DUBLINO – È a caldo, pochi minuti dopo l’esibizione all’Istituto Italiano di Cultura, che il soprano Concetta Pepere, docente del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno, racconta una serata che unisce musica, identità e diplomazia culturale nel cuore della capitale irlandese.Com’è andata?
«Dagli applausi direi molto bene. Ma lo dovrebbe dire il pubblico. Ho trovato un ascolto attento, partecipe. In un Istituto Italiano di Cultura è naturale aspettarsi un pubblico sensibile: la musica è una delle chiavi di accesso privilegiate alla cultura italiana».
Professoressa Pepere, come nasce la sua presenza a Dublino per questa serata così simbolica?
«Nasce da un intreccio virtuoso di relazioni accademiche e culturali. Sono docente presso il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno, che ha avviato un protocollo d’intesa attraverso il programma Erasmus Plus con il RIAM di Dublino. È un interscambio concreto, vivo, che favorisce la mobilità di docenti e studenti. In questo contesto si inserisce la collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e, naturalmente, il legame con il gemellaggio tra Pompei e Dublino».
Un ponte culturale tra Salerno e l’Irlanda, dunque.
«Esattamente. Il Conservatorio di Salerno ha numerosi partner internazionali, e il RIAM (Royal Irish Academy of Music ) è entrato in questa rete di collaborazioni. È uno scambio che arricchisce entrambi: noi portiamo la tradizione italiana, loro la loro grande sensibilità musicale».

La serata è stata anche un omaggio a Pompei.
«Sì, abbiamo voluto rendere omaggio a Pompei, città universalmente riconosciuta, simbolo della nostra storia e della nostra identità. Il repertorio è stato scelto con attenzione: in un contesto istituzionale come quello dell’Istituto Italiano di Cultura, e in occasione di un gemellaggio, occorre equilibrio tra rappresentanza e profondità artistica».
Nel programma non è mancata la canzone napoletana.
«Assolutamente. L’ultima parte del concerto è stata dedicata proprio alla tradizione napoletana, che è patrimonio UNESCO e parte integrante della nostra identità. Quest’anno ricorrono i 2.500 anni dalla fondazione di Napoli: è un’occasione importante per ricordare quanto la nostra tradizione musicale abbia inciso nella cultura mondiale».
Se fosse stata in teatro, avrebbe scelto un repertorio diverso?
«Probabilmente sì. In un teatro lirico mi sarei concentrata maggiormente sull’opera italiana. Ho avuto la fortuna di debuttare ruoli importanti in opere come Tosca, Il Trovatore, Cavalleria Rusticana. Ma qui la cornice istituzionale suggeriva una narrazione musicale più ampia, che includesse lirica e tradizione popolare».
Lei è accompagnata dalla pianista Annalisa Monticelli.
«Sì, Annalisa è la mia pianista di riferimento e insegna al RIAM. È anche grazie a lei che si è consolidato questo collegamento tra Salerno e Dublino. La musica, quando diventa relazione stabile tra istituzioni, assume una dimensione ancora più forte».
Che immagine dell’Italia ha voluto trasmettere al pubblico irlandese?
«Un’Italia che è arte, architettura, musica, cultura. Certo, il cibo e la convivialità fanno parte del nostro patrimonio, ma l’Italia è soprattutto la culla di una tradizione culturale che ha posto le basi dell’arte occidentale. È questo il nostro vero biglietto da visita internazionale».
Tornerà in Irlanda?
«Se mi volete certamente. Gli scambi culturali non devono restare episodi isolati: devono diventare continuità».































