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Oltre i cancelli della FAAC di Dublino con Pietro Giunta

Pietro Giunta davanti a un macchinario nell'impianto di produzione della FAAC a Dublino Pietro Giunta davanti a un macchinario nell'impianto di produzione della FAAC a Dublino
Forse ricorderete ancora la pubblicità. Deserto a perdita d’occhio, le porte di un cancello, un leone ruggente a far da guardia e una Ferrari che sfreccia a tutta velocità. Il brand è quello della FAAC Group, azienda leader in Italia e non solo nel settore dei cancelli automatici. Negli anni il loro business ha varcato i confini nazionali, arrivando anche qui a Dublino. Abbiamo intervistato Pietro Giunta, plant manager dell’unica sede FAAC in Irlanda, che ci ha aperto – è il caso di dirlo – i cancelli dell’azienda dove lavora.
Mr. Giunta, da quanti anni lavora nella FAAC Group? Qual è il suo ruolo all’interno della società?
Lavoro in questo gruppo dal 2004, cominciando come coordinatore della progettazione. Cinque anni fa ho iniziato a viaggiare regolarmente verso Dublino come coordinatore tra la sede principale a Zola Predosa, nel bolognese, e quella irlandese. Infine, quattro anni fa, mi è giunta la proposta di trasferirmi definitivamente con l’incarico di plant manager. Il mio compito è quello si assicurare che la produzione vada a buon fine, rispettando canoni di qualità ed efficienza.
Di cosa si occupano la società e in particolare la sede di Dublino?
FAAC Group produce automazioni per cancelli, bollard, dissuasori antiterrorismo, sistemi di parcheggio, barriere autostradali, porte industriali e altro ancora. Nell’impianto produttivo di Dublino ci occupiamo delle schede elettroniche che vengono montane su ciascuno dei suddetti prodotti. Lavorano circa cento dipendenti, di cui soltanto due sono italiani, compreso me. Recentemente abbiamo festeggiato i 25 anni della sede alla presenza del Ministro Brian Hayes, del Vicesindaco del consiglio provinciale di Dublino Sud Mick Duff e del Primo Segretario dell’Ambasciata italiana Antonella Fontana.
Lo scorso anno la società è stata protagonista di un cambio di proprietà alquanto curioso: il testamento di Michelangelo Manini ha designato come unico erede la Curia di Bologna. Com’è stata accolta la notizia all’interno dell’azienda?
Non nascondo che un po’ tutti, io compreso, siamo stati colti per un attimo dallo stupore. L’impresa comunque ha continuato ad andare avanti come ha sempre fatto, tutti i dirigenti sono stati confermati. A volte tra colleghi ci scherziamo un po’ su: avere un principale così “in alto” non è cosa di tutti i giorni.
Quali ripercussioni ha avuto invece la crisi economica?
Il gruppo era e continua ad essere in espansione, oggi contiamo oltre 1400 dipendenti. Le perdite di volume d’affari nei singoli mercati nazionali, dovute alla recessione, sono state compensate proprio dalla continua espansione. Possiamo dire di essere in crescita, nonostante la crisi.
Cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia per l’Irlanda? Pensa di rimanere qui a lungo o di ritornare presto nel Bel Paese?
Sono originario di Perugia, ma prima per studio e poi per legami affettivi mi sono trasferito a Bologna. Nella storia mia e della mia famiglia originaria, così come in quella di mia moglie, siamo sempre stati predisposti a cambiare città, a scoprire e apprezzare posti diversi. Quando mi hanno proposto di trasferirmi a Dublino, non è stato facile prendere una decisione. I miei figli Simone e Silvia avevano allora 5 e 2 anni e mia moglie un lavoro stabile. Tutta la famiglia si è riunita per decidere Abbiamo accettato perché il nuovo lavoro mi attirava, ma soprattutto per offrire ai figli l’opportunità di conoscere una seconda lingua e vivere una cultura diversa. Al momento non penso di tornare in Italia, però nel tempo sono diventato un po’ fatalista: tutto può accadere.
Per concludere, un consiglio ai giovani che stanno pensando di cambiare Paese, magari indecisi se trasferirsi in Irlanda.
È un’esperienza che consiglio vivamente. Trasferirsi, anche per un breve periodo, in un altro Paese è importante: per imparare un’altra lingua, ma anche per ampliare i propri orizzonti mentali. L’Irlanda è un Paese molto interessante dal punto di vista sociale, storico e naturale. Non so se è il miglior luogo dove trasferirsi ma di sicuro è un ottimo posto dove vivere, qui la gente è cordiale, amichevole e diretta. L’importante, quando si affronta una nuova avventura oltreconfine, è il desiderio di conoscere nuove culture e aspettarsi cose diverse, senza fare confronti nostalgici con ciò che si aveva prima. Spesso le cose non sono migliori o peggiori, ma soltanto diverse. Sta a noi riconoscere e apprezzare il bello che racchiudono, abbandonando consuetudini per abbracciarne altre.
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