L’edizione 2025 aveva dimostrato come attorno a un prodotto, a una ricetta o a una tradizione possa costruirsi qualcosa di più ampio: un racconto dell’Italia contemporanea capace di intrecciare cultura, impresa, turismo, salute, territorio e relazioni internazionali. La presenza del COMITES non sarebbe quindi soltanto una questione di rappresentanza formale. Potrebbe costituire un ponte con quella parte della comunità italiana che vive e lavora quotidianamente in Irlanda e che dovrebbe trovare proprio nel Comitato uno dei propri principali interlocutori. Nel 2025 quel posto era rimasto vuoto. Per il 2026 il programma è ancora in costruzione e il tempo per definire ruoli e partecipazioni non manca. Saranno i prossimi mesi a chiarire se il COMITES Irlanda deciderà di essere parte attiva dell’appuntamento oppure se, ancora una volta, la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo si svolgerà senza la presenza della rappresentanza eletta degli italiani residenti nel Paese. Una risposta che avrà un significato più ampio di una semplice presenza a un evento. Perché, quando si parla di comunità italiana all’estero, esserci significa anche scegliere quale ruolo si vuole svolgere nel sistema di relazioni che rappresenta l’Italia fuori dai suoi confini.



















































