Dublino, Talbot Street. Lunedì 17 marzo 2026, alle 9 del mattino, poche ore prima dell’inizio della parata di San Patrizio, i Carabinieri rendono omaggio ad Antonio Magliocco, vittima degli attentati del 1974.
La commemorazione si svolge nel cuore della città, in Talbot Street, luogo simbolo di una delle esplosioni. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri , sezione Irlanda, presieduta da Francesco Morelli. Si registra l’assenza delle istituzioni pubbliche e private italiane presenti nel Paese.

Tra i partecipanti figurano Enrico Bianchi, Antonio Merucci, Nico Merucci, Emanuela Vietti, Andrea Faustini, Giamba Faustini, Alessandra Salvadori, Carlo Salvadori, Marco Vietti (Sindaco), Duilio Cau (Carabiniere), Vincenzo Colasanti (Carabiniere), Thomas Hayes, Mario Magliocco, Anna Magliocco. Il ricordo riporta indietro nel tempo, alla sera del 17 maggio 1974, quando il centro di Dublino viene sconvolto da una serie di violente esplosioni. Alle 17:28, una prima bomba in Parnell Street provoca undici vittime. Quasi in contemporanea, una seconda esplosione colpisce Talbot Street, causando la morte di quattordici persone. Pochi minuti dopo, una terza deflagrazione in South Leinster Street uccide altre due persone. La scia di sangue si estende anche fuori dalla capitale: poco prima delle 19:00, un’esplosione a Monaghan provoca altre sette vittime. Il bilancio complessivo è drammatico: 33 morti e fino a 300 feriti, molti dei quali segnati per sempre.

«È successo tutto all’improvviso davanti ai miei occhi. È stata una terribile esplosione. C’è ancora un’inchiesta, dicono che stanno indagando. Vediamo se emergerà la verità. Mio fratello è stato sepolto in Italia, a Casalattico. Eravamo venuti qui per lavorare», racconta Mario Magliocco, fratello di Antonio. «Abbiamo onorato il nostro connazionale insieme ai colleghi dell’Arma arrivati dall’Italia. Siamo qui per San Patrizio, ma cogliamo questa occasione per ricordare una persona a noi cara.

Quel giorno le bombe sono state collocate in diversi punti della città», spiega Francesco Morelli, presidente dell’associazione. «Antonio Magliocco era mio compare. Aveva appena comprato una macchina nuova. Appena scende, la bomba esplode e non c’è nulla da fare. Oggi siamo qui per rispetto, per deporre una corona di fiori. Noi italiani, anche lavorando nei fish and chips, siamo una grande famiglia», conclude Nico Merucci.



































