TERMONCARRAGH (IRLANDA) – Nel silenzio carico di storia del cimitero di Termoncarragh, prende forma una commemorazione intensa e carica di significato, guidata da Francesco Morelli, custode della memoria di una delle pagine più drammatiche della storia italiana all’estero. Il riferimento è alla tragedia della Arandora Star, il transatlantico silurato il 2 luglio 1940 al largo delle coste del Donegal, che causò la morte di centinaia di italiani deportati verso il Canada. Un evento che segnò profondamente la diaspora italiana e lasciò tracce tangibili anche sulle coste irlandesi, dove molti corpi furono restituiti dal mare. Attraverso la posa di lapidi commemorative, Morelli rende omaggio ai 442 connazionali italiani vittime del naufragio, intrecciando il dolore della perdita con il ricordo della Liberazione dal nazifascismo, celebrata proprio il 25 aprile. Un gesto che rafforza il legame tra Italia e Irlanda, nel segno della memoria condivisa e della dignità umana. Domenica 12 luglio 2026 alle ore 10:00, a Cashel, in County Tipperary, si terrà la presentazione del libro dedicato alla tragedia della Arandora Star. Registrati

Buongiorno Francesco, dove ci troviamo oggi e perché questo luogo è così importante?
“Oggi, 25 aprile 2026, mi trovo nel cimitero di Termoncarragh, dove nel 1940 vennero sepolti oltre 30 italiani morti nella tragedia della Arandora Star. Sono qui per commemorare la Liberazione dell’Italia e ricordare i nostri connazionali vittime di quella tragedia.”
Può raccontarci cosa accadde nel 1940?
“Durante la guerra, molti italiani furono internati in Inghilterra, poi trasferiti in Scozia e sull’Isola di Man. Quando non c’era più spazio, decisero di deportarli in Canada. Il 2 luglio 1940, la nave Arandora Star venne silurata al largo del Donegal.”

Quali furono le conseguenze di quel naufragio?
“Fu una tragedia immensa: 442 italiani morirono. I loro corpi si dispersero per oltre 1.000 km lungo le coste irlandesi, arrivando anche fino alla Scozia e alle sue isole.”
Cosa rappresenta il suo gesto di commemorazione?
“Qui a Termoncarragh ho voluto posare una lapide per i 442 italiani morti nella tragedia e un’altra per i cinque compaesani di Casalattico. È un modo per preservare la memoria, dare un nome a queste vite e mantenere vivo il legame con la nostra storia.”
Qual è il messaggio che vuole lasciare?
“Che la memoria non deve mai essere dimenticata. Ricordare queste persone significa onorare la nostra identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della storia e della libertà.”












































