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I segreti verdi di Dublino

Dublino è fiera del suo patrimonio di parchi. Una vera ricchezza dato che rappresenta un’opportunità unica di riposo, relax e divertimento, essenziale per il benessere fisico e mentale. Il bellissimo parco di Saint Sthephen Green nel cuore della città e l’immenso Phoenix Park sono forse tra i più famosi, ma non vanno dimenticati i tanti stupendi spazi verdi che adornano la capitale. Merrion Square Park, una volta appannaggio di undici privilegiati detentori delle chiavi, è ora un parco aperto a tutti e rappresenta un adattamento di successo di una tipica piazza georgiana a spazio pubblico. Sede non solo dell’ammiccante statua di Oscar Wilde, ma anche di diversi eventi culturali e cittadini, incarna un modo di vivere la natura non come addobbo, ma come parte attiva e pulsante del centro urbano.A Dublino è anche possibile visitare un vero e proprio giardino segreto:
Iveagh Gardens (Clonmel Street) è forse uno dei più affascinanti e meno conosciuti tesori verdi della capitale. A circa quattro minuti a piedi dall'affollata Grafton Street, è un posto perfetto per un pò di silenzio e serenità : cascate,boschi, scoiattoli, rose vittoriane popolano ed adornano questo paradiso quasi sempre vuoto. Il Botanic Gardens di Glasnevin costituisce un'altra ricchezza sottovalutata. Durante la Primavera Madre Natura, coadiuvata dalla mano umana, offre uno spettacolo di circa 20.000 varietà di piante ed arbusti, e non mancano, nonostante il rigido clima celtico, anche esemplari di fiori esotici. Il relax nell'atmosfera di riflessione filosofica del giardino giapponese è la caratteristica principale del St. Anne’s Park, subito fuori dal centro della capitale.

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La giungla dei semafori di Dublino

Chi conosce Dublino sa che nonostante sia una capitale di ridotte dimensione, anche qui il traffico produce notevoli problemi. Un contributo fondamentale al cosiddetto “traffic jam” è costituito dal sistema dei semafori, i quali sorprendentemente  costituiscono nell’arredo urbano una novità: negli anni 60 erano praticamente assenti e i maggiori punti di snodo erano regolati da un poliziotto della Garda, tra questi  il nodo critico di O'Connell Bridge gestito in questo modo fino agli anni 80. Quando vennero introdotti come un’innovazione avenieristica, in realtà erano totalmente scordinati. Ora invece sono totalmente computerizzati e controllati in maniera centralizzata. Cosa è migliorato? C’è chi dice molto, ma c’è anche qualcuno che sostiene niente. Alcuni infatti mettono in rilievo che  Dublino è  una città dove il semaforo pedonale diventa rosso , ambra e verde . Quindi ciò comporterebbe, rispettando pienamente i tempi d’attesa,  un ciclo più lungo anche se  quasi mai sincronizzato con i vicini semafori con  enormi problematiche. Altri invece affermano con la prova del cronometro, che il verde avrebbe una durata di circa 8 secondi, mettendo in pericolo l’attraversamento di chi come gli anziani potrebbe avere  difficoltà a percorrere  anche  brevi distanze in tempi così rapidi. Un altro tema di animata discussione è  la stranezza della percezione delle luci: l’automobilista ed il pedone spesso si trovano a dover interpretare la tonalità prevalente nei semafori che sembra dare piuttosto che una scelta precisa, una  tra il rosso e il verde . Dando un’occhiata più attenta è poi  possibile notare che nonostante il nordico rispetto delle regole, è abbastanza frequente vedere attraversare i pedoni fuori dalle strisce: insomma si corre e si tenta costantemente la sorte nella celtica giungla cittadina!

 

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Il Barbera d'Asti, dal Monferrato all'Irlanda

Nella serata dedicata all'enogastronomia piemontese in Ilanda, tenutasi a Bray nel ristorante “Campo de' Fiori” del pluripremiato chef italiano Marco Roccasalvo, il ruolo del vino protagonista è stato interpretato dal Barbera d'Asti della cantina Vinchio-Vaglio Serra. A rappresentare questo rosso italiano d'eccezione c'era Emiliano Morando, responsabile del reparto esportazioni della suddetta cantina, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.
Emiliano, da quanto tempo lavori per questa cantina e da quanto distribuite all'estero i vostri vini? Lavoro per i Viticoltori Associati di Vinchio-Vaglio Serra dal 2006. Fino agli inizi del 2000 esportavamo pochissimo all'estero, soltanto in Svizzera e Danimarca. Abbiamo cominciato a distribuire in Irlanda da poco e un po' per caso, grazie a “Taste of Italy”.
Quali sono le caratteristiche della vostra cantina? Siamo una cooperativa, ma ragioniamo come una cantina privata. Siamo nel Monferrato e produciamo innanzitutto Barbera d'Asti, ma anche altri vini come il Nebbiolo o il Moscato. Molte cose sono cambiate nel tempo. Nel 1959 solo il 3% del vino prodotto veniva imbottigliatto, nel 2013 quasi il 98% è stato destinato alle bottiglie. Non scegliamo mai grandi distributori, siamo molto legati al territorio e lavoriamo anche coi privati, dalla piccola trattoria fino ai ristoranti stellati.
Come è strutturata l'affiliazione alla cantina? I nostri soci sono pressoché gli stessi sin dall'inizio nel 1959, provenienti dai due paesi che danno il nome al marchio, Vinchio e Vaglio Serra. Da allora non ci sono state grandi nuove annessioni. Nelle vigne ci lavorano prettamente le famiglie. In generale sono dei piccoli appezzamenti, dislocati nell'area intorno ai boschi, un po' come nella Borbogna francese. I boschi da un lato arricchiscono le nostre uve, ma dall'altro danneggiano i vigneti nascondendo insetti portatori di malattie che non ancora riusciamo a sconfiggere, come la florescenza dorata che ha decimato del 40% la nostra produzione.
Siete stati colpiti anche voi dalla la recessione? Sì, ci ha ha colpito e ci colpirà. Abbiamo vissuto annate eccezionali nel 2011 e 2012 in pieni tempi di crisi, con un mercato estero in continuo incremento e un saldo rapporto con il territorio, che rappresentiamo molto bene. I competitors però sono sempre pronti. Noi ci difendiamo vendendo solo a piccoli e medi distributori, in modo che le eventuali difficoltà di un singolo cliente non arrecherebbero troppi danni alla nostra cantina.
Qual è il mercato estero in maggior espansione? In Europa, i mercati scandinavi continuano a crescere, per esempio la Danimarca è il Paese dove esportiamo di più. Oltreoceano e soprattutto in Oriente pure, ma la nostra cantina non è né un vino economico da distribuire in larga scala, né un marchio di grido che si vende da solo, quindi questi non sono i nostri target principali. I mercati di Irlanda e Regno Unito invece hanno sempre più problemi a causa delle alte tassazioni sugli alcolici.
Come è nata l'idea per questa serata? Vengo qui un paio di volte l'anno. L'ultima volta ero con Pasquale Cavaliere, il nostro distributore sull'isola con Taste of Italy, che mi ha presentato lo chef Marco Roccasalvo. Abbiamo parlato di creare un evento insieme nel suo ristorante e così eccoci qui a questa serata.
Per concludere, una previsione sulla vendemmia di questo 2013? Bene, ma non fenomenale per tutte le zone come generalizzano i media. Nelle nostro caso, la malattia e la grandine hanno penalizzato la produzione. In generale in Piemonte la grandine ha recato molti danni. Tutto sommato una buona annata, eccezionale solo per alcune zone del Paese.

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