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Dublino, il cuore della nanomedicina parla Italiano, verso il congresso ETPN 2026

Francesco Dominoni by Francesco Dominoni
March 7, 2026
in Medicina
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Alexandre Ceccaldi Segretario Generale dell'ETPN insieme Marco Monopoli è Lecturer presso il Dipartimento di Chimica del Royal College of Surgeons in Ireland

Alexandre Ceccaldi Segretario Generale dell'ETPN insieme Marco Monopoli è Lecturer presso il Dipartimento di Chimica del Royal College of Surgeons in Ireland

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Dublino si prepara a diventare uno dei principali crocevia mondiali della ricerca scientifica. Tra giugno e luglio 2026, la capitale irlandese ospiterà la 21ª conferenza annuale della European Technology Platform on Nanomedicine, appuntamento di riferimento per la comunità internazionale della nanomedicina.

La sede scelta è il prestigioso Royal College of Surgeons in Ireland, una delle istituzioni accademiche più autorevoli d’Europa nel campo delle scienze mediche. Qui si incontreranno ricercatori, clinici, aziende biotech e investitori, chiamati a discutere il futuro di una disciplina che promette di cambiare il modo in cui comprendiamo e curiamo le malattie. Eppure, nonostante la cornice sia irlandese, l’anima scientifica dell’evento parla profondamente italiano. Nei laboratori europei della nanomedicina, infatti, la presenza di ricercatori italiani è da anni una delle più significative, sia per numero sia per qualità dei contributi scientifici. Il congresso di Dublino diventa così anche una fotografia del ruolo crescente dell’Italia nella ricerca biomedica internazionale. Un primato silenzioso ma concreto, costruito attraverso università, centri di ricerca e scienziati che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono a spingere avanti uno dei settori più avanzati della medicina contemporanea.

L’ITALIA, UNA PRESENZA CHE PESA NELLA RICERCA EUROPEA

In una piattaforma che riunisce 27 Paesi europei, l’Italia emerge con una presenza che non passa inosservata. All’interno della European Technology Platform on Nanomedicine, la partecipazione italiana non è soltanto ampia dal punto di vista numerico: è anche una delle più solide e strutturate sotto il profilo dell’impegno istituzionale ed economico.

Le istituzioni italiane, infatti, risultano oggi tra i principali contributori delle quote associative dell’organizzazione, un segnale chiaro di partecipazione attiva e di investimento concreto nello sviluppo della nanomedicina europea. Non solo ricerca, dunque, ma anche sostegno strategico alle infrastrutture che permettono alla scienza di crescere e di trasformarsi in innovazione. A sottolinearlo è lo stesso Alexandre Ceccaldi, Segretario Generale dell’ETPN, che osserva come la presenza italiana nella ricerca europea sia storicamente molto significativa. «C’è sempre stata una percentuale enorme di italiani nella ricerca europea», afferma. Una realtà che va ben oltre l’aneddoto. Perché, se si guarda ai grandi progetti scientifici e ai laboratori internazionali, il contributo degli scienziati italiani appare sempre più come uno dei pilastri della comunità scientifica europea, capace di portare competenze, creatività e una forte tradizione accademica in alcuni dei settori più avanzati della ricerca contemporanea.

L’ITALIANITÀ A DUBLINO È RAPPRESENTATA DA FIGURE DI SPICCO COME MARCO MONOPOLI

Marco Monopoli è Lecturer presso il Dipartimento di Chimica del Royal College of Surgeons in Ireland, dove sta sviluppando un centro multidisciplinare dedicato alla comprensione completa dei meccanismi di interazione tra nanomateriali e sistemi viventi.

Questo lavoro è fondamentale per le applicazioni nel campo della nanomedicina, della nanotossicologia e per la valutazione dell’impatto ambientale di questi materiali. Gli studi del professor Monopoli si sono concentrati in particolare sull’identificazione delle forze che governano le interazioni bio-nano e sulla comprensione delle implicazioni biologiche della cosiddetta “protein corona”, lo strato di proteine che si forma attorno alle nanoparticelle quando entrano in contatto con sistemi biologici. Nel corso delle sue ricerche, professor Monopoli ha sviluppato diversi metodi per isolare e caratterizzare questi complessi nanoparticella-protein corona, combinando tecniche fisico-chimiche e approcci di proteomica avanzata.

PER IL DOTTOR ANDREA PICCIN: «LA NANOMEDICINA È LA NUOVA FRONTIERA DELLA MEDICINA MODERNA»

Tra queste figure spicca Andrea Piccin, ematologo e primario presso il Mater Private Network, che rappresenta uno degli esempi più autorevoli della presenza scientifica italiana in Irlanda.

