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Monica Insinga: «l'Irlanda mi ha realizzata», a Dublino lavora tra Istituto di Cultura e Università Featured

  • Written by  Alessandro Pagano Dritto
Monica Insinga, in Irlanda per unire due culture attraverso il teatro Monica Insinga, in Irlanda per unire due culture attraverso il teatro

Monica Insinga nasce a Chivasso, nel Torinese orientale. Dopo studi letterari e linguistici approda per la prima volta in Irlanda nel 2002, quando un Erasmus la porta alla University of Limerick e al suo campus lungo il fiume Shannon. Da allora, seppur con qualche intervallo italiano, l’Irlanda continua ad essere lo scenario dei suoi giorni.

Perché l’Irlanda?

«Mi sono innamorata dell’Irlanda dapprima attraverso la sua letteratura: William Butler Yeats, Seaumus Heaney. Era il 1999 e cominciava allora a girare la storia del millennium bug, quella secondo cui tutti i computer si sarebbero bloccati con l’arrivo del primo gennaio 2000. Raccontai ai miei amici della poesia di Yeats The Second Coming, dal carattere apocalittico. Il clima si prestava e ne rimasero impressionati».

Ma non fu solo una questione di versi.

«No, infatti. A Torino mi capitò di leggere un libro, Lady Gregory. The Woman Behind The Irish Renaissance di Mary Lou Kohfeldt. Mi innamorai della sua vita prima ancora che delle sue opere. Mi innamorai subito di quel carattere segretamente ribelle, di questa figura di donna, della sua vita spesso lontana dalla celebrità. Ebbe un ruolo fondamentale e spesso poco riconosciuto nella cultura irlandese dell’epoca. Lo stesso Yeats, nella sua autobiografia, ricordandola ammette l’importanza che Lady Augusta Gregory ebbe nella sua vita. Fu la donna che, supportandolo moralmente ed economicamente, permise che Yeats diventasse il premio nobel Yeats. Per un solo periodo della vita la penna del poeta si inaridì fino a seccarsi: quello immediatamente seguente la morte della donna, avvenuta nel 1932. Nessun altro dei molti lutti da lui affrontati ebbe quest’effetto»

Poi c’è un’altra passione, oltre l’Irlanda.

«Il mio esordio a teatro fu a undici anni all’Alfieri di Torino, in scena c’erano Gino Bramieri e Gianfranco Jannuzzo con Foto di gruppo con gatto. Ero una spettatrice giovanissima e come tutti i bambini di quell’età avevo paura che mi sarei annoiata. Invece mi piacque moltissimo, mi è rimasto impresso soprattutto Jannuzzo. Anni dopo, in quarta superiore, ebbi la possibilità di seguire un corso di teatro, e lì devo ringraziare il mio professore di italiano, il professor Rivalta, che mi sfidò: se veramente volevo fare teatro, dovevo studiarlo, conoscerlo. Accettai la sfida, e dovetti studiarmi, in più rispetto ai miei compagni di classe, il drammaturgo settecentesco Pietro Metastasio. Credo che se mi vedesse adesso, il professor Rivalta sarebbe contento di me. Ma purtroppo non ho più contatti con lui, non ne ho saputo più nulla»

L’Irlanda e il teatro, quindi. Come sei riuscita a unire queste due passioni?

«Negli anni. Sono arrivata in Irlanda per la prima volta con un Erasmus, nel 2002. L’avevo scelta proprio perché suggestionata dalle mie scoperte letterarie e mi ritrovai a Limerick. La prima volta a Dublino fu invece nel 2004, quando arrivai come assistente di lingua italiana. Insegnai per qualche tempo al Presentation College di Terenure, affiancando un’insegnante, Alison Plunkett. Si stabilì subito un rapporto di grande fiducia e collaborazione e da quel periodo imparai moltissimo su cosa, della nostra cultura italiana, interessi di più il pubblico irlandese. Dopo circa un anno passato a insegnare inglese in giro per il Piemonte, ritorno in Irlanda nel 2006 e svolgo alcuni lavori di comunicazione per la Symantec e la Bank of America. La svolta arriva quando, su consiglio delle professoresse Melita Cataldi e Donatella Badin, faccio domanda per il Master of Arts in letteratura e teatro anglo irlandese all’University College Dublin (UCD). Inizia un periodo in cui mi muovo da Longford, dove vivo, a Carrick – on – Shannon, dove lavoro, a Dublino, UCD, dove studio, fino all’aprile 2008 quando mi stabilisco definitivamente nel campus dell’UCD»

È da questo momento, quindi, col master, che hai la possibilità di unire le tue passioni?

«Sì. A settembre 2008 una borsa di studio mi permette di viaggiare moltissimo e di frequentare archivi e istituti in varie parti del mondo, tra i più prestigiosi. Durante l’estate infatti avevo fatto domanda per rientrare nel programma di ricerca Gender, Culture, Identity, con un progetto di dottorato comparatistico sul teatro di Luigi Pirandello e Marina Carr, scrittrice contemporanea irlandese. Nei miei viaggi sono stata in Italia - a Roma e ad Agrigento - e negli Stati Uniti, a Boston, dove sono stata guest lecture sul teatro di Pirandello; ho visitato la Public Library di New York e l’università di Harvard. Grazie al dottorato da cinque anni insegno alla School of English Drama and Film di UCD in qualità di senior tutor».

Ma il teatro non è solo insegnamento teorico.

«L’Istituto di cultura italiana, con cui collaboro da alcuni anni, mi permette di tenere dei corsi di lingua, eventi di cinema contemporaneo italiano, ma anche dei laboratori teatrali di commedia dell’arte, dove le maschere italiane vengono adattate al teatro irlandese. Ho pubblicato inoltre una collezione di saggi insieme alla dottoressa Serena Daly: European Avant-guarde: Text and Image, uscita nel 2012»

Dopo tutte queste esperienze, cosa speri per il tuo futuro?

«Di continuare il mio sogno; quello di unire cultura italiana e irlandese in modi creativi ed educativi».

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