Per una sera, Dublino ha parlato italiano. Non per folklore, ma per sostanza. La Thomas Prior Hall, elegante edificio georgiano nel cuore di Ballsbridge, il 17 novembre 2025 si è trasformata in un luogo di racconto e di identità, in occasione della decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.
Al centro della scena, e del piatto, il Radicchio Rosso di Treviso: non un semplice ingrediente, ma un simbolo di lavoro, territorio e cultura. A guidare l’evento, insieme all’Ambasciata d’Italia, all’Istituto Italiano di Cultura, all’ENIT e all’ITA, è stato Furio Pietribiasi, Presidente della Camera di Commercio Italiana a Dublino. Con lui abbiamo parlato di Made in Italy, export, autenticità e di quell’Italia che, quando si presenta senza maschere, riesce ancora a conquistare tutti.
L’intervista fa parte del reportage Irlandiani, dedicato agli italiani che promuovono l’Italia all’estero.
Presidente Pietribiasi, che serata è stata quella di Dublino?
«È stata una serata di grande qualità, sotto ogni punto di vista. Un incontro riuscito tra la cucina italiana e gli ingredienti irlandesi, capace di sorprendere. Abbiamo raccontato ricette che parlano delle nostre regioni, del Veneto e della sua tradizione. Gli ospiti, italiani e irlandesi, hanno percepito che dietro quei piatti c’era una storia vera.»
Il Radicchio Rosso di Treviso è stato il protagonista assoluto. Perché proprio lui?
«Perché rappresenta perfettamente ciò che intendiamo per eccellenza italiana. Ne abbiamo spiegato l’origine, le tecniche di produzione, la fatica quotidiana che c’è dietro. E soprattutto abbiamo chiarito perché è fondamentale scegliere prodotti originali, non imitazioni. L’identità passa anche da qui.»
È stata solo una cena o anche qualcosa di più?
«È stata anche, e direi soprattutto, un momento di formazione. La cucina è cultura, nel senso più profondo del termine. Racconta un Paese meglio di qualunque discorso ufficiale. C’erano ambasciatori, istituzioni, operatori economici: il confronto è stato naturale. Attorno a un tavolo, le distanze si accorciano sempre.»
Il Made in Italy in Irlanda come viene percepito oggi?
«Con crescente rispetto. L’Irlanda riconosce la qualità, la cura, il rigore dei nostri prodotti. Qui operano professionisti straordinari. Penso, ad esempio, ad Angelo e al lavoro che porta avanti con il suo ristorante e il catering: un’Italia autentica, senza scorciatoie, fedele alle tradizioni. Sono queste le persone che fanno davvero la differenza.»
Su cosa concentrerà il suo lavoro la Camera di Commercio nei prossimi mesi?
«Sulla promozione dei prodotti certificati: DOC, DOP, IGP. L’export deve crescere nella fascia alta, quella che rispecchia ciò che realmente si mangia in Italia. Il consumatore, oggi, vuole riconoscere quella qualità anche quando è all’estero.»
Educare il consumatore diventa quindi una priorità strategica?
«Assolutamente sì. Bisogna spiegare come distinguere un prodotto autentico da una copia. La qualità tutela il gusto, ma tutela anche i produttori seri, quelli che lavorano nel rispetto delle regole e del territorio.»
Cosa resta, alla fine, dopo una serata come questa?
«Resta una conferma semplice ma potente: quando l’Italia si presenta con verità, qualità e storia, vince sempre.
E resta la consapevolezza che eventi come questo rafforzano il legame culturale e umano tra Italia e Irlanda, andando ben oltre la tavola.»
































