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    ROCK OF CASHEL Cashel – Contea di Tipperary – Irlanda

    ROCK OF CASHEL, LE VOCI SACRE CHE HANNO INCANTATO TURISTI DA TUTTO IL MONDO

    Nella foto: Francesco Morelli, Presidente della sezione irlandese dell’Associazione Nazionale Carabinieri, in uniforme durante un momento ufficiale a Dublino.

    Carabinieri in Irlanda, riconoscimento istituzionale dal Presidente della Repubblica irlandese

    Pposto di blocco lungo l’autostrada M8 a Cashel, County Tipperary, all’altezza dell’uscita verso il centro

    Cashel, County Tipperary, la protesta non si ferma: presidi ancora attivi nell’Irlanda rurale

    La centralissima O’Connell Street sgomberata questa mattina dai manifestanti. Le strade circostanti vengono chiuse con barriere metalliche, per impedire l’accesso ad altri veicoli e contenere la protesta

    Dublino, blitz della Garda, liberata O’Connell Street, trattori e camion via dal centro

    Frange della destra radicale e movimenti anti-immigrazione attraversano o’connell bridge durante la protesta nel centro di Dublino

    Dublino, «Make Ireland Greate Again»: l’arrivo delle frange radicali durante la protesta del caro petrolio

    presenza ridotta della garda su o’connell bridge durante la protesta nel centro di dublino

    Proteste a Dublino, forze dell’ordine ridotte, colpisce la presenza limitata

    trattori bloccano O’Connell Street nel cuore di Dublino durante la protesta contro il caro carburante

    Dublino paralizzata: il centro assediato dai trattori della protesta contro il caro carburante

    Alexandre Ceccaldi Segretario Generale dell'ETPN insieme Marco Monopoli è Lecturer presso il Dipartimento di Chimica del Royal College of Surgeons in Ireland

    Dublino, il cuore della nanomedicina parla Italiano, verso il congresso ETPN 2026

    Il centro finanziario di Dublino in una suggestiva veduta aerea.

    L’Irlanda dei 36 miliardi di Euro, il miracolo fiscale che cammina sul filo

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    Teresa Borza, ex presidente del Club Italiano Irlanda, ritratta seduta nel giardino della sede storica di Tibradden, Rathfarnham (Co. Dublin).

    Teresa Borza: «Il Club Italiano di Tibradden, tra le colline di Dublino, è la nostra vera casa in Irlanda»

    Ivano Addabbo nel suo ristorante iMonelli

    DUBLINO, Ivano Addabbo. «La cucina italiana è patrimonio dell’umanità. Ora va difesa»

    In foto Erik Larsen, cantautore italo-danese, oggi con base a Dublino

    DUBLINO, Erik Larsen, cantautore italo-danese con base a Dublino, il viaggio interiore di “Fallin’ Down”

    Francesco Morelli presso il cimitero di Termoncarragh, durante la commemorazione delle vittime della Arandora Star.

    Arandora Star, la tragedia del 1940: 442 italiani morti lungo le coste irlandesi. A Termoncarragh in County Mayo il ricordo di Morelli

    Michele Libardi, Head Chef del ristorante Wallace Asti di Dublino

    DUBLINO – Arriva «Italian Restaurant Guide», la prima guida dei ristoranti italiani in Irlanda. Wallace Asti si prepara al debutto.

    Leonardo Biagini rappresenta l’espressione dell’artista contemporaneo, capace di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi, discipline eterogenee e confini culturali.

    Tra kickboxing vinili, filosofia e radio: il percorso internazionale di Leonardo Biagini in Irlanda

    Angelo Simeone con il marchio del suo ristorante Doppio Zero a Dublino.

    Angelo Simeone, lo chef degli italiani a Dublino: dalle ambasciate ai palazzi istituzionali

    Ivano Addabbo in cucina, nel suo ristorante iMonelli

    Dublino: Ivano Addabbo ed il successo del Ristorante italiano “I Monelli”

    Giacomo Maturro, fisioterapista italiano in Irlanda, oggi in un ruolo manageriale all’interno di una struttura sanitaria irlandese.