«La nanomedicina rappresenta una delle frontiere più promettenti della medicina moderna», spiega Piccin. «Significa poter progettare terapie sempre più mirate, capaci di colpire la malattia con una precisione che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Eventi come il congresso ETPN sono fondamentali perché permettono di mettere in dialogo ricerca di base, clinica e industria». Secondo il medico italiano, la scelta di Dublino non è casuale. «L’Irlanda negli ultimi anni ha costruito un ecosistema scientifico molto dinamico. Università, ospedali e centri di ricerca lavorano sempre più in sinergia con il mondo dell’innovazione e delle startup biotecnologiche».

LA NASCITA DELLA PIATTAFORMA ITALIANA

Il successo a livello europeo è il risultato di un lungo lavoro di coordinamento nazionale. Negli ultimi anni, l’ecosistema italiano è cresciuto significativamente, passando dalla partecipazione a incontri locali come Nano Innovation a Roma, alla creazione di una vera e propria Piattaforma Italiana di Nanomedicina. Questo approccio, sia “top-down” (coinvolgendo università e centri di ricerca) che “bottom-up”, mira a unire le eccellenze italiane per evitare la dispersione delle idee e favorire lo scambio di competenze.

IL CONGRESSO: QUANDO LA NANOMEDICINA ESCE DAI LABORATORI

Non sarà una semplice conferenza accademica. Il Congresso di Nanomedicina di Dublino 2026 si annuncia piuttosto come un punto di incontro tra ricerca scientifica e pratica clinica, un luogo dove le scoperte dei laboratori iniziano a trasformarsi in strumenti concreti per la medicina di tutti i giorni.

Al centro del dibattito ci saranno alcune delle frontiere più avanzate della ricerca biomedica. Si parlerà di sistemi innovativi di drug delivery, capaci di rendere le chemioterapie più intelligenti e mirate, riducendo gli effetti collaterali e aumentando l’efficacia dei trattamenti. Ma anche di medicina rigenerativa, con nuovi materiali progettati per favorire la guarigione delle ferite e la ricostruzione dei tessuti danneggiati. Sul tavolo, inoltre, una delle sfide più ambiziose della medicina contemporanea: lo sviluppo di vaccini personalizzati contro il cancro. Il filo conduttore del congresso è chiaro: mettere i clinici al centro della ricerca. Non partire dalle tecnologie, ma dai bisogni reali dei medici e dei pazienti. In questa prospettiva la nanomedicina viene vista come una vera e propria “cassetta degli attrezzi” della medicina del futuro, capace di offrire soluzioni nuove a problemi terapeutici che, ancora oggi, restano aperti.

DUBLINO, CROCEVIA DEL TALENTO EUROPEO

Non è casuale la scelta di Dublino e del Royal College of Surgeons in Ireland come sede del congresso. L’istituzione, fondata nel XVIII secolo, rappresenta una sintesi rara tra tradizione accademica e infrastrutture scientifiche all’avanguardia. Un luogo dove la storia incontra la ricerca più avanzata.

Ma è l’intera città a giocare un ruolo decisivo. Negli ultimi anni Dublino si è affermata come uno dei principali hub internazionali dell’innovazione, una piattaforma naturale di collegamento tra Europa e Stati Uniti, capace di attrarre talenti, investimenti e grandi aziende tecnologiche. In questo ecosistema dinamico, la scienza non resta chiusa nei laboratori: dialoga con l’impresa, con il capitale e con il mercato globale. È proprio qui che l’European Technology Platform on Nanomedicine intende svolgere uno dei suoi ruoli più ambiziosi: aiutare i ricercatori europei ad attraversare la cosiddetta “Valle della Morte”, quel passaggio critico che separa la ricerca pubblica dall’investimento privato. Un confine dove molte innovazioni rischiano di fermarsi. L’obiettivo è trasformare le migliori idee nate nei laboratori europei, spesso guidate anche da scienziati italiani , in startup e spin-off capaci di crescere e restare in Europa. Perché il vero nodo della competizione globale non è solo produrre conoscenza, ma saperla trasformare in valore economico, industriale e sociale. E Dublino, oggi, sembra avere tutte le carte in regola per diventare uno dei luoghi dove questo passaggio può finalmente compiersi.

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Francesco Dominoni

Francesco Dominoni

Francesco Dominoni è giornalista iscritto all’Albo dei Giornalisti di Venezia, direttore di Irlandiani e consigliere del COMITES Irlanda. Laureato in Scienze Politiche a Milano, ha una formazione in Project ed Event Management ed è certificato come Salesforce Administrator e Google AI Essentials. Vive e lavora in Irlanda dal 2002, dove da oltre vent’anni si occupa di comunicazione, cultura, innovazione e trasformazione digitale, collaborando con istituzioni, imprese e progetti editoriali tra Italia e Irlanda.

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