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Alessandro Pagano da Vicenza a Dublino: «ho un sogno nel cassetto. Fare lo scrittore»

Nasco a Schio, Vicenza, da genitori siculi. A differenza di molti, che nell’età dell’adolescenza non hanno ancora ben chiaro cosa vogliano fare nella vita e si immaginano impegnati nei mestieri più vari, io un punto fisso l’ho sempre avuto e sembra che risalga a un sofferto compito per casa all’epoca delle elementari: scrivere. Non da subito ho voluto fare il giornalista. Nei miei sogni sono stato dapprima più che altro uno scrittore e una volta, quando ancora se ne trovavano nei negozi, sono stato anche sul punto di comprarmi una macchina da scrivere.
Questo desiderio, di fare lo scrittore, mi ha spinto a iscrivermi al liceo classico e poi alla triennale di lettere classiche, che ho frequentato a Verona. Per un brevissimo periodo ho accarezzato anche l’idea di studiare archeologia, ma quella fantasia è poi passata lasciandomi dentro il piacere di scoprire i fatti alla loro radice, di capirne l’unicità dandosi il meno possibile alle generalizzazioni, per un verso utili e anche necessarie, ma spesso fuorvianti.
Ho sempre letto e molto, sin dall’infanzia; in questo devo ringraziare mia madre e alcuni grandi e fini libri della Disney che lei mi comprò e che insieme al fumetto Topolino hanno rappresentato la mia prima lettura quasi cosciente.
All’inizio furono romanzi, Martin Eden di Jack London ha cambiato il mio modo di vedere le cose. L’ho letto tre o quattro anni fa e la storia del rozzo marinaio che incontra l’elegante ragazza borghese di Boston me la porto ancora dentro. Poi fu la volta dei saggi, soprattutto su eventi storici e contemporanei.
Sono anni in cui il libro non costituisce l’unico cambiamento. Mi ritrovo innamorato del viaggio a causa di una fiamma per una ragazza che amava viaggiare e mi ritrovo curioso dell’Altro dopo aver incontrato le pagine di Kapuscinski. Nel 2011 la morte di Gheddafi a Sirte, di cui mentre scrivo queste righe corre il secondo anniversario, rappresenta per me un vero e proprio spartiacque: per caso sono su internet quando si diffonde la notizia della cattura e ne seguo in diretta, col solo audio a causa del mal funzionamento della rete, le vicende successive. Decido di voler fare il giornalista reporter, figura che nel tempo si tramuterà in quella di
giornalista corrispondente, per poter approfondire meglio di quanto sia possibile a un reporter i luoghi in cui si vive e da cui si scrive. A spingermi a questo anche l’approfondimento di un fatto di cronaca resistenziale del mio paese, in cui nel luglio 1945 i partigiani operano il più grande eccidio del dopoguerra italiano.
Leggere i verbali dei processi mi insegna che ogni fatto è illustrato da molteplici voci, ognuna delle quali ritiene di essere quella vera, e che solo il tempo dedicato al confronto di queste voci permette di ricostruire una narrazione quanto più possibile vicina all’originale; ed è questo il tempo che nel giornalismo il reporter generalmente ha, credo, in minor quantità rispetto al corrispondente.
Dal 2010 al marzo 2013 frequento, sempre a Verona, la specialistica in giornalismo, dal 2012 scrivo per il mio primo giornale, Il Referendum. A questo nel 2013 aggiungo, dopo un viaggio di una settimana in Turchia con l’Unione Europea, Frontiere News e, desiderando calarmi anche nel giornalismo locale, Vicenza Più. Nei due giornali di livello nazionale mi occupo di esteri, in particolare di Libia.
Nel settembre 2013 si sviluppa in pochi giorni la mia decisione di partire per Dublino, dove ho un contatto e una stanza libera che se voglio posso occupare.
Scelgo l’Irlanda e Dublino in coerenza con quanto scritto fino ad ora, perché per lavorare e corrispondere dall’estero è necessario conoscere molto bene l’inglese. Il mio progetto è quindi di stare qui quanto serve per apprendere il meglio possibile la lingua; il progetto a medio termine è di aggiungervi allo stesso modo il francese, che non ho mai studiato, il sogno di completare con l’arabo. In ogni caso, qualsiasi sia la lingua, spero di girare ancora molto e di vedere negli anni a venire molti paesi.
Mi auguro che scrivere per Irlandiani possa aiutarmi a conoscere meglio l’Irlanda e la sua capitale.

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