Salvatore Merando è tra gli ideatori di Smart Soul Connection, un festival che negli ultimi quattro anni ha dato vita a un autentico ponte musicale tra Dublino e l’Italia, unendo appassionati delle culture soul, mod, jazz, beat e ska. Il progetto nasce dall’amicizia storica con i dublinesi Marty Kelly e Joe Moran, ai quali si è aggiunta nel tempo la collaborazione con figure della scena musicale come Michele Savini.
Calabrese di origine ma milanese d’adozione, residente da oltre quarant’anni a Milano, Merando coltiva un legame speciale con Dublino che affonda le sue radici nel 1989, quando arrivò nella capitale irlandese per un mese di studio della lingua inglese. Da quell’estate nacque qualcosa di più di un semplice viaggio: un rapporto umano e culturale che negli anni si è consolidato attraverso amicizie profonde con alcuni “dubliners”, frequentazioni costanti e persino un’esperienza professionale nella capitale irlandese, lavorando per una stagione di sei mesi presso The Irish Times, quando la redazione si trovava ancora nel cuore della città accanto al Trinity College. Il risultato è un gemellaggio culturale sempre più solido tra Irlanda e Italia, capace di portare italiani a Dublino e irlandesi in Italia, creando una comunità musicale che si ritrova ogni anno tra le due sponde d’Europa. Nel 2026 il festival tornerà con una nuova edizione che conferma questa vocazione internazionale: Dublino ospiterà l’evento il 20 e 21 marzo, mentre la seconda tappa si terrà in Italia, a Livorno dal 12 al 14 giugno, nella spettacolare cornice della Terrazza Mascagni.

Salvatore, quando sei arrivato in Irlanda e cosa ti ha spinto a restare? È stata una scelta professionale, culturale o una forma di nuova appartenenza?
«Con l’Irlanda ho un rapporto molto speciale, cominciato sin dal 1989 quando venni a Dublino per un mese a studiare inglese. Da lì l’amore per l’Irlanda, e per Dublino in particolare, è diventato sempre più forte e costante, grazie anche a dei cari amici “dubliners” con cui sono in continuo contatto proprio da quell’estate.»
Di quale città italiana sei originario?
«Sono nato a Cosenza e mi sono trasferito a 18 anni a Milano, dove risiedo con la mia famiglia. Ho forti relazioni con la Toscana, sia perché mia moglie è fiorentina, sia perché è lì che abbiamo la nostra casa estiva.»
Quanto della tua identità italiana entra oggi nell’organizzazione di un evento che nasce a Dublino?
«L’idea del Smart Soul Connection Festival nasce nell’autunno del 2022 insieme agli amici di una vita, entrambi dublinesi, Marty Kelly e Joe Moran. Tutti e tre siamo appassionati da sempre di musica soul, mod e jazz, e siamo legati strettamente alle relative sottoculture. Ci dicemmo: perché non fare qualcosa ogni anno, a Dublino e in Italia (la scelta è poi caduta sulla Toscana), che crei un ponte tra gli appassionati di queste sottoculture, stili e suoni, dando la possibilità di visitare i due Paesi e creando un gemellaggio continuo? Quindi c’è tanto di Italia nella voglia di far conoscere luoghi, sapori, stile e il nostro “way of life”.»
Sei un italiano che organizza un festival soul in Irlanda. Quanto pesa la responsabilità e l’orgoglio, di portare un pezzo di Italia dentro la scena musicale dublinese?
«Più che responsabilità è puro piacere: il piacere di conoscere persone con la mia stessa passione e testimoniare che contesti musicali e sottoculture “normali” in Irlanda hanno un grande seguito anche in Italia.»
Smart Soul Connection non è solo una due giorni musicale. È corretto dire che stai costruendo un ponte stabile tra Italia e Irlanda?
«L’obiettivo è proprio quello. E siamo già al quarto anno consecutivo!»
