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Michele Vece

Michele Vece

Il mio nome è Michele Vece, ho venticinque anni e sono nomade. Nato a San Giovanni Rotondo,  tra le colline e le foreste del Gargano, sono cresciuto in giro sotto l’ombra del Vesuvio, tra  le campagne della Daunia e le spiagge di San Benedetto del Tronto. Terminato il liceo
classico, decido di proseguire i miei studi a Perugia, città che mi ha adottato e che ho  momentaneamente lasciato dopo cinque splendidi anni, dove ho conseguito la laurea triennale in  Scienze Politiche e sono tuttora iscritto all’ultimo anno della specialistica. Ho trascorso gli ultimi dieci mesi a Madrid, realizzando quello che era un mio sogno sin da quando avevo  nove anni. Nella capitale spagnola ho trovato una seconda casa, ho coltivato amicizie fraterne, cambiato molte cose di me e rafforzate altre ancora: per esempio, la convinzione che i confini, di qualsiasi forma o natura, siano la causa dei peggiori mali del mondo,  praticamente da sempre. L’ultima tappa del mio viaggio è Dublino e l’Irlanda, che ho capito  perché chiamino “la Verde Isola” scorgendola dal finestrino durante gli ultimi minuti del volo che mi ha portato qui. Isola che grazie ad Irlandiani avrò l'opportunità di vivere, sentire e raccontare.

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Il Barbera d'Asti, dal Monferrato all'Irlanda

Nella serata dedicata all'enogastronomia piemontese in Ilanda, tenutasi a Bray nel ristorante “Campo de' Fiori” del pluripremiato chef italiano Marco Roccasalvo, il ruolo del vino protagonista è stato interpretato dal Barbera d'Asti della cantina Vinchio-Vaglio Serra. A rappresentare questo rosso italiano d'eccezione c'era Emiliano Morando, responsabile del reparto esportazioni della suddetta cantina, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.
Emiliano, da quanto tempo lavori per questa cantina e da quanto distribuite all'estero i vostri vini? Lavoro per i Viticoltori Associati di Vinchio-Vaglio Serra dal 2006. Fino agli inizi del 2000 esportavamo pochissimo all'estero, soltanto in Svizzera e Danimarca. Abbiamo cominciato a distribuire in Irlanda da poco e un po' per caso, grazie a “Taste of Italy”.
Quali sono le caratteristiche della vostra cantina? Siamo una cooperativa, ma ragioniamo come una cantina privata. Siamo nel Monferrato e produciamo innanzitutto Barbera d'Asti, ma anche altri vini come il Nebbiolo o il Moscato. Molte cose sono cambiate nel tempo. Nel 1959 solo il 3% del vino prodotto veniva imbottigliatto, nel 2013 quasi il 98% è stato destinato alle bottiglie. Non scegliamo mai grandi distributori, siamo molto legati al territorio e lavoriamo anche coi privati, dalla piccola trattoria fino ai ristoranti stellati.
Come è strutturata l'affiliazione alla cantina? I nostri soci sono pressoché gli stessi sin dall'inizio nel 1959, provenienti dai due paesi che danno il nome al marchio, Vinchio e Vaglio Serra. Da allora non ci sono state grandi nuove annessioni. Nelle vigne ci lavorano prettamente le famiglie. In generale sono dei piccoli appezzamenti, dislocati nell'area intorno ai boschi, un po' come nella Borbogna francese. I boschi da un lato arricchiscono le nostre uve, ma dall'altro danneggiano i vigneti nascondendo insetti portatori di malattie che non ancora riusciamo a sconfiggere, come la florescenza dorata che ha decimato del 40% la nostra produzione.
Siete stati colpiti anche voi dalla la recessione? Sì, ci ha ha colpito e ci colpirà. Abbiamo vissuto annate eccezionali nel 2011 e 2012 in pieni tempi di crisi, con un mercato estero in continuo incremento e un saldo rapporto con il territorio, che rappresentiamo molto bene. I competitors però sono sempre pronti. Noi ci difendiamo vendendo solo a piccoli e medi distributori, in modo che le eventuali difficoltà di un singolo cliente non arrecherebbero troppi danni alla nostra cantina.
Qual è il mercato estero in maggior espansione? In Europa, i mercati scandinavi continuano a crescere, per esempio la Danimarca è il Paese dove esportiamo di più. Oltreoceano e soprattutto in Oriente pure, ma la nostra cantina non è né un vino economico da distribuire in larga scala, né un marchio di grido che si vende da solo, quindi questi non sono i nostri target principali. I mercati di Irlanda e Regno Unito invece hanno sempre più problemi a causa delle alte tassazioni sugli alcolici.
Come è nata l'idea per questa serata? Vengo qui un paio di volte l'anno. L'ultima volta ero con Pasquale Cavaliere, il nostro distributore sull'isola con Taste of Italy, che mi ha presentato lo chef Marco Roccasalvo. Abbiamo parlato di creare un evento insieme nel suo ristorante e così eccoci qui a questa serata.
Per concludere, una previsione sulla vendemmia di questo 2013? Bene, ma non fenomenale per tutte le zone come generalizzano i media. Nelle nostro caso, la malattia e la grandine hanno penalizzato la produzione. In generale in Piemonte la grandine ha recato molti danni. Tutto sommato una buona annata, eccezionale solo per alcune zone del Paese.