    Fisioterapisti italiani, professionisti d’eccellenza: l’esperienza irlandese di Giacomo Maturro

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    Irlandiani apre al turismo a Dublino: Giulio Campellone, guida italiana certificata, accompagna alla scoperta della città

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    DUBLINO – Debutta la prima Italian Restaurant Guide in Ireland: la guida che ridefinisce gli standard, certificando esclusivamente la vera cucina italiana. Un progetto unico e senza precedenti, destinato a segnare una svolta nel panorama gastronomico irlandese.

    Dublino, Arriva la guida che ridefinisce le regole della ristorazione italiana in Irlanda, solo autentica cucina italiana certificata

    Ivano Addabbo in cucina, nel suo ristorante iMonelli

    Dublino: Ivano Addabbo ed il successo del Ristorante italiano “I Monelli”

    Davide Izzo all’interno del Bar Italia, storico ristorante italiano nel cuore di Dublino

    Davide Izzo, così la cucina romana conquista Dublino

    Andrea Faustini: «Dopo il vento forte, la pioggia e il freddo delle Cliffs of Moher, un buon Irish stew è esattamente ciò che ci vuole.»

    Può un piatto irlandese conquistare anche gli italiani? Dalla pasta allo Irish stew

    Vincenzo Morelli, proprietario del ristorante Bellagio di Dublino, durante un evento di networking della comunità italiana organizzato da Irlandiani.

    Il ristoratore di Dublino Vincenzo Morelli sostiene la Pizza Connection: «Pronto a ospitare eventi di networking nel mio ristorante»

    Andrea Savignano imprenditore della ristorazione

    Andrea Savignano a Dublino: da lavapiatti a imprenditore della ristorazione, un gruppo con tre ristoranti, un bar, oltre 50 dipendenti e 5.000 clienti al mese

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    Vincenzo Morelli, proprietario del ristorante Bellagio di Dublino, durante un evento di networking della comunità italiana organizzato da Irlandiani.

    Il ristoratore di Dublino Vincenzo Morelli sostiene la Pizza Connection: «Pronto a ospitare eventi di networking nel mio ristorante»

    Il Club Italiano Irlanda alla Residenza dell’Ambasciatore Nicola Faganello, nella raffinata Temple Road, in occasione del ricevimento ufficiale per la Festa della Repubblica Italiana.

    Club Italiano Irlanda, uno dei primi punti di aggregazione della comunità italiana in Irlanda

    Foto di gruppo dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri in Irlanda insieme all’Ambasciatore d’Italia in Irlanda, Nicola Faganello, in occasione delle celebrazioni di San Patrizio a Dublino. Una presenza istituzionale che testimonia il legame tra la comunità italiana, l’Arma dei Carabinieri e le istituzioni irlandesi.

    I Carabinieri arrivano per il prossimo San Patrizio: l’Italia in divisa torna a Dublino

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    Nella foto: al Light House Cinema di Smithfield, Dublino, il momento dell’apertura dell’Italian Film Festival Ireland. Sul palco Michela Linda Magrì, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, accanto all’Ambasciatore d’Italia Nicola Faganello, insieme all’attrice Carlotta Natoli, coprotagonista del film Chiara: volti e istituzioni che raccontano l’Italia contemporanea attraverso il linguaggio universale del cinema.

    Il cinema italiano conquista l’Irlanda, a Dublino il racconto di un’identità che attraversa i confini

    Sebastiano Toscano, organizzatore dell’evento, esprime soddisfazione per la riuscita del concerto al Racket Space, nel quartiere di Glasnevin.

    DUBLINO, LA MUSICA SENZA GERARCHIE DIVENTA COMUNITÀ: IL MANIFESTO DIY DI RACKET SPACE. TOSCANO: «SONO CONTENTISSIMO, COME UN BAMBINO»

    Pierangelo Morelli, responsabile della promozione della Camera di Commercio di Cashel

    Irlandiani partner della Camera di Commercio di Cashel: al via nuove opportunità tra Italia e Irlanda

    Ivano Addabbo e Giuseppe Di Perna celebrano a Dublino il conferimento del trofeo “Miglior Manager della Ristorazione Italiana 2025”.

