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Al via il campionato di rugby Pro 12

Venerdì 6 settembre è una data che gli appassionati della palla ovale attendevano con ansia da tempo, non solo qui sull’isola irlandese. Parte finalmente questa sera, infatti, la stagione del grande rugby targato Irlanda, Galles, Scozia e Italia, con la tredicesima edizione della RaboDirect Pro 12. Ad aprire le irruenti danze saranno i detentori del titolo del Leinster, impegnati sul campo di Llianelli contro i gallesi degli Scarlets. Come suggerisce lo stesso nome della lega, in passato chiamata Celtic League finché nel 2010 non approdarono le due franchigie italiane, si tratta del campionato professionistico che riunisce le 12 migliori formazioni provenienti dai quattro suddetti paesi. Ai nastri di partenza anche quest’anno ci saranno quattro compagini per l’Irlanda, quattro per il Galles e due ciascuno per Scozia e Italia. E sono proprio le squadre irlandesi a farla tradizionalmente da padrone, insidiate soltanto dalle compagini gallesi, rispecchiando così anche le posizioni di forza delle rispettive selezioni nazionali degli ultimi anni. Su dodici edizioni disputate, sette sono state aggiudicate proprio da team della verde isola: precisamente dall’Ulster (una vittoria), dal Leinster e dal Munster (tre a testa), con il solo Connacht rimasto finora a secco di titoli. L’ultima edizione si è conclusa proprio con un derby in finale tra le due squadre irlandesi più titolate, e con il Leinster finalmente uscito vittorioso, dopo tre anni in cui si era dovuto arrendere all’atto conclusivo del torneo. Come si può già intendere, i nomi dei XV irlandesi prendono spunto da quelli delle quattro regioni dell’isola, ma ogni squadra può senza problemi tesserare giocatori provenienti da un'altra regione, oltre che ovviamente da un’altra nazione. Per comprendere ancora meglio il livello della competizione, basti dire che undici delle dodici squadre partecipanti sono iscritte anche tra le magnifiche 24 che si giocheranno a partire dal mese prossimo l’Heineken Cup, che non è l’equivalente del Trofeo Birra Moretti per la palla ovale, bensì il più prestigioso torneo per club del vecchio continente. Anche qui le squadre irlandesi non sfigurano, avendo vinto sei delle diciotto edizioni finora disputate, condividendo il primato con le rappresentative francesi e inglesi. E le italiane? Se in Heineken Cup il passaggio della fase a gironi è praticamente impossibile sia per il Benetton Treviso, sia per le Zebre di Parma, diversa è la situazione in Pro 12. Le Zebre sono chiamate a riscattare la pessima stagione scorsa, chiusa all’ultimo posto con soli dieci punti e unicamente sconfitte a referto. I trevigiani invece vogliono fare ancora meglio del buon settimo posto raggiunto nel 2013, e fare il definitivo salto di qualità che potrebbe permettergli di puntare ai playoff, ai quali accedono soltanto le prime quattro classificate. Buon rugby a tutti dunque, facendo il tifo per i nostri azzurri, e con un occhio di riguardo ai nostri ospitali irlandesi.

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La stagione del calcio gaelico entra nel vivo a Croke Park

Per tutti i dublinesi amanti dello sport, questi sono giorni di vigilia importante. Domenica 1 settembre, alle ore 15:30 locali, in un Croke Park tutto esaurito, si gioca la seconda semifinale dell’edizione numero 127 dell’All-Ireland Senior Football Championship, il più importante torneo di calcio gaelico di Irlanda (e