Dublino. (Foto di Piero Cafarelli) In una città dove le band autoctone presidiano con orgoglio la scena live, anche l’italianità può fare centro. Accade sabato 24 gennaio 2026, quando i Garage Olimpo salgono sul palco dell’Anseo, al 18 di Camden Street Lower, nel cuore pulsante della notte dublinese. Dalle nove a mezzanotte, il locale si riempie fino all’ultimo posto: tutto esaurito per Post Rock for the Pale Sun, rassegna curata da Nowhere Music che intercetta il meglio del post-rock e dello slowcore contemporanei.
È una serata che dice molto dell’Irlanda musicale di oggi: aperta, esigente, pronta a riconoscere qualità e visione, anche quando arrivano da lontano. E dice altrettanto dell’Italia che emigra senza rinunciare alla propria voce. Suonare da italiani a Dublino, qui, non è un limite: è un valore aggiunto. Il pubblico ascolta, partecipa, applaude a ogni pausa, come se la tensione emotiva avesse bisogno di essere restituita subito, senza attendere la fine.
I Garage Olimpo: Luca Masi alla chitarra, Valerio Pengue chitarra e voce, Oleksii Bekh basso e voce, Sebastiano Toscano alla batteria, costruiscono un set denso e coerente, fatto di crescite lente, dinamiche controllate, riverberi che raccontano. Non c’è ostentazione, ma misura; non c’è nostalgia, ma ricerca. È un suono che chiede tempo e lo ripaga.
«Esistiamo come gruppo dal 2018. Un po’ di cambi di formazione», racconta Sebastiano Toscano. «Mi voglio organizzare per cominciare a fare concerti all-ages. È una cosa che manca e che, secondo me, sarebbe una ventata di speranza. Il pubblico ci ha chiesto perché abbiamo suonato così poco. Avevamo organizzato con la voglia di fare network tra band dello stesso genere, ma è andata a finire che abbiamo dovuto gestire un sold out inaspettato. La prossima tappa è chiuderci in studio di registrazione per tre nuovi pezzi». Parole semplici, che raccontano un percorso serio.
A Dublino, dove la musica è lingua quotidiana, l’Italia trova spazio quando porta contenuti, disciplina, immaginazione. I Garage Olimpo lo dimostrano senza proclami: con un palco, un pubblico attento, applausi veri. È così che l’italianità, lontano da casa, si fa ascoltare. E, qualche volta, vince.


























