Il match tra Irlanda e Italia di rugby al Torneo del Sei Nazioni registra il tutto esaurito. Un’Italia dominante nel primo tempo spegne l’entusiasmo dell’Aviva Stadium. Il pubblico irlandese si affievolisce: pochi applausi, poche urla, una tifoseria sorpresa e quasi demoralizzata. «L’Italia sta crescendo», è il commento che circola tra i sostenitori celtici.
Gli irlandesi ammettono il valore dell’avversario. È una partita da record: 51.700 presenze sugli spalti, di cui circa 5.000 italiani. Un migliaio sono residenti in Irlanda. Tra questi anche il gruppo della Pizza Connection, l’evento organizzato da Irlandiani sabato 7 febbraio al ristorante Pizzeria Wallace’s Asti, a Drumcondra, a pochi passi da Croke Park.
Vincenzo Miceli e la moglie Antonella Scimè, vincitori della lotteria alla Pizza Connection, vivono la gara in prima linea. «Nel primo tempo giochiamo meglio noi… peccato nel secondo tempo, ma è uno spettacolo e un’atmosfera davvero bella», racconta Miceli. Presenti anche Andrea Savignano e Lorenzo Fagioli del Wallace’s Asti. «Io lo dissi durante la Pizza Connection che avremmo potuto vincere», commenta Savignano. «Alla fine Louis Lynagh, numero 14 della Nazionale, mi firma la maglia dell’Italia, che indosso alla partita. E mio figlio, dopo qualche resistenza, cede: per una sera tifa Italia anche lui. Che emozione, peccato per il finale», aggiunge Marco Monopoli. In tribuna anche Davide Gessi, consigliere del COMITES.
A fine partita Dublino parla italiano. Lo Slattery’s Pub e il Bath Pub in Bath Avenue registrano il tutto esaurito. Shelbourne Road viene chiusa al traffico. La DART si ferma per alcuni minuti per la fiumana di gente che esce dallo stadio. I gadget volano: cappellini da cinque euro schizzano a trenta. La folla si sposta verso Temple Bar, nel cuore della capitale. La movida celtica continua sotto la pioggia, ma con un forte accento azzurro.

Prima del fischio d’inizio, l’organizzazione è impeccabile. Ai varchi di accesso, il controllo delle borse si svolge con rigore e metodo: steward in pettorina ad alta visibilità verificano zaini e tracolle su tavoli predisposti all’esterno dell’Aviva, mentre le file scorrono ordinate. È il volto della sicurezza moderna nei grandi eventi sportivi, fatta di attenzione, prevenzione e professionalità.

Il pubblico attende con pazienza, tra sciarpe verde smeraldo e tricolori italiani che spuntano tra la folla. Nessuna tensione, solo la consapevolezza di entrare in uno stadio che registra il tutto esaurito. Prima ancora che il rugby accenda il campo, è l’organizzazione a dare il primo segnale: partita da record, standard da grande evento internazionale.
Quattro minuti alla fine, sette punti da recuperare, 13-20 sul tabellone. L’Italia attacca e l’Aviva trattiene il fiato. Il pubblico irlandese soffre, spinge i suoi, ma percepisce il pericolo: gli Azzurri sono ancora lì. E non è un caso. Hanno chiuso il primo tempo in vantaggio, con personalità e controllo. Hanno già avuto due occasioni nitide: una allo scadere della prima frazione, in superiorità numerica, a un metro dalla linea; l’altra al 12’ della ripresa, con la meta di Lynagh nata da uno strappo potente di Menoncello, poi annullata per un passaggio in avanti. Episodi che pesano.

Al 36’ del secondo tempo Paolo Garbisi, lucido e chirurgico nel gioco al piede, inventa un cross che fa rimbalzare l’ovale sotto i pali irlandesi. Menoncello arriva per primo: il pareggio è a un gesto. Ma il rimbalzo è traditore, l’ovale scappa, l’occasione evapora. L’Italia insiste, resta nella metà campo avversaria, paga qualcosa nei dettagli – soprattutto nel gioco aereo – ma migliora nella disciplina concedendo appena sei o sette penalità.

Dopo il successo sulla Scozia a Roma, gli Azzurri confermano solidità, maturità e ambizione offensiva. La mischia torna autorevole contro il pacchetto irlandese. Le assenze non sono un alibi, manca anche Brex, ma nemmeno l’Irlanda è al completo. Nella ripresa l’ingresso di Gibson-Park e Crowley restituisce ordine ai Verdi, che costruiscono il successo nei primi venti minuti del secondo tempo.

Il primo tempo si chiude in crescendo: dopo la meta di Osborne, Lamaro e compagni reagiscono con un calcio e poi, al 33’, con una meta costruita su touche da punizione, avanzamento del pacchetto e tempismo perfetto di Nicotera nello staccarsi per schiacciare. Non basta per ribaltare il punteggio. Ma basta per certificare che questa Italia non è più una comparsa. È una squadra credibile, competitiva, rispettata. E l’Irlanda lo sa.


