Dieci italiani, da Lombardia, Emilia-Romagna e Marche, arriveranno a Dublino per l’edizione di marzo. Che valore simbolico ha questa “migrazione musicale” al contrario?
«Tanto! La cultura modernista e soul italiana darà un tocco di colore e spirito latino a Dublino il 20-21 marzo.
Bisogna seguire l’account Instagram @soul.stomp (gestito dagli amici irlandesi) e @smart_soul_connection (gestito dagli italiani) iscriversi ai gruppi Facebook Smart Dublin e Smart Soul Connection per avere tutte le informazioni, supporto per l’acquisto dei ticket e consigli su dove alloggiare a Dublino in quel weekend.»
A giugno accadrà l’inverso: gli irlandesi voleranno a Livorno. È qui che il progetto diventa realmente un gemellaggio culturale?
«Sì, ce lo aspettiamo. Saremo in uno scenario mozzafiato: il locale che ospiterà il lungo weekend del 12-13-14 giugno è il Surfer Joe, che affaccia sulla maestosa Terrazza Mascagni. Il programma è ricchissimo: tre band, stand, talk sullo stile e la moda delle sottoculture “smart”, workshop di danza Northern Soul e all-nighters con musica soul, jazz, beat e ska.»
La seconda serata a Dublino vedrà esclusivamente DJ italiani. È un modo per affermare la qualità della scena italiana all’estero?
«Questa è la grande novità dell’edizione dublinese 2026. Abbiamo deciso di dedicare la serata del sabato 21 marzo al Thomas House esclusivamente a DJ italiani, tra cui il sottoscritto e un caro amico italiano che vive a Dublino, Michele Savini, conosciuto in città per le sue serate periodiche chiamate Soundglasses.»

Quanto è difficile per un italiano organizzare un evento musicale in Irlanda? Hai mai percepito differenze culturali nel modo di vivere la musica e la comunità?
«Questo è un tasto dolente che vale per entrambi i Paesi: bisogna darsi molto da fare per costruirsi una reputazione organizzativa solida con i gestori delle venue. Non è immediato, soprattutto quando si parla di scene non mainstream. Bisogna puntare tutto sull’affidabilità e sulla capacità di creare una vera community.»
Cosa scoprono gli irlandesi quando incontrano la sensibilità musicale italiana? E cosa scoprono gli italiani quando vivono la scena soul dublinese?
«Gli irlandesi impazziscono per l’”italian way of life” e rimangono estasiati dall’accoglienza, dal calore e dalla bellezza dei nostri luoghi. Per questo abbiamo scelto la Toscana e Livorno a inizio estate: per dare la possibilità di unire la musica a una vacanza al mare.»
In un’epoca in cui l’emigrazione italiana assume nuove forme, possiamo leggere Smart Soul Connection anche come una storia di integrazione riuscita?
«Penso proprio di sì. Sono nati tanti nuovi amici irlandesi e ritrovarsi almeno due volte all’anno crea un senso di amicizia davvero speciale.»
Che ruolo gioca la rete italiana a Dublino penso anche alla collaborazione con Michele Savini nella costruzione di questo asse culturale?
«Un ruolo fondamentale. Ci auguriamo, anche tramite voi, di far conoscere l’iniziativa e di vedere tanti italiani residenti in Irlanda a Dublino il 20-21 marzo e poi a Livorno il 12-14 giugno (c’è il volo diretto giornaliero Dublino-Pisa!).»
Se dovessi spiegare a un giovane italiano appena arrivato in Irlanda perché questo progetto è importante, cosa gli diresti? E cosa speri che resti di questo ponte tra Dublino e Livorno tra cinque anni?
«Gli direi: “Vieni a conoscerci il 20-21 marzo, scoprirai quella che noi chiamiamo soul togetherness e te ne innamorerai!”. E per il futuro… beh, vi aspettiamo tutti, lettori del sito, a Dublino e Livorno per l’edizione Smart Soul Connection 2031!»

































