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I tesori nascosti del Liffey

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Bastano un paio di giorni di scarsa corrente e il livello del Liffey si abbassa a poche decine di centimetri dal fondo. In queste occasioni rivela i tesori che nel tempo si è preso e che custodisce gelosamente: biciclette arrugginite, carrelli della spesa, schermi televisivi e altre strane e poco identificabile forme coperte di limo e alghe, che si ergono spettrali nel canale.
Nei secoli andati i tesori nascosti del fiume dovevano essere certamente di più e di varia natura, come in tutte le città industriali, basti pensare che le case lungo le rive non presentavano entrate o finestre che affacciassero sul canale, di natura decisamente malsana man mano che ci si avvicinava alla foce. Le imbarcazioni che risalivano il fiume si muovevano in un pantano maleodorante, e quando ci si riferiva al Liffey come al “Gange della letteratura”, grazie alle opere di Joyce, faceva sorridere l'azzeccatissimo accostamento.
Nonostante i suoi trascorsi, il fiume resta la musa di Dublino. Con il suo colore naturalmente marrone, dovuto al terreno da cui sgorga, principalmente composto di torba, ha ispirato la tinta della birra irlandese più famosa al mondo, la Guinness. Divisore geografico e psicologico della morfologia della città, il fiume porta con sé un ampio retaggio artistico e culturale. Ripulito da secoli di incuria (e molto ancora c'è da fare), ospita ogni giorno diverse discipline sportive; soprattutto in questa estate eccezionalmente calda, non è raro vedere nuotatori in muta pronti a sfidare le acque. Inoltre negli ultimi vent'anni sono stati avvistati salmoni risalire la corrente, accolti con entusiasmo dai Dublinesi e accompagnati dalla marea che due volte al giorno risospinge le acque verso l'entroterra.

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Camminare liberi a testa alta “Senza Meta”

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A Dublino è inevitabile non fare una passeggiata lungo O'Connell Street, fermarsi per una pinta a Temple Bar, sdraiarsi sui prati del St Stephen Green, scendere giù per Grafton Street e trovarsi avvolti dalle note degli artisti di strada. Ma per i turisti e, ancora meglio, per gli italiani che da anni si trovano a lavorare nella capitale irlandese, mai sentito parlare della strada degli antiquari di Francis Street, del The Ferocious Mingle Marcade, mercatino vintage con tanto di cinema muto e pianino o del Community Garden? Sapevate che l’usanza partenopea del “caffè in sospeso” è arrivata a Dublino? Non immaginate quante curiosità e segreti si celano in Meath street o nel quartiere, all’apparenza “normale”, come Stoneybatter!
“Senza Meta/Out and About”, ideato dall’italiano Antonio Della Corte, ha come fine quello di accompagnare i turisti e non solo alla scoperta dei posti più nascosti: un esperienza incredibile dove la vera Dublino, quella irlandese, si svela allo sguardo: curiosità, storie, avventure raccontate da chi della curiosità da viaggiatore ha fatto la sua attitudine più grande. Ancora più che un progetto, nato un paio di mesi fa ( ma già in fase di ideazione da più di un anno), “Senza Meta” è una “filosofia di viaggio”: camminare a testa alta senza un reale obbiettivo scoprendo cose mai viste prima. È quando si cammina senza un vero è proprio obbiettivo, tenendo la testa ben alta, che riusciamo a scoprire cose di cui non ci eravamo mai accorti prima rimanendone felicemente sorpresi. Il mondo è ricco di luoghi meravigliosi ma, ogni qualvolta che ne visitiamo uno riusciamo a conoscerne solo il 50% perché ci limitiamo solamente a “visitarlo” e non a “viverlo”. Solo attraverso la conoscenza e la condivisione con la gente del luogo, possiamo sentirci parte del paese che ci sta ospitando e non solo turisti. «L’obiettivo allora – spiega Antonio – è quello di porre al centro del “viaggio” la “persona” che diviene approdo e partenza del viaggio stesso. Lo scopo è quello di creare un network interattivo di contatti che mettano in atto un interscambio di tipo culturale, garantendo la diffusione della cultura tra i diversi paesi coinvolti nelle iniziative». Ecco perciò che “Senza Meta” ha coinvolto associazioni, piccoli produttori locali, bar e pub in un grande network, per farli diventare oggetto delle visite durante il tour e rendendoli soggetti attivi nel processo di interscambio culturale: luoghi nei quali il ‘visitatore senza metà’ potrà tornare con i suoi amici e, a sua volta, rendersi parte attiva di quel processo di scoperta, magari usufruendo degli sconti a lui riservati . Anche la spesa rientra nella “filosofia di viaggio”: il tour infatti è gratuito ma, se l’idea vi conquista e vi fa piacere sostenere il progetto, potrete farlo lasciando un’offerta che verrà condivisa con l’Oxfam shop, il Community garden e il Third space cafè, bar che ha portato a Dublino l’usanza napoletana del “caffè in sospeso”. Curiosità, conoscenza, condivisione di un idea e di un progetto: queste le parole chiave di Antonio e del suo “Senza Meta” «Sono le persone a rendere un luogo la meraviglia di cui si racconta – continua Antonio - L’Irlanda, in particolare Dublino, sono i luoghi da cui voglio partire. L’Irlanda è la terra che mi ha adottato e nella quale ho capito l’importanza del incontro con “il diverso da me” ma, sopratutto l’importanza della parola condivisione ( “that’s the main word”) ».
Allora tutti pronti: (punto di incontro giovedì,venerdì, sabato alle ore 14.30 presso la Dolce vita wine bar), caffè e si parte …. ovviamente senza meta!!!!

