Atterra a Dublino nel 2008 per un’esperienza lavorativa all’estero. «Dopo diciotto anni sono ancora qua», dice con un sorriso Michele Savini. Italiano. Appassionato. Oggi anima e volto di Soundglasses. Un progetto musicale che nasce nel 2017. Un percorso musicale che prende forma lontano dall’Italia ma ne conserva lo sguardo. Soundglasses rilancia e compie un passo decisivo: produce per la prima volta la release in vinile di una band irlandese. Un ponte tra la scena locale e un pubblico internazionale sensibile alla musica indipendente e al valore del formato fisico. Un dialogo culturale che rafforza l’asse tra Irlanda e comunità italiana.
Soundglasses è prima di tutto identità. Radio show dedicato al suono degli anni Sessanta e alla cultura mod. Eleganza. Black music. Ricerca. Nessuna nostalgia. Visione contemporanea che tiene insieme radici e futuro. Anche radici italiane, fatte di stile, dettaglio, estetica. Nel 2019 debutta al The Big Romance di Dublino. Diventa presenza stabile della scena cittadina. Approda anche al Fidelity, tempio dell’ascolto hi-fi. Il vinile come scelta culturale. Accanto a Savini c’è Kike Martinez, DJ spagnolo residente a Dublino. Collezionista e selezionatore in vinile, si muove tra soul, R&B, 60s beat e sonorità mod. Porta un approccio rigoroso alla ricerca musicale e una sensibilità internazionale maturata tra scena iberica e irlandese. La sua cifra è l’attenzione al dettaglio sonoro e alla qualità dell’ascolto, sempre in analogico. Dalla cultura musicale italiana alla scena indipendente di Dublino. Michele Savini porta nella capitale irlandese uno sguardo fatto di stile, dettaglio e radici soul. Soundglasses diventa il suo laboratorio sonoro. Un progetto che parla italiano ma suona internazionale. Lo incontriamo per un botta e risposta senza filtri.

Michele, da dove nasce il tuo rapporto con la musica e con il vinile?
«Nasce oltre quindici anni fa. Sono prima di tutto un collezionista. Il vinile è studio, ricerca, ascolto profondo. Quando arrivo a Dublino realizzo un sogno. Qui la musica ha un peso diverso rispetto all’Italia. È centrale. È comunità. È incontro quotidiano. Per un italiano significa entrare in una scena viva e sentirsi parte di qualcosa di autentico.»
Quanto conta la tua italianità dentro Soundglasses?
«Conta nello sguardo. Vengo da una cultura dove stile, estetica e cura del dettaglio sono naturali. La cultura mod guarda molto all’Italia degli anni Sessanta. Eleganza. Design. Identità. Porto questa sensibilità in Irlanda. Non come nostalgia, ma come linguaggio attuale.»
Come nasce Soundglasses?
«Nasce da un’esigenza personale. Voglio uno spazio libero. Raccontare la soul music e la cultura mod senza filtri. Condividere le mie ricerche. Quello che è un mondo privato inizia a coinvolgere altri. La passione diventa comunità. Gli ascoltatori si riconoscono. Cresce un pubblico.»
Qual è oggi il tuo ruolo nel progetto?
«È totale. Ideo i concept. Prendo le decisioni. Organizzo gli eventi. Seguo ogni dettaglio. Soundglasses riflette il mio sguardo e la mia responsabilità. Ogni fase passa da me.»
Esiste una strategia a lungo termine?
«Non c’è un piano rigido. Soundglasses vive dell’energia delle persone. Del pubblico. Dei collaboratori. Ogni evento nasce da lì. La passione guida. La curiosità spinge avanti. La crescita è naturale, non forzata.»
































