DUBLINO – Vincenzo Giglione, socio fondatore e consigliere storico del circolo, racconta oltre quarant’anni di vita comunitaria italiana in Irlanda, tra sacrifici, volontariato e senso di appartenenza. Tra le colline verdi di Tibradden, ai piedi delle Wicklow Mountains, a 50 minuti dal centro di Dublino, esiste infatti un angolo d’Italia che continua a riunire generazioni di emigrati italiani. Un luogo nato grazie agli sforzi della comunità e diventato nel tempo simbolo di identità, memoria collettiva e aggregazione sociale. Nel corso dell’intervista, Giglione ripercorre la nascita della struttura inaugurata nel 1982, il sogno di creare un punto di riferimento stabile per gli italiani in Irlanda e il lungo percorso che trasforma un’idea condivisa in una realtà concreta. Immerso nella natura e lontano dal caos cittadino, il Club Italiano di Tibradden oggi ospita famiglie, eventi, incontri istituzionali e momenti di socialità che continuano a mantenere vivo il legame con l’Italia. Non solo convivialità. Il club custodisce anche tradizioni religiose e simboliche profondamente legate alla storia dell’emigrazione italiana, rappresentate dalla statua della Madonna nel cortile e dalle celebrazioni comunitarie che ancora oggi scandiscono la vita del circolo.

Botta e risposta con Vincenzo Giglione dirigente del Club Italiano di Dublino.
La comunità è davvero aperta a tutti?
«Sì, la comunità e tutto ciò che facciamo sono aperti a tutti. Il club è privato, è una limited company, ma chiunque voglia venire è il benvenuto. Le nostre porte sono aperte a chi desidera partecipare, conoscere, condividere».
Lei fa parte del comitato del Club Italiano?
«Sì, sono consigliere e faccio parte del comitato».
Da quante persone è formato il comitato?
«Il comitato è formato da tredici persone. È un gruppo che lavora per organizzare le attività, seguire la gestione del club e mantenere vivo questo luogo per la comunità italiana».
Avete un programma di eventi durante l’anno?
«Sì, abbiamo un programma annuale. Lo comunichiamo attraverso Facebook e WhatsApp, in modo che le persone possano essere informate e partecipare».
Chi vuole prendere parte ai vostri eventi come può fare?
«Basta seguire le comunicazioni che pubblichiamo e rispondere agli inviti. Facciamo pubblicità agli eventi e raccogliamo le richieste di partecipazione. Non ci sono particolari difficoltà: chi vuole venire è il benvenuto».
Perché nasce il Club Italiano di Tibradden?
«Nasce per la comunità. Il motivo principale è stare insieme, ritrovarsi, creare un punto di riferimento per gli italiani in Irlanda. Questo club è stato pensato per riunire le persone, per dare loro uno spazio dove incontrarsi, condividere momenti, mantenere vive le proprie radici».
È stato un sogno che si è avverato?
«Sì, certamente. Avere questo club qui a Tibradden, nella zona sud di Dublino, ai piedi delle Wicklow Mountains, è una grande soddisfazione. Essere qui, immersi nella natura, con questo panorama e questo spazio, è davvero un sogno che si realizza».
È stato difficile costruire e aprire questo club?
«Sì, è stato difficile. Ci sono stati molti sacrifici, ma alla fine ci siamo riusciti. È stato possibile anche grazie alle donazioni della comunità, che ha partecipato concretamente alla costruzione e al finanziamento del club. Senza questo sostegno, non sarebbe stato possibile arrivare fin qui».
Chi sceglie di portare il club proprio qui, tra le colline di Tibradden?
«L’idea nasce al tempo del Cavaliere Rodolfo Caira, allora presidente del club. Insieme al comitato decidiamo di trasferirci qui perché questo luogo offre spazio, tranquillità e possibilità concrete. C’è un campo sportivo, ci sono aree per stare insieme, per organizzare picnic, incontri e momenti comunitari. Qui abbiamo tutto: parcheggio, natura, una bellissima vista e la possibilità di vivere il club con maggiore libertà».

Quante automobili può ospitare il parcheggio?
«Lo spazio è grande. Possono parcheggiare tranquillamente oltre duecento automobili».
Non è un luogo troppo distante dalla città?
«No. In città ci sarebbero molti più problemi: poco spazio, meno privacy, più difficoltà organizzative. Qui invece abbiamo tranquillità, libertà, un bellissimo panorama e un terreno ampio. Oggi quasi tutti si muovono in macchina. Chi non vuole venire, una scusa la trova sempre. Ma questo club invita tutti».
Esistono in Irlanda altri club simili, legati ad altre comunità nazionali?
«Forse sì, ma non a questo livello. Ci sono altri club, come quello della comunità ebraica, ma realtà simili a questa, per dimensione e significato, non ne conosco molte».
Nel corso degli anni il club ha accolto anche personalità importanti?
«Sì, sono venuti ministri, ambasciatori, presidenti e molte personalità. Per noi è un luogo prestigioso. Abbiamo avuto anche la visita di Charles Forte il magnate del mondo alberghiero. Questo dimostra l’importanza che il club ha avuto nel tempo, non solo per la comunità italiana, ma anche nei rapporti con l’Irlanda».
Che cosa rappresenta oggi il Club Italiano di Tibradden?
«Per noi rappresenta molto. È stato creato per la comunità e rimarrà per sempre. È un luogo aperto, un punto di riferimento, una casa per chi vuole ritrovarsi e sentirsi parte di qualcosa».
Nel cortile del club si trova anche una statua della Madonna. Che significato ha?
«La statua della Madonna è un simbolo importante. Viene donata gratuitamente dal Cavaliere Renato Borza, in ricordo del Club Italiano. Per noi ha un valore religioso, ma anche comunitario e affettivo».
La dimensione religiosa fa parte della vita del club?
«Sì. Organizziamo la messa, la processione e un evento speciale per l’apertura ufficiale del club. È un momento importante, perché unisce fede, tradizione e comunità. Anche questo fa parte della nostra storia».













