https://www.facebook.com/SenzaMetaOutAndAboutIrlanda 

www.senzameta.org

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I gabbiani di Dublino

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Una delle caratteristiche divertenti di Dublino sono i gabbiani. Se a Roma o a Parigi è tipico vedere dei piccioni litigarsi i pezzi di pane gettati dai vecchietti seduti sulle panchine, nella capitale irlandese i piccioni devono dividersi il palcoscenico con i più maestosi gabbiani, superbi e, diciamocelo, dal becco decisamente più aguzzo. Di giorno offrono uno spettacolo quasi poetico: planano dolcemente sul Liffey, per poi restare a galleggiare placidamente sull'acqua cullati dalla corrente del fiume. Oppure si posano sui piloni dei docks, scrutando l'orizzonte o ammiccando ai passanti quasi con aria di sfida. I più sognatori li guardano e pensano alla metafora della libertà, il gabbiano Jonathan Livingston, e al suo pioneristico volo. Altri non possono non restare intimoriti da quello sguardo severo e saggio, che ha sfidato il mare e le correnti peggiori. Ecco, questo quadretto idilliaco che si presenta di giorno, di notte cambia bruscamente. Perché quando sei nel letto, a un secondo dal prendere sonno e ti stai abbandonado pacificamente nelle braccia di Morfeo, ecco che un urlo lancinante strazia il silenzio e ti si rizzano i capelli in testa. Sarà un gatto? Una presenza dall'oltretombra che cerca di mettersi in contatto con te? Un neonato torturato in strada? No, sono loro, i gabbiani. Hanno deciso che lì, fuori dalla tua finestra, è il punto ideale per appollaiarsi e stridere con i compagni d'avventura. Che rispondono entusiasticamente da vari punti dei tetti circostanti. Magari stanno solo facendo un'allegra chiacchierata, magari si stanno accordando sulla prossima meta notturna, loro che non hanno il cellulare. Eppure tu non hai il coraggio di affacciarti per scacciarli. Un po' perché non servirebbe a nulla, ti guarderebbero con i loro occhietti sarcastici come a dire: “Certo, provaci... a scacciare me, che sono uno spirito libero, che volo sul mare in un modo che voi piccoli patetici umani potete solo blandamente imitare, che sono da millenni la compagnia costante dei pescatori!”; un po' perché la prospettiva di quel becco affilato a due centimetri dal naso non è propriamente invitante. E così piano piano ci si abitua alla loro presenza, ai loro versi, al loro planare all'improvviso a due centimetri dalla tua testa. E capita di osservarli con un sorriso pensando che in fondo fanno parte del fascino di Dublino, che saranno compagni del nostro soggiorno e ci ricorderanno sempre che a due passi dai pub, dalle strade affollate di turisti e dalla frenetica vita di città (che poi troppo frenetica non è..) ci aspetta il mare, con i suoi colori e i suoi profumi, che in Irlanda sono decisamente unici.

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