«Mi sono trasferito in Irlanda dall’Italia perché qui mi offrivano il doppio dello stipendio lavorando la metà», racconta Ivano Addabbo dal suo ristorante italiano nella terra celtica. Ivano Addabbo, proprietario del ristorante italiano iMonelli nella vivace zona di Portobello, a Dublino, rappresenta oggi un esempio concreto di come il dialogo tra culture possa trasformarsi in eccellenza gastronomica. Il segreto? Una sintesi precisa e consapevole: ingredienti irlandesi di altissima qualità che si fondono con tecniche e prodotti italiani, dando vita a una proposta culinaria solida, riconoscibile e sempre più apprezzata da una clientela internazionale, attenta e fidelizzata. Il ristorante si affaccia lungo il suggestivo Grand Canal, l’arteria d’acqua che attraversa la città collegando idealmente la contea di Kildare fino all’area di Ballsbridge, oggi cuore pulsante dell’innovazione dove sorge anche il quartier generale europeo di Google. Un contesto simbolico, dove tradizione e futuro convivono, proprio come nella cucina di iMonelli. In questo scenario dinamico si inserisce con forza la visione di Irlandiani, che porta avanti una missione chiara e ambiziosa: valorizzare i talenti italiani nel mondo della gastronomia, raccontando storie autentiche, capaci di ispirare e di costruire un ponte concreto tra Italia e Irlanda.Tra i tavoli del ristorante, nel cuore di Dublino, si avvicendano personalità di primo piano come i capi del Governo irlandese: Leo Varadkar a Micheál Martin, fino a figure iconiche dello sport e dello spettacolo come lo scomparso Totò Schillaci, Gianni Rivera e Demetrio Albertini. Non mancano esponenti del mondo imprenditoriale tra cui Michael O’Leary patron di Ryanair.

Ivano, come nasce il tuo percorso in Irlanda?
«È una storia che nasce quasi per caso, ma che poi si trasforma in una scelta di vita. Arrivo in Irlanda per raggiungere mio fratello, senza grandi piani. In Italia lavoravo duramente, anche quindici ore al giorno. Qui mi propongono condizioni completamente diverse: il doppio della retribuzione e metà delle ore. Decido di restare, inizio a costruire il mio percorso e, giorno dopo giorno, questo Paese diventa casa. Oggi posso dire che l’Irlanda mi ha dato tanto e continuo a ringraziarla ogni giorno.»
L’impatto iniziale con la lingua e la cultura è stato difficile?
«Sì, assolutamente. Non parlavo una parola di inglese quando sono arrivato. È stata una sfida reale, concreta. Ma come spesso accade qui, il pub diventa una scuola di vita. Ho imparato ascoltando, parlando, vivendo il contesto. L’Irlanda ha questa capacità unica di accogliere e, allo stesso tempo, spingerti a crescere.»
Oggi sei un imprenditore affermato. Fare impresa in Irlanda è davvero più semplice rispetto all’Italia?
«L’Irlanda è una terra fertile. È un Paese che premia l’iniziativa, che lascia spazio a chi ha voglia di fare. Se lavori bene, i risultati arrivano. I clienti sono aperti, curiosi, pronti a provare. C’è una leggerezza nel vivere il ristorante che aiuta molto: qui si viene per stare bene, per divertirsi, e questo crea un ambiente positivo anche per chi lavora.»
Parliamo di cucina: qual è la filosofia dietro “I Monelli”?
«La nostra filosofia è chiara: qualità e autenticità. Prepariamo tutto internamente, partendo da materie prime selezionate. Utilizziamo prodotti locali irlandesi, come le patate per gli gnocchi o le carni, ma li lavoriamo con tecniche italiane e abbiniamo ingredienti importati dall’Italia. È un equilibrio tra due mondi che funziona molto bene.»

Quali sono i piatti più richiesti dai vostri clienti?
«I paccheri con la rana pescatrice sono tra i più amati, rappresentano perfettamente la nostra identità: tradizione italiana con un tocco contemporaneo. Molto richiesto anche lo stinco di maiale irlandese. Gli italiani, invece, cercano spesso sapori più “di casa”, come gli spaghetti allo scoglio o le pappardelle al cervo.»
Esiste un piatto simbolo che rappresenta davvero “I Monelli”?
«Sì, direi il pacchero al cervo. È diventato il nostro cavallo di battaglia. Racchiude tutto: materia prima irlandese, tecnica italiana e una forte identità. È il piatto che più ci rappresenta. Senza dubbio una millefoglie alle fragole, accompagnata da un buon Prosecco.»

































