Prosegue il viaggio di Irlandiani alla scoperta delle storie degli italiani che hanno scelto di costruire la propria vita e la propria carriera in Irlanda. Oggi incontriamo Giacomo Maturro, fisioterapista con una lunga esperienza nel settore, recentemente promosso a un ruolo manageriale di coordinamento all’interno di una struttura sanitaria irlandese. La sua testimonianza racconta con chiarezza il percorso dei fisioterapisti italiani all’estero: professionisti con una preparazione solida, riconosciuta e apprezzata anche fuori dai confini nazionali.
Giacomo, da dove comincia la tua avventura irlandese?
«Inizia più di vent’anni fa, quando sono venuto per la prima volta in Irlanda in vacanza. Rimasi colpito dai paesaggi e dalla gente. Sono tornato più volte, sempre da turista, finché ho deciso di trasformare quella curiosità in una vera esperienza di vita e di lavoro.»
Qual è stata la tua più grande paura prima di partire?
«Senza dubbio la lingua. Temevo di non riuscire a comunicare e di non sapermi muovere fuori dalla mia comfort zone. Poi ho scoperto che molte cose qui sono più semplici che in Italia, a partire dalla burocrazia.»
Quali sono le principali differenze per un fisioterapista che lavora in Irlanda rispetto all’Italia?
«La più significativa è che qui, lavorando nel pubblico, puoi esercitare anche nel privato. In Italia questo non è possibile, perché vige l’incompatibilità. In Irlanda invece un fisioterapista ospedaliero può avere anche uno studio proprio o collaborare con cliniche private.»
Dal punto di vista economico, che prospettive ci sono?
«Un neolaureato senza esperienza parte da circa 50.000 euro lordi all’anno. Con l’esperienza e le specializzazioni si può arrivare intorno ai 75.000 euro, fino anche agli 80-90.000. A questo si aggiunge l’attività privata, che consente di integrare ulteriormente il reddito.»
E in Italia quanto guadagna un fisioterapista?
«Quando lavoravo nel pubblico, nel 2015, guadagnavo poco meno di 1.800 euro netti al mese. La differenza è evidente.»
Come funziona la crescita professionale in Irlanda?
«È fortemente basata sulla meritocrazia. Dopo circa tre anni di esperienza puoi diventare “Senior Physiotherapist”. Poi si aprono ruoli specialistici e, con il tempo, anche posizioni manageriali. Qui il valore professionale viene riconosciuto concretamente.»
Il tuo primo giorno di lavoro in Irlanda com’è stato?
«C’era un po’ di tensione: lingua diversa, terminologia tecnica nuova. Però gli irlandesi hanno un atteggiamento molto aperto e collaborativo. Mi hanno aiutato fin da subito e in poche settimane mi ero già adattato.»
Cosa hai trovato in Irlanda che in Italia ti mancava?
«Opportunità. Non solo economiche, ma anche di crescita personale e professionale. Qui c’è apertura verso nuove idee e nuove tecniche. È uno scambio reciproco: noi portiamo la solidità della nostra formazione, loro offrono spazi concreti per crescere.»
Cosa diresti a un giovane fisioterapista italiano che vuole intraprendere questa strada?
«Che l’Irlanda è un Paese eccellente dove mettersi alla prova. È Europa, vicina all’Italia, con meno barriere burocratiche e molte opportunità. Il consiglio è di superare le paure iniziali e provarci. È un’esperienza che arricchisce, anche se fatta per un periodo.»
Hai cambiato più volte lavoro in Italia prima di trasferirti. Qual è stato il cambiamento più difficile?
«Paradossalmente, il passaggio dall’Italia all’Irlanda è stato il più semplice. Sono partito con entusiasmo e ho trovato condizioni favorevoli. Qui la vita quotidiana è più scorrevole di quanto si possa immaginare.»
In conclusione, cosa rappresenta per te oggi l’Irlanda?
«Una scelta vincente, sia dal punto di vista professionale che personale. È un Paese che mi ha accolto e che continua a offrirmi stimoli e motivazioni per crescere.»





























