Settecento metri di spiaggia sul Mar Ionio, sei ettari immersi nella macchia mediterranea, cinquant’anni di attività maturati in un’epoca in cui costruire sul mare era ancora possibile, centododici appartamenti destinati a soggiorni medio-lunghi, trecento postazioni tra camper e tende, circa centocinquanta nuovi ospiti ogni stagione e sessanta addetti impiegati stabilmente: sono i numeri di Punta Alice Village, che delineano un’impresa turistica solida e strutturata, oggi orientata verso l’Irlanda come nuovo mercato di sviluppo.
Vive e lavora a Cirò Marina, in provincia di Crotone, affacciato sul Mar Ionio. Dirige Punta Alice Village, uno dei villaggi turistici storici del Sud Italia. Oggi sceglie di investire in Irlanda con risorse proprie, seguendo una visione precisa e un obiettivo chiaro: far conoscere al pubblico irlandese una Calabria autentica, ancora poco esplorata.
Francesco Massetti, Amministratore Delegato di Punta Alice Village, porta la Calabria al Holiday World Show 2026, la principale fiera del turismo in Irlanda, in programma a Dublino dal 23 al 25 gennaio presso il RDS Simmonscourt. Una scelta autonoma e controcorrente, per raccontare al pubblico irlandese un Sud autentico e ancora poco conosciuto. Origini mantovane calabrese d’adozione.

Francesco, perché un imprenditore calabrese decide di investire proprio in Irlanda?
«Perché l’Irlanda è uno di quei mercati che ti sorprendono quando inizi a osservarli davvero. È un Paese abituato a viaggiare, curioso, con un rapporto profondo con la cultura europea. Gli irlandesi amano l’Italia, ma spesso la vivono attraverso mete ormai consolidate. La Calabria, invece, è quasi assente dall’immaginario collettivo. Questo, per un imprenditore, non è un limite: è uno spazio aperto.»
Come nasce questa scelta?
«Conta moltissimo. L’invito di Nina, consulente di Punta Alice Village ed un’amica di famiglia che vive a Dublino, è stato decisivo. Attraverso di lei abbiamo iniziato a capire il contesto, le abitudini, le aspettative. Ci siamo resi conto che quello che per noi è normalità spazio, silenzio, mare pulito, tempo per un irlandese è un lusso raro.»
Per decenni Punta Alice Village cresce grazie al passaparola. Clienti che tornano. Stagioni che si ripetono. Un modello solido, ma che Massetti decide di rimettere in discussione.
È una rottura con il passato o una sua evoluzione?
«Direi un’evoluzione necessaria. Per quarant’anni abbiamo lavorato bene senza promozione strutturata. Ma oggi il turismo è cambiato. Non basta più esistere: bisogna saper raccontare ciò che si è. Aprirsi all’estero significa anche modernizzare il modo in cui un’azienda familiare dialoga con il mondo.»

La destagionalizzazione è uno degli obiettivi principali?
«Assolutamente sì. In Calabria maggio e giugno sono mesi quasi vuoti. Eppure sono mesi splendidi. Per il turista irlandese rappresentano il momento ideale: clima stabile, meno affollamento, maggiore qualità dell’esperienza. È un incastro naturale.»
Cosa cerca davvero un irlandese in Calabria?
«Non solo il sole. Cerca un cambio di ritmo. A Dublino la vita è intensa, veloce, urbana. Qui offriamo l’opposto: slow life, spazi aperti, giornate che non hanno l’orologio come protagonista. È una forma di benessere che non si improvvisa.»
La Calabria resta competitiva?
«Molto. Permette una vacanza di alta qualità a costi accessibili. Il pesce, i prodotti locali, l’ospitalità familiare hanno un valore enorme, ma non sono diventati inaccessibili come in altre regioni più esposte. Per un irlandese è una scoperta anche da questo punto di vista.»

Quanto conta l’enogastronomia nella vostra proposta?
«Conta moltissimo. Il vino è un linguaggio universale. Gli irlandesi sono molto attenti alla qualità e alla storia dei prodotti. Qui trovano cantine con radici millenarie, non mode passeggere. È un racconto che li coinvolge subito.»
L’assenza di un volo diretto è davvero un problema?
«No. I collegamenti funzionano. Dublino–Bergamo–Crotone è un percorso semplice. Oggi il turista non cerca solo la comodità assoluta, ma la qualità della destinazione finale.»
Hai investito senza attendere contributi pubblici.
«Sì. Ho deciso di farlo da solo. Credo che l’imprenditoria debba assumersi dei rischi. Aspettare sovvenzioni spesso significa restare fermi.»
Ti senti responsabile anche della promozione del territorio?
«Sì, profondamente. Non porto solo Punta Alice Village. Porto la Calabria, soprattutto la provincia di Crotone. È una terra ancora intonsa, che merita di essere conosciuta all’estero.»



























