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Virginia Walker racconta la sua esperienza tra università e mondo del lavoro in Irlanda Featured

Virginia Walker, legal executive da otto anni in Irlanda Virginia Walker, legal executive da otto anni in Irlanda

Intraprendere un percorso di studi all'estero è una strada sempre più considerata dai giovani freschi di maturità; il richiamo di una certa cultura, di una lingua, le diverse possibilità che un paese straniero può offrire a livello lavorativo, le variegate caratteristiche dei metodi di insegnamento, sono tutti elementi che incidono nella scelta di una carriera universitaria fuori dall'Italia.
Virginia Walker, giovane e promettente legal executive originaria di Piombino, Toscana, ha preso una decisione simile, optando per il Trinity College di Dublino. La incontriamo per una piacevole chiacchierata, esplorando le possibilità che l'università irlandese può offrire.

Signora Walker, quando è arrivata in Irlanda, e quali motivi l'hanno portata fin qui?
Sono arrivata in Irlanda nel 2005, dopo la maturità. In realtà ero indecisa fino all'ultimo se unirmi alle mie amiche e rimanere a studiare a Pisa oppure seguire i consigli di mio padre che, essendo di origini irlandesi e inglesi, sperava che io e i miei fratelli optassimo per l'Irlanda. Fin da piccola parlavo inglese in casa, ma negli anni l'avevo un po' perso, e questo ha influito sulla mia scelta. Sono partita per Dublino con l'idea di una vacanza lunga, iniziando a studiare e lavorando nei fine settimana, rimanendone conquistata.

Qual'è stato il suo percorso di studi?
In Italia ho studiato al Liceo Classico, e dopo la maturità ho deciso di studiare legge. Nel 2009 ho conseguito il Bachelor in Laws al Trinity e subito dopo ho frequentato la School of Law al King's Inns per ottenere il Barrister-at-law Degree, che permette di accedere alla professione di avvocato forense. In seguito ho svolto il mio praticantato prima con un altro legale e poi in maniera semi-indipendente, ma al momento non lavoro più da libera professionista nel diritto penale.

Cosa l'ha convinta a scegliere un diverso tipo di carriera?
Sono dell'opinione che l'avvocatura forense sia una vocazione, bisogna appartenere completamente alla comunità in cui si opera. Il mio sogno lavorativo invece è quello di lavorare in un settore più trasferibile, rapportandomi con realtà internazionali e dinamiche, sfruttando anche la conoscenza delle lingue.

Prevede un ritorno in Italia in futuro?
Sicuramente. Mantengo stretti rapporti con le mie origini, e mi piacerebbe contribuire, anche professionalmente, per il mio paese. Ho anche collaborato con l'Ambasciata qui a Dublino, dando supporto amministrativo in tempo di elezioni e per quesiti legali.

Consiglierebbe a un neo-diplomato o neo-laureato di intraprendere un percorso di studi qui in Irlanda?
Assolutamente sì. Si tratta di un cammino difficile, soprattutto nei primi tempi per quanto riguarda le abilità linguistiche, ma si può recuperare in fretta e raggiungere il livello degli altri, perché il vocabolario universitario, soprattutto quello giuridico, è molto specifico e quindi nuovo anche per i madrelingua. Ritengo poi che le persone che trascorrono un periodo all'estero, che sia per un corso universitario, di lingua, o per lavorare, rappresentano una valida risorsa e possono contribuire in maniera positiva una volta rientrato in Italia.

Infine, cosa l'ha colpita di più dell'Irlanda e degli Irlandesi?
Sono cresciuta con la tipica affabilità anglosassone di mio padre, e qui ho ritrovato quei modi di fare così familiari, la gentilezza, la poca superficialità della gente. In più, è una cultura che percepisce la diversità, ma la accetta, non giudica, e questo per uno straniero è fondamentale.

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