    Dublino, riconosciuta l’eccellenza italiana: Giuseppe Di Perna è il Miglior Manager della Ristorazione 2025

    Leonardo Biagini (DJ), Andrea Savignano (Manager) e Filippo Lottini (Assistant Manager), tra i protagonisti del “Pizza Brunch” firmato Wallace’s Asti.

    Pizza Brunch, debutto vincente a Dublino, Wallace’s Asti unisce tradizione, innovazione e DJ set

    Lo staff di Wallace’s Asti davanti al ristorante. In piedi: Head Chef Michele Libardi, Matilde Cerruti, Andrea Savignano. In primo piano: Sous Chef Willy Pellone. In fianco il Pizza Brunch.

    Dublino scopre il Pizza Brunch, al Ristorante Wallace’s Asti debutta la nuova tendenza italiana della domenica

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    Cinema italiano protagonista in Irlanda: al via l’Italian Film Festival 2026 tra Dublino, Cork, Galway e Limerick

    Irlandiani lancia il riconoscimento al “Miglior Manager della Ristorazione Italiana” a Dublino, premiando eccellenza, autenticità e leadership nel settore.

    Ristoranti Italiani a Dublino. Irlandiani premia il «Miglior Manager della Ristorazione Italiana»

    Due bambini indicano il volantino del concerto “Dublino, la musica senza gerarchie: al Racket Space il rito collettivo della scena DIY”, in programma il 25 aprile a Dublino

    Dublino, al Racket Space il concerto senza gerarchie: tre band, un solo spazio, lo spirito della scena DIY

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    West Cork, Irlanda, nuova opportunità per Pizza Chef in una struttura consolidata

    Furgone con forno per pizza immerso nello splendido paesaggio del Donegal, all’estremo Nord dell’Irlanda.

    Opportunità di lavoro per Pizzaiolo in Irlanda nella fantastica Donegal all’estremo Nord

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Andrea Piccin, primario di Ematologia al Mater Private Network di Dublino: un’eccellenza italiana ai vertici della sanità irlandese.

Francesco Dominoni by Francesco Dominoni
January 11, 2026
in Medicina
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Andrea Piccin, primario di Ematologia al Mater Private Network di Dublino: un’eccellenza italiana ai vertici della sanità irlandese.

Andrea Piccin, primario di Ematologia al Mater Private Network di Dublino: un’eccellenza italiana ai vertici della sanità irlandese.

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DUBLINO – €250.000-€300.000 lordi all’anno. È quanto guadagna un medico consultant in Irlanda, l’equivalente del primario italiano. Cifre che in Italia restano un miraggio. Ma l’alto stipendio è solo la punta dell’iceberg: dietro l’esodo dei camici bianchi verso Dublino c’è un sistema che premia la meritocrazia, restituisce autonomia decisionale e offre quello che il sistema sanitario italiano non garantisce più: dignità professionale ed economica.

I numeri parlano chiaro: dopo una tassazione del 50%, restano €10.000-€15.000 netti al mese. Abbastanza per affrontare un costo della vita proibitivo €2.000 per un monolocale, €5.000 per una casa familiare e mettere comunque da parte risparmi. Il medico italiano in Irlanda compra casa, fa vacanze, vive serenamente: lussi impensabili per molti colleghi rimasti negli ospedali della Penisola.

Ma la vera rivoluzione non è solo economica. È l’autonomia: il consultant irlandese decide in prima persona, senza gerarchie soffocanti. È la lingua: dominare l’inglese medico significa accesso diretto a letteratura scientifica, linee guida internazionali, innovazione terapeutica. È il riconoscimento: un sistema che valorizza il talento italiano nella ricerca, quello stesso “genio italico” capace di amalgamare concetti complessi meglio dei colleghi anglosassoni.

