DUBLINO –
I Carabinieri sfilano lungo le vie della capitale celtica davanti a mezzo milione di persone. Una visibilità straordinaria all’estero per l’Arma, rafforzata anche dalla presenza della Federazione Italiana Dei Combattenti Alleati (FIDCA) sezione EIRE e del II BTG ACA di Fossano, che contribuisce a dare ulteriore prestigio e valore istituzionale al contingente italiano. Un contesto che consacra il ruolo di Francesco Morelli, Presidente della sezione irlandese dell’Associazione Nazionale Carabinieri, autentico ambasciatore di questo corpo in terra irlandese. C’è un momento, lungo il percorso della parata di San Patrizio, in cui la festa sembra fermarsi. Lo sguardo della folla si sposta: non sui carri, non sulla musica, ma su un gruppo di uomini in uniforme. Sono i Carabinieri italiani, e attorno a loro nasce qualcosa di inatteso: applausi, sorrisi, richieste di autografi.
Tre chilometri e mezzo di sfilata. Un percorso che attraversa il cuore di Dublino: prende avvio da Parnell Square, scorre lungo O’Connell Street, supera l’O’Connell Bridge e si apre davanti al prestigioso Trinity College. Da qui devia verso Dame Street, lambisce il Dublin Castle, sfiora la solennità della Christ Church e prosegue fino all’area di Cuffe Street e Kevin Street, a ridosso della Cattedrale di San Patrizio. Non è solo curiosità. È riconoscimento, è rispetto, è un legame che supera i confini. A guidare il gruppo c’è Francesco Morelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri in Irlanda, che si muove con discrezione ma finisce al centro di un’accoglienza che ha il sapore di un abbraccio collettivo.

È proprio qui, nel cuore della città, lungo O’Connell Bridge, davanti a uno dei palchi più esclusivi della parata, dove il pubblico arriva a pagare fino a 200 euro per un posto a sedere , che Morelli viene intervistato dalla televisione irlandese, mentre la folla osserva e applaude. Una scena che restituisce la misura di quanto l’Italia, anche attraverso i suoi simboli, sappia farsi riconoscere e rispettare anche nella capitale celtica.
Presidente Morelli, qual è il bilancio di questa giornata?
«Più che di bilanci, mi piace parlare di esperienze. È stata una giornata bellissima, i gruppi arrivati dall’Italia si sono comportati in modo esemplare. Quest’anno, dato che c’erano pochi veterani irlandesi, si sono uniti a noi in un unico grande schieramento: è stato un momento di fratellanza autentica».

C’è stato un istante in cui l’emozione ha superato la formalità?
«Senza dubbio il saluto alla Presidente d’Irlanda. È stato un momento altissimo: abbiamo percepito chiaramente che lei stessa si è emozionata nel ricevere il nostro omaggio. Ma la verità è che ogni singola persona che incontri lungo il percorso della parata ti regala un’emozione diversa».
Si è sentita la voce dell’Italia tra la folla di Dublino?
«Moltissimo. Rispetto agli altri anni, la presenza dei nostri connazionali è stata imponente. Sentivamo gridare “Carabinieri!” da ogni lato. C’era un orgoglio palpabile, la gente ci ringraziava perché sentiva di aver portato un pezzo di patria nel cuore della parata. Siamo stati persino invitati al microfono per parlare dell’Italia e del nostro legame con questa terra».

Lei vive qui da quasi trent’anni. Come si spiega questo legame così profondo tra italiani e irlandesi?
«Noi italiani all’estero siamo conosciuti come grandi lavoratori. Io vivo in un paesino di 3.500 anime da ventinove anni: lì siamo tutti come fratelli. In Irlanda, l’italiano entra subito a far parte della comunità; o sei dentro o sei fuori, e noi abbiamo scelto di esserci con umiltà e impegno».

C’è un episodio umano, lontano dai cerimoniali, che porterà nel cuore?
«È successo qualcosa di eccezionale: per la prima volta mi hanno chiesto degli autografi. Una bambina voleva che le firmassi la mano. Ho visto lo sguardo della madre che mi incoraggiava e allora, invece della firma, le ho disegnato un piccolo cuore. Vedere la sua soddisfazione è stato il momento più innocente e bello dell’intera giornata».

Nonostante il successo, lei lancia un appello alle istituzioni. Cosa manca?
«Saremmo potuti essere molti di più. Mi piacerebbe vedere una maggiore collaborazione tra le diverse associazioni italiane qui in Irlanda. L’irlandese ci vuole bene, ma noi italiani dovremmo essere più uniti, più legati. Servirebbe più presenza istituzionale per dare forza a quello che facciamo».

Qual è il futuro dell’Associazione Nazionale Carabinieri in terra d’Irlanda?
«Voglio far crescere questa realtà e la FIDCA Federazioni Italiana dei Combattenti Alleati sezione EIRE. Sono sette o otto anni che organizzo questo evento e l’emozione non cala mai. Per il prossimo anno l’obiettivo è essere ancora di più, per rendere onore alla nostra Irlanda e alla divisa che rappresentiamo. È sempre poco quello che faccio rispetto a quanto vorrei dare».




































