Hanno lasciato Bologna per costruire una nuova vita nell’ovest irlandese. Oggi accompagnano personalmente i loro ospiti alla scoperta dell’isola attraverso una formula innovativa che unisce accoglienza, escursioni e assistenza completa in lingua italiana. Una storia di coraggio, intuizione imprenditoriale e amore per l’Irlanda. L’idea nasce quasi per caso, durante un viaggio e una collaborazione professionale che apre nuove prospettive. Da una parte l’esperienza di Pietro Malaguti Abbate, imprenditore e professionista dell’informatica per oltre trent’anni. Dall’altra quella della moglie Simonetta, fotografa professionista. In mezzo, il desiderio comune di costruire qualcosa di nuovo. Oggi la loro casa si trova a Druminargid, Rossinver, Co. Leitrim, nel cuore dell’Irlanda nord-occidentale.

È qui che prende forma Irlanda on the Road, un progetto che va ben oltre il concetto tradizionale di Bed and Breakfast. Quella che inizialmente doveva essere un’attività da sviluppare in Italia si trasforma invece in una nuova avventura all’estero. Una scelta maturata dopo anni di esperienza professionale e dopo aver constatato le difficoltà che molti imprenditori incontrano nel mercato italiano. Da oltre dodici anni Pietro e Simonetta vivono in Irlanda e accompagnano personalmente i propri ospiti alla scoperta del Paese. Non si limitano ad offrire una camera e una colazione: costruiscono un’esperienza completa, dalla presa in carico all’aeroporto fino all’ultimo giorno di viaggio. Un modello che ha trovato un forte riscontro tra gli italiani desiderosi di conoscere l’Irlanda autentica, lontana dai circuiti turistici più battuti e raccontata da chi la vive quotidianamente.

Pietro, come nasce la decisione di lasciare l’Italia e trasferirvi in Irlanda?
«L’idea iniziale era quella di sviluppare questo progetto in Italia. Io avevo già una lunga esperienza come imprenditore e consulente informatico, mentre Simonetta lavorava come fotografa. Tuttavia conoscevamo bene le difficoltà che comporta fare impresa nel nostro Paese. Durante una collaborazione professionale che mi portò in Irlanda, nacque l’opportunità di immaginare qualcosa di diverso. Abbiamo capito che questo progetto poteva funzionare meglio qui e abbiamo deciso di provarci.»
Quali sono stati i primi passi della vostra avventura irlandese?
«Siamo partiti in modo molto semplice. All’inizio ci siamo stabiliti nel Donegal, poi ci siamo trasferiti nella zona di Manorhamilton e infine abbiamo trovato la soluzione ideale a Rossinver. Cercavamo una struttura adatta ad ospitare le persone nel modo in cui avevamo immaginato fin dall’inizio. Oggi disponiamo di una casa molto funzionale, con spazi pensati per garantire comfort e privacy ai nostri ospiti.»

Irlanda on the Road™ viene spesso definito un Bed and Breakfast. È davvero così?
«In realtà no. Questa è probabilmente la cosa più difficile da spiegare. Un Bed and Breakfast tradizionale offre alloggio e colazione. Noi offriamo una vacanza completa. Andiamo a prendere gli ospiti direttamente all’aeroporto, li accompagniamo nelle escursioni, organizziamo i pasti, li guidiamo durante tutta la permanenza e li riaccompagniamo alla partenza. In pratica eliminiamo ogni preoccupazione logistica e permettiamo loro di concentrarsi soltanto sul piacere di vivere l’Irlanda.»
Come si svolge concretamente una vacanza con voi?
«Dal momento in cui l’ospite atterra a Dublino o a Knock, ci siamo noi. Lo accogliamo, lo accompagniamo a Casa Irlanda e da quel momento iniziano le escursioni quotidiane. Visitiamo la Wild Atlantic Way, il nord dell’isola, Belfast, luoghi storici, paesaggi naturali e tante località che difficilmente si troverebbero da soli. Offriamo un’esperienza costruita sulle esigenze del gruppo e sul desiderio di far conoscere l’Irlanda vera.»
Qual è il valore aggiunto di essere italiani che accompagnano altri italiani?
«Fa una grande differenza. Molte persone non si sentono completamente a proprio agio con la lingua inglese o con la guida a sinistra. Noi conosciamo entrambe le realtà: quella italiana e quella irlandese. Possiamo fare da guida, da accompagnatori e, quando serve, anche da interpreti. Questo crea tranquillità e sicurezza.»
Quali destinazioni riscuotono maggiore successo?
«Ogni ospite ha preferenze diverse. Alcuni vogliono vedere le grandi icone turistiche, altri cercano esperienze più autentiche. Organizziamo itinerari che spaziano dalla costa occidentale fino a Belfast. Collaboriamo anche con guide italiane specializzate. Personalmente seguo percorsi legati alla storia industriale dell’Irlanda e al Titanic, una materia che studio da anni e che mi appassiona particolarmente.»

Cosa apprezzano maggiormente i vostri ospiti?
«Il rapporto umano. Cerchiamo di trattarli come amici più che come clienti. Condividiamo colazioni, cene, viaggi in auto, racconti e momenti di convivialità. Molti arrivano come perfetti sconosciuti e ripartono con un rapporto che continua anche dopo il viaggio. Credo che sia proprio questo a fare la differenza.»
Quanto conta la conoscenza del territorio?
«Conta moltissimo. Le persone possono trovare facilmente online le destinazioni più famose. Noi invece portiamo gli ospiti anche in luoghi meno conosciuti, lungo strade panoramiche e scorci che abbiamo scoperto vivendo qui. È un’Irlanda che non sempre compare nelle guide turistiche ma che spesso rimane nel cuore dei visitatori.»
Avete lasciato Bologna. I vostri figli vi hanno seguito?
«No. Ed è forse uno degli aspetti più particolari della nostra storia. Normalmente sono i giovani a partire e i genitori a restare. Nel nostro caso è successo il contrario. I nostri figli hanno costruito la loro vita in Italia e noi abbiamo deciso di iniziare una nuova avventura in Irlanda.»
Quando avete capito che l’intuizione era quella giusta?
«Quando abbiamo visto arrivare i primi riscontri. Oggi riceviamo molte più richieste di quelle che possiamo soddisfare. Siamo soltanto io e Simonetta e vogliamo mantenere una dimensione familiare. Questo significa che non possiamo accogliere tutti, ma è anche la conferma che il progetto risponde a un’esigenza reale.»
Da dove arrivano principalmente i nuovi clienti?
«Sicuramente dal passaparola. È il nostro canale più importante. Quando una persona torna a casa soddisfatta e consiglia la nostra esperienza ad amici e parenti, per noi è il miglior riconoscimento possibile. Poi ci sono i social network, il sito internet e tutte le attività di comunicazione che raccontano il nostro lavoro.»

Perché avete scelto il nome Irlanda on the Road?
«Perché racconta perfettamente ciò che facciamo. Non siamo una struttura dove gli ospiti rimangono fermi. Li portiamo sulla strada, alla scoperta dell’isola. Mostriamo loro l’Irlanda attraverso gli occhi di chi ci vive ogni giorno. Non vendiamo semplicemente una vacanza: proponiamo un’esperienza.»
Che consiglio dareste a un italiano che sogna di reinventarsi all’estero?
«Di non avere paura di mettersi in gioco. Trasferirsi comporta sacrifici e difficoltà, ma offre anche opportunità straordinarie. Bisogna studiare, prepararsi e avere un progetto concreto. Se c’è passione e determinazione, le possibilità arrivano.»














































