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Un giorno davvero speciale per il genere femminile?

Donne manifestano in favore dell'aborto Donne manifestano in favore dell'aborto

Viene spontaneo rivolgersi questa domanda, quando  improvvisamente si ricevono dei fiori, solo in questo giorno, e il telefonino squilla ripetutamente.  Venite turbate dall’ennesimo sms,  in cui vi si richiede, come  sommi rappresentanti del  genere femminile, di farvi coraggio, vi viene ricordato quanto siete speciali, e voi giungete a questa banale e triste conclusione: avete ricevuto lo stesso messaggio l’anno passato,  non è cambiata nemmeno una virgola ed anche la situazione della donna non vi sembra granché migliorata.

L’8 marzo a Dublin è stato un giorno davvero speciale, e non solo perché si sono venduti migliaia di bigliettini colorati, e   le donne hanno organizzato  la loro serata “speciale”, spesso scadendo in manifestazioni  piuttosto “trash”: O’ Connel  street è stata teatro ,in diversi momenti della giornata, di due opposte manifestazioni che sostenevano  di rappresentare il punto di vista migliore da cui guardare la situazione della donna in Irlanda. Per la prima volta, infatti il governo irlandese sta riconsiderando il tema caldo dell’aborto, sottoposto a severe restrizioni dalla Costituzione. La sospensione assistita della gravidanza è ancora una questione problematica e questo  non può che sorprendere: pensando al successo economico della tigre celtica e all’ambiente multiculturale e internazionale che offre la sua capitale, pare davvero  incredibile. La nuova legislazione, veramente un piccolissimo grande passo, includerà la possibilità di ricorrere all’aborto, dove la vita della donna sia a rischio immediato. Permangono strette e severe restrizioni che limitano la possibilità di sospendere la gravidanza,  solo nei casi in cui si possa dimostrare un chiaro ed effettivo pericolo di suicidio  da parte della donna.Continueranno ad essere escluse quindi, le vittime di stupro ed  incesto ed anche le donne  le cui condizioni di salute potrebbero peggiorare, portando a termine la gravidanza. La mattina del 8 Marzo, era possibile incontrare di fronte alle poste centrali di O’ Connell  street i banchetti del movimento irlandese “Life istitute”.  Era possibile scambiare, i suoi pochi giovani componenti, per volontari di qualche  associazione contro la tortura  o contro la vivisezione: in bella mostra infatti, terribili foto che non rappresentavano animali, ma feti umani. Anne, giovane attivista del movimento  (19 anni), non sembrava aver dubbi al riguardo:” l’aborto è una cosa mostruosa. La donna che sta contemplando la possibilità di ricorrervi deve sapere tutti i seri rischi associati alla pratica”. Nei volantini che  distribuiva, era possibile leggere un dettagliato elenco delle possibili conseguenze: morte, cancro e potenziali  problemi  nella fertilità. Calata la sera, una più florida manifestazione prendeva piede attorno al famoso “The Spire” sempre nella stessa via e questa volta nel lato opposto, rispetto alle poste centrali. A spiegare la situazione, questa volta è stata Amy (24 anni) del movimento ROSA ( for Reproductive rights,against Oppression, Sexism & Austerity),  che  risoluta dichiarava: “never again, mai più!”. Si riferiva alla tragica morte di Savita Halapanavar,  il 28 Ottobre 2012,che ha  suscitato  una forte ondata di protesta ed indignazione in Irlanda e in tutto il mondo. La donna è infatti morta all’ospedale di Galway, dopo essersi sentita rifiutare il ricorso ad una procedura d’aborto di emergenza:   i medici non hanno potuto eseguire l’intervento perché la legislazione irlandese proibisce di intervenire finché ancora sia possibile registrare il battito cardiaco del feto, anche se questo è dichiarato irrecuperabile alla vita. Amy ricordava:” Quello che propone il governo irlandese non è abbastanza. La società, poi, non fa che dimostrare ancora una volta la sua ipocrisia: si sa benissimo che chi ha le risorse si reca all’estero per praticare l’aborto.  Un rapporto commissionato  dal Dublin Rape Centre testimonia che nel 2002, il 42% delle donne ha subito una violenza, sono poche quelle che hanno denunciato il reato alle autorità.  L’aborto anche se la sua causa è l’aver subito uno stupro non è permesso. In tempi di austerità , la posizione della donna diviene poi molto più vulnerabile. Chi si occupa  della famiglia è la donna: peccato che  il suo stipendio sia di circa il 20% inferiore a quello dei colleghi maschi. Inoltre i tagli ai servizi sociali e all’educazione peggioreranno le sue possibilità lavorative. Il costo medio di un viaggio verso la Gran Bretagna  per praticare l’aborto è di circa 1000 euro. Le molte donne che non se lo potranno permettere ricorreranno a metodi illegali e poco sicuri: questo dovrebbero pensare quelli che si oppongono all’aborto.” L’85% dell’opinione pubblica è a favore dell’aborto per salvare la vita della donna, l’82% per proteggere  il suo benessere psico/fisico. La soluzione, forse potrebbe essere un referendum  che sancisca un sì definitivo, come si è fatto da noi, nel ormai lontano 1981.

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