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Si accende il dibattito sull’abolizione del Senato irlandese

Il Taoiseach Enda Kenny ha parlato oggi di fronte ai giornali per ribadire la posizione del Fine Gael sul referendum del prossimo 4 ottobre che segnerà le sorti del Senato irlandese. Anticipata da alcuni manifesti che sono cominciati ad apparire per le strade nei giorni scorsi, la campagna del partito di governo per l’abolizione della Camera Alta dell’organo legislativo irlandese è dunque cominciata ufficialmente con la benedizione del primo ministro. Il referendum è stato indetto lo scorso luglio con l’approvazione dello stesso Senato con 33 voti favorevoli e 25 contrari, superando il forte dissenso delle opposizioni. Il Fine Gael però è pronto ad andare fino in fondo nella sua battaglia. Per il primo partito dell’isola, il Senato è composto da una classe di dirigenti “vecchia, elitaria e non necessaria”, la cui estinzione risparmierebbe alle casse statali ben 20 milioni di euro circa ogni anno. Il Seanad Éireann, ovvero la Camera Alta dell’Oireachtas, il Parlamento nazionale irlandese, è ritenuto non necessario data l’attribuzione di minori poteri che la caratterizza rispetto alla Camera Bassa. In Irlanda, infatti, una proposta di legge può essere promulgata anche senza l’approvazione del Senato, con il solo accordo del Dáil Éireann, l’altra aula parlamentare, e del Uachtarán na hÉireann, il Presidente della Repubblica. Invece, l’accusa di racchiudere un corpo politico “vecchio ed elitario” deriva dalla controversa origine della carica di senatore, non dovuta ad un’elezione popolare diretta, bensì ad un sistema insolito e complicato. Di fatto, undici senatori sono nominati dal Taoiseach; sei sono scelti dai laurati delle due maggiori università pubbliche del Paese (tre per la National University of Ireland e tre per la University of Dublin); 43 sono nominati all’interno di cinque pannelli di candidati dal congiunto dei deputati delle due Camere e dei consiglieri degli organi locali. Nella teoria, questi candidati dovrebbero essere degli esperti nei cinque settori che danno nome ai pannelli (Amministrazione, Agricoltura, Cultura ed Educazione, Industria e Commercio, Lavoro), ma nella prassi è facile ritrovare tra loro uomini di partito non eletti direttamente all’altra Camera col suffragio universale. Da qui al 4 ottobre, Il governo farà leva su queste motivazioni per convincere gli elettori della propria scelta, le opposizioni invece punteranno il dito contro il malfunzionamento del Dáil, ammesso oggi anche da Enda Kenny, per mantenere il Seanad a guardia del meccanismo democratico.  Venerdì 4 ottobre vedremo a chi darà ragione il popolo irlandese.

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