Professor Piccin, la sua storia professionale attraversa due sistemi sanitari, due culture accademiche e due visioni della medicina. In quale momento storico matura la scelta di lasciare l’Italia e quale ruolo gioca l’Irlanda in questo passaggio?
«Siamo alla fine degli anni Novanta, un periodo che coincide con due dinamiche parallele: da un lato una formazione medica italiana estremamente solida, dall’altro l’ascesa dell’Irlanda durante il boom economico della Celtic Tiger. Io mi formo all’Università di Padova, un’università che porta con sé secoli di rigore scientifico, di metodo clinico, di centralità dello studio. La mia specializzazione in ematologia e una tesi sperimentale in terapia genica mi mettono a contatto con una medicina che guarda già al futuro. L’Irlanda, in quel momento, rappresenta un Paese in espansione, aperto, che investe in ricerca, formazione avanzata e internazionalizzazione. Il trasferimento nasce formalmente dal desiderio di apprendere l’inglese, ma sostanzialmente dalla volontà di collocare la mia formazione italiana dentro un contesto globale.»

Arriva in Irlanda senza una reale padronanza della lingua inglese. Quanto pesa questo limite in un ambito, come la medicina, dominato dal linguaggio scientifico anglosassone?
«Pesa moltissimo all’inizio, ma diventa presto un motore di trasformazione. Provengo da una formazione classica, con latino e greco, e da studi di lingua tedesca. Questo mi ha dato una struttura mentale rigorosa, ma non immediatamente spendibile nel contesto anglosassone. Tuttavia la medicina, per sua natura, impone un apprendimento continuo. L’inglese non è solo uno strumento di comunicazione: è la lingua del pensiero scientifico contemporaneo. Vivere in Irlanda significa essere immersi quotidianamente nella lingua in cui sono scritte le linee guida, i trial clinici, le revisioni sistematiche. Non si tratta di tradurre, ma di pensare direttamente in inglese, e questo cambia radicalmente il modo di esercitare la medicina.»

La sua tesi svolta in Italia diventa un elemento chiave per l’accesso alla ricerca irlandese. Che valore attribuisce oggi alla formazione accademica italiana nel dialogo scientifico internazionale?
«Attribuisco un valore altissimo, purché la formazione sia realmente sperimentale e rigorosa. La mia tesi in terapia genica rappresenta un punto di svolta perché dimostra una capacità di lavorare su modelli avanzati, di produrre dati, di ragionare in termini di ricerca traslazionale. Questo mi apre le porte di un PhD presso il Trinity College Dublin, un’istituzione che seleziona sulla base della qualità scientifica, non dell’appartenenza geografica. Qui emerge un punto cruciale: quando l’università italiana funziona bene, è perfettamente competitiva a livello internazionale. Il problema non è la qualità, ma la mancanza di un sistema che la valorizzi.»

Lei ha lavorato sia in strutture italiane sia irlandesi. Qual è la prima differenza sistemica che osserva tra i due modelli sanitari?
«La differenza più evidente è il rapporto tra numero di medici e popolazione. In Irlanda il numero di medici è inferiore rispetto all’Italia, e questo rende il sistema più selettivo e meno accessibile. In Italia, invece, la sanità è più capillare, con una maggiore disponibilità di specialisti. Tuttavia, l’Irlanda compensa questa carenza numerica con un livello estremamente elevato di standard clinici. Ogni decisione terapeutica deve essere tracciabile, giustificata, aderente alle linee guida internazionali. È un sistema che privilegia la qualità certificata rispetto alla quantità.»

Dal punto di vista professionale, cosa significa essere “Consultant” in Irlanda rispetto allo specialista italiano?
«Significa assumersi una responsabilità totale. Il Consultant irlandese è una figura autonoma, che prende decisioni cliniche e terapeutiche senza una gerarchia superiore. In Italia, invece, lo specialista opera quasi sempre sotto l’autorità di un primario, che mantiene il controllo decisionale finale. Questo modello irlandese richiede una preparazione altissima, una continua formazione, ma restituisce anche una dignità professionale e una autonomia decisionale che in Italia spesso manca. È questa responsabilità diretta che giustifica, almeno in parte, gli stipendi più elevati.»

Il tema economico è spesso centrale nel dibattito sulla migrazione dei medici. Quanto incide realmente il fattore stipendio?
«Incide, ma va contestualizzato. Gli stipendi dei Consultant possono raggiungere cifre elevate, anche 250–300 mila euro lordi annui, ma il costo della vita a Dublino è estremamente alto. Affitti, servizi, istruzione, sanità privata incidono in modo significativo. Il vero vantaggio economico non è il lusso, ma la possibilità di una vita equilibrata: ferie reali, minore stress finanziario, maggiore sicurezza economica. In Italia, al contrario, molti medici vivono una condizione di frustrazione economica che non rispecchia il livello di responsabilità e competenza richiesto.»

Dal suo punto di vista, quali sono le vere cause della cosiddetta “fuga dei medici” dall’Italia?
«La causa principale è la mancanza di meritocrazia strutturata. In Italia esistono eccellenze straordinarie, una ricerca di altissimo livello, ma spesso non c’è una ricompensa proporzionata all’impegno. I turni sono pesanti, la popolazione è sempre più anziana e complessa, e il riconoscimento economico e professionale è limitato. Questo genera una disaffezione progressiva. L’Irlanda, pur con le sue difficoltà, offre un sistema in cui il merito è più visibile e più premiato.»

L’ingresso nel sistema sanitario irlandese è semplice per un medico italiano?
«No, è un percorso burocraticamente complesso. I titoli sono riconosciuti a livello europeo, ma devono essere tradotti, autenticati, validati dall’ordine medico irlandese, che è unico per tutto il Paese. Questo processo richiede tempo e spesso un supporto legale o amministrativo. Tuttavia, una volta superata questa fase, la selezione diventa esclusivamente professionale.»

Una volta superata la burocrazia, la carriera è facilitata o ostacolata?
«È fortemente competitiva. L’Irlanda, e in particolare Dublino, attrae professionisti da tutto il mondo: Nord America, Regno Unito, Europa continentale. Per emergere bisogna produrre ricerca, pubblicare, partecipare a congressi internazionali, portare dati concreti. Non è un sistema che regala nulla, ma è un sistema che riconosce il valore reale.»

Come viene percepito oggi il medico italiano nel contesto internazionale?
«Il medico italiano è generalmente molto apprezzato per la sua profondità culturale, per la capacità di ragionamento clinico complesso e per la qualità della scrittura scientifica. Forse meno immediato nell’uso di acronimi e linguaggio sintetico, ma molto forte nella costruzione concettuale. Questo rappresenta un vantaggio reale nella produzione scientifica di alto livello.»

Se dovesse sintetizzare il rapporto tra Italia e Irlanda nella medicina contemporanea, quale concetto sceglierebbe?
«Sceglierei il concetto di integrazione virtuosa. L’Italia offre tradizione, metodo, umanesimo medico. L’Irlanda offre sistema, internazionalità, meritocrazia. Quando questi due mondi dialogano, la medicina non solo migliora, ma diventa più giusta, più efficace e più moderna.»

Tags: Andrea Piccincarriere mediche internazionaliematologiaFuga dei Cervellimedici italiani all’esteromedicomeritocrazia sanitariasanità irlandese
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Francesco Dominoni

Francesco Dominoni

Francesco Dominoni è giornalista iscritto all’Albo dei Giornalisti di Venezia, direttore di Irlandiani e consigliere del COMITES Irlanda. Laureato in Scienze Politiche a Milano, ha una formazione in Project ed Event Management ed è certificato come Salesforce Administrator e Google AI Essentials. Vive e lavora in Irlanda dal 2002, dove da oltre vent’anni si occupa di comunicazione, cultura, innovazione e trasformazione digitale, collaborando con istituzioni, imprese e progetti editoriali tra Italia e Irlanda.

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