Dall'Irlanda alla scoperta del Trentino

L'Irlanda custodisce paesaggi naturali meravigliosi, ma ciò che manca in questa terra sono gli scenari d'alta montagna che noi italiani conosciamo benissimo. Perciò se gli irlandesi bramano le Alpi tanto quanto noi desideriamo le loro Cliffs of Moher, il Trentino è il posto che fa per loro. Le Dolomiti sono infatti uno degli scenari di montagna più celebrati di tutta Europa, inserito addirittura tra i siti patrimonio dell'Unesco, ideali per escursioni, sport invernali ma anche relax. Due sono i grandi caroselli sciistici della provincia: il Dolomiti Superski, di 350 km lungo il versante est, e lo Skirama Dolomiti, di 150 sul lato ovest. Sci alpino, sci di fondo, tracking, pattinaggio, mountain bike, escursioni con le ciaspole: fanno del Trentino una vera palestra a cielo aperto, un paradiso per gli amanti delle vacanze attive. Non mancano le soluzioni anche per le famiglie, con le caratteristiche cene in rifugio lungo gli itinerari in valle. Ma la provincia trentina non è solo bellissime montagne. Il Lago di Garda, una delle mete più ambite dagli irlandesi, offre un altro incantevole scenario, un pezzo di Mediterraneo tra le Alpi. Non mancano le città da visitare. Trento, il capoluogo della provincia, famosa per il Concilio aperto nel 1545, con le sue numerose chiese antiche ed il nuovo Museo delle Scienze, diventato interattivo dallo scorso anno. O Rovereto, con il suo Museo di Arte Moderna e Contemporanea e quello Storico Italiano sulla Guerra. Tra una passeggiata in un centro storico e una discesa sugli sci, c'è anche il piacere della buona tavola, rigorosamente Made in Italy come piace agli irlandesi. Ci sono vitigni storici e oltre 40 cantine doc, che regalano alcuni dei migliori vini, soprattutto bianchi, del mondo. E ancora: ottime grappe, le più celebri mele, olio, carni buonissime e tutti i piatti tipici della provincia. Infine per i palati più raffinati, ben sette sono i ristoranti recensiti sulla guida gastronomica Michelin. Insomma, tutto per fare innamorare gli irlandesi, ma anche noi italiani, di questa gemma di provincia incastonata tra le montagne.

