DUBLINO – Sulle colline verdi di Tibradden, a Rathfarnham, Co. Dublin, c’è un luogo dove l’Italia resiste al tempo e alla distanza. È il Club Italiano Irlanda, punto di riferimento storico per intere generazioni di connazionali. Qui, tra memoria e presente, prende forma una comunità che non si limita a ritrovarsi, ma si riconosce. A raccontarlo è Teresa Borza, ex presidente, figura simbolo di una storia lunga decenni. Il suo non è solo un racconto: è una testimonianza viva, fatta di ricordi, persone, sacrifici. E soprattutto di appartenenza. Con oltre trecento iscritti, il Club continua a essere un luogo di aggregazione autentica, capace di unire bambini, famiglie e anziani, mantenendo saldo il legame con le tradizioni italiane. Oggi attraversa una fase di rinnovamento generazionale, ma senza perdere la propria identità.
Qual è oggi il ruolo del Club Italiano Irlanda a Tibradden?
«Oggi come oggi questo posto organizza diversi eventi. Si fanno attività per i bambini, come Halloween ed Easter, poi c’è il Summer Festival. Abbiamo anche una squadra di calcio, la Lazio, che ancora gioca qui. A Natale si organizza sempre la giornata della famiglia, con Babbo Natale per i bambini. Insomma, ci sono tante attività, durante tutto l’anno.»

Quante persone gravitano attorno al Club?
«I membri sono oltre 300, poi dipende dagli eventi: alcune attività portano più gente, altre meno. Ma c’è sempre movimento, sempre partecipazione.»
Le festività rappresentano momenti centrali per la comunità italiana?
«Sì, sì, assolutamente. Sono momenti importantissimi. Halloween, Natale, Pasqua, il Summer Festival… sono occasioni in cui la comunità si ritrova davvero. Sono momenti che uniscono.»
Il suo legame personale con il Club è molto forte.
«Io ho fatto parte del comitato per oltre 40 anni. Adesso ho lasciato spazio ai più giovani, è giusto così. Però il Club Italiano ce l’ho nel cuore. Io sono cresciuta qui: tutto girava attorno al Club. Si preparava da mangiare a casa e poi si portava qui sopra… era proprio un modo di vivere insieme.»
C’è anche una memoria storica da custodire.
«Sì, certo. Mio padre ha fatto tanto per questo Club, come anche Maria Di Mascio e suo marito Gino. Sono persone che hanno dato tantissimo. È giusto ricordarle, perché questo posto esiste anche grazie a loro.»













































