Niente retorica, niente cartoline patinate. Alla Thomas Prior Hall, durante la decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, l’Italia sceglie una strada diversa: contenuti, competenza, autenticità. Si parla di erbe selvatiche, di territorio, di innovazione responsabile. Si parla, soprattutto, di cultura del cibo come fatto politico e identitario.
A tenere il filo del dialogo tra Italia e Irlanda è Michela Linda Magrì, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino.
Direttrice Magrì, com’è andata la serata?
«Benissimo. Non poteva essere altrimenti. La Settimana della Cucina Italiana è un momento fondamentale: celebrare il nostro patrimonio significa anche mettere in relazione due Paesi, Italia e Irlanda, attraverso il linguaggio universale del cibo».
Perché il cibo è così centrale nel dialogo culturale?
«Perché parlare di food significa parlare di know-how, tradizione, territorio, ma anche di innovazione. Il cibo italiano è un’eccellenza riconosciuta e sempre più apprezzata in Irlanda».
Il pubblico irlandese come reagisce?
«Con entusiasmo e curiosità. L’Irlanda ha un rispetto profondo per la qualità. E l’Italia, su questo terreno, resta una maestra riconosciuta».
Che cosa insegna l’Italia questa sera?
«Il valore dell’autenticità: prodotti veri, identità forte, rispetto per la terra. Ma attenzione: non siamo qui solo per insegnare».
Che cosa impara, allora, l’Italia?
«Le best practices irlandesi: attenzione al territorio, al chilometro zero, alla sostenibilità. L’Irlanda tutela i propri prodotti locali in modo esemplare. È un modello che va osservato e, dove possibile, replicato».
La sorpresa del menu?
«L’ortica. La conoscevo come pianta, non come ingrediente. Grazie agli chef irlandesi ne scopro un uso culinario inatteso. Una lezione che porto con me».
Il radicchio diventa protagonista. Perché?
«Perché è la sintesi perfetta del Made in Italy: qualità, storia, tecnica produttiva. Racconta la fatica e la sapienza dei nostri territori».
Che ruolo hanno eventi come questo nei rapporti tra Italia e Irlanda?
«Un ruolo chiave. Sono appuntamenti che devono portare idee nuove, collaborazioni concrete e una maggiore consapevolezza: la qualità del cibo è qualità della vita».
Se dovesse riassumere la serata in una parola?
«Anzi, in due: love e rispetto. Lo dice un relatore irlandese, ed è difficile contraddirlo. È il cuore della buona cucina e del buon vivere».
