Tiziano Crudeli, il volto dell’Italia calcistica in Irlanda che non ti aspetti

Strano ma vero, è proprio così. Con le dimissioni di Giovanni Trapattoni dal ruolo di Commissario Tecnico della nazionale di calcio irlandese, ora è un altro milanista brizzolato il volto italiano più conosciuto tra gli appassionati di football sull’isola. Infatti, non c’è da meravigliarsi se, sbarcati sull’isola, ci si imbatte in un cartellone pubblicitario ritrattante il suo volto, o accendendo la televisione in uno spot in cui lui è considerato, abbondando un po’ con gli stereotipi di turno, come Marlon Brando nel fil Il Padrino. Rimani lì per qualche istante chiedendoti “ma io quel viso l’ho già visto da qualche parte”, fino a quando non si accende la lampadina e trovi la soluzione: certo, è Tiziano Crudeli. Giornalista sportivo e fan sfegatato del Milan, Crudeli ha acquisito popolarità per le sue vibranti esultanze e coriacee esternazioni commentando gli avvenimenti calcistici di turno sull’emittente televisiva 7Gold, in particolar modo quando in campo ci sono i suoi rossoneri. Tra un “Pippo mio” e un “Riccardino” (in riferimento ai suoi idoli Inzaghi e Kakà), puntualmente urlati con voce gioiosa e volto rosso di euforia, le sue performance hanno fatto il giro del mondo su internet, grazie soprattutto a Youtube. Al punto tale da attirare l’attenzione di una nota agenzia di scommesse sportive britannica, che nel 2011 lo ha scelto come volto per le sue campagne pubblicitarie, non solo oltremanica, ma anche in Irlanda e altri Paesi. Tiziano, settanta anni compiuti da poco e una carriera alle spalle nel giornalismo sportivo nel circuito televisivo privato, ha ottenuto una celebrità inaspettata, forse ancora maggiore fuori dai confini nazionali. Una notorietà assolutamente meritata per la gioia e la passione contagiosa con la quale si approccia al suo sport preferito, oltre che per la competenza di gran lunga superiore a quella dei suoi colleghi in studio.

Dublino si laurea campione d’Irlanda di calcio gaelico

A Dublino è festa grande per le vie della città. Domenica 22 settembre, la selezione di calcio gaelico della contea ha conquistato per la ventiquattresima volta nella sua storia il titolo della All Ireland Senior Football Championship, il più importante torneo del mondo per questa disciplina. Nella consueta cornice di pubblico di un Croke Park tutto esaurito, gli azzurri della capitale hanno sconfitto in finale i ragazzi della contea di Mayo per 2-12 a 1-14 al termine di settanta minuti molto combattuti. Dublino ritorna campione a soli due anni dall’ultimo trionfo, mentre continua il digiuno di vittorie dei ragazzi di Mayo, che non vincono il titolo dal lontano 1951. Da allora sono ben sette le finali perse per loro, di cui l’ultimo paio nelle ultime due edizioni del torneo. Lacrime di gioia e di amarezza sugli spalti, tutte lavate via dai fiumi di birra per vincitori e sconfitti, in perfetto stile terzo tempo rugbystico. Dentro e fuori dai pub della città è tutto un mescolarsi di maglie azzurre e rossoverdi, i colori sociali delle due squadre impegnate in campo. Il giorno dopo l’atteso trionfo, anche il sindaco di Dublino Oisín Quinn e il consiglio della città hanno voluto rendere pubblico omaggio agli eroi della finale con un evento speciale in Merrion Square. Ma la festa non finisce certo qui, e le celebrazioni per l’impresa dei “Boys in Blue”, come vengono chiamati gli idoli locali, continuerà per i prossimi giorni, rendendo ancora più frizzante la vita per le strade della capitale. La stagione del calcio gaelico non si ferma qui, con i primi turni del campionato 2013/14 per club, mentre per le rappresentative delle contee l’appuntamento è fissato per il maggio dell’anno prossimo.

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