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Un’alba serena dopo i tuoni e fulmini dell’austerità?

Sembra avere inizio un nuovo giorno per Dublino, più sereno e meno vincolato dalla voce tuonante dell’austerità, dovuta al bailout. Il Financial Times scrive: “ il bambino modello del manifesto dell’ austerità sta indossando un abito nuovo, mettendosi a posto i capelli, perchè si prepara a tornare sul mercato finanziario". In realtà ogni succulenta carota spesso nasconde un non altrettanto gradito bastone: l'Irlanda ha infatti ceduto alle pressioni internazionali e ha promesso di chiudere la scappatoia legale che ha permesso ad Apple di risparmiare ben 44 miliardi dollari di imposte sul reddito: primo importante passo del paese contro l'evasione fiscale. Il Governo irlandese si prepara quindi reprimere una strategia fiscale controversa usata ampiamente dalle multinazionali, ma non è ancora chiaro quale effetto questa mossa avrà sulla Apple, sulla Google e sulle altre aziende che attualmente beneficiano della manovra. In generale si potrebbe affermare che l’era dell’austerità volge al termine, come ha ribadito primo ministro Enda Kenny? Il suo governo è vero, sta per uscire dal programma di bailout, ma la politica irlandese continuerà ad essere stabilita dalla troika Ue-Bce-Fmi ancora per diversi anni. Scrive Michael Burrke del The Guardian: “La coalizione di governo formata dai partiti di destra come il  Fine Gael e dal partito laburista irlandese sembra ricevere pacche sulla schiena, o forse in fronte, per la previsione secondo cui le finanze di governo passeranno a quello che è definito un avanzo primario, ovvero un surplus delle finanze pubbliche prima che siano calcolati i pagamenti degli interessi. Ma questa affermazione sempre più spesso è adoperata dagli stessi sostenitori dei governi che applicano l’austerità anche in Portogallo e in Grecia, e in buona parte è del tutto priva di significato”. Quindi non solo l’isola di Smeraldo vacilla nell’essere considerata un modello per le altre  nazioni meno " virtuose" dell’euro zona, ma segue anche un’impietosa sentenza:” A meno che il tasso di crescita dell’economia non superi le crescenti spese per gli interessi, il livello di indebitamento pubblico diventerà insostenibile”. Il rischio di default grazie allo strenuo impegno della Bce si è sensibilmente ridotto, ma la gioia potrebbe durare quanto il sole in Irlanda: l’austerità incide pesantemente sull’economia. Senza investimenti la capacità produttiva inevitabilmente cala, compromettendo la crescita.

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Referendum Senato, autogoal del Governo, gli Irlandesi lo vogliono

Gli irlandesi votano contro l'abolizione del Senato. Oltre 1 milione e 230 mila voti validi. Il 51,7% dice no, mentre il 48,3% chiede la chiusura del senato. Votano il 39,2% degli aventi diritto. «Abbiamo perso e sono profondamente dispiaciuto. Accetto l'esito del voto» spiega il primo Ministro Irlandese Enda Kenny durante la conferenza stampa a Dublin Castle. Una doccia fredda per la maggioranza. Una sconfitta seppur con un ristretto margine di 42.500 voti. Il referendum era stato indetto dalla coalizione di governo guidata dal partito Fine Gael, che intendeva abolire il Senato con l'obiettivo di risparmiare 20 milioni di euro l'anno. Il partito Fianna Fail all'opposizione si è invece battuto per il mantenimento della camera alta, considerata un necessario strumento di controllo dell'azione di governo. I sondaggi indicavano una maggioranza di abolizionisti, ma anche un forte numero di indecisi, pari al 29%. L'affluenza alle urne è stata del 40%.
A sorpresa il referendum che doveva ratificare la decisione del Senato di autodissolversi è stato alla fine respinto.

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Si accende il dibattito sull’abolizione del Senato irlandese

Il Taoiseach Enda Kenny ha parlato oggi di fronte ai giornali per ribadire la posizione del Fine Gael sul referendum del prossimo 4 ottobre che segnerà le sorti del Senato irlandese. Anticipata da alcuni manifesti che sono cominciati ad apparire per le strade nei giorni scorsi, la campagna del partito di governo per l’abolizione della Camera Alta dell’organo legislativo irlandese è dunque cominciata ufficialmente con la benedizione del primo ministro. Il referendum è stato indetto lo scorso luglio con l’approvazione dello stesso Senato con 33 voti favorevoli e 25 contrari, superando il forte dissenso delle opposizioni. Il Fine Gael però è pronto ad andare fino in fondo nella sua battaglia. Per il primo partito dell’isola, il Senato è composto da una classe di dirigenti “vecchia, elitaria e non necessaria”, la cui estinzione risparmierebbe alle casse statali ben 20 milioni di euro circa ogni anno. Il Seanad Éireann, ovvero la Camera Alta dell’Oireachtas, il Parlamento nazionale irlandese, è ritenuto non necessario data l’attribuzione di minori poteri che la caratterizza rispetto alla Camera Bassa. In Irlanda, infatti, una proposta di legge può essere promulgata anche senza l’approvazione del Senato, con il solo accordo del Dáil Éireann, l’altra aula parlamentare, e del Uachtarán na hÉireann, il Presidente della Repubblica. Invece, l’accusa di racchiudere un corpo politico “vecchio ed elitario” deriva dalla controversa origine della carica di senatore, non dovuta ad un’elezione popolare diretta, bensì ad un sistema insolito e complicato. Di fatto, undici senatori sono nominati dal Taoiseach; sei sono scelti dai laurati delle due maggiori università pubbliche del Paese (tre per la National University of Ireland e tre per la University of Dublin); 43 sono nominati all’interno di cinque pannelli di candidati dal congiunto dei deputati delle due Camere e dei consiglieri degli organi locali. Nella teoria, questi candidati dovrebbero essere degli esperti nei cinque settori che danno nome ai pannelli (Amministrazione, Agricoltura, Cultura ed Educazione, Industria e Commercio, Lavoro), ma nella prassi è facile ritrovare tra loro uomini di partito non eletti direttamente all’altra Camera col suffragio universale. Da qui al 4 ottobre, Il governo farà leva su queste motivazioni per convincere gli elettori della propria scelta, le opposizioni invece punteranno il dito contro il malfunzionamento del Dáil, ammesso oggi anche da Enda Kenny, per mantenere il Seanad a guardia del meccanismo democratico.  Venerdì 4 ottobre vedremo a chi darà ragione il popolo irlandese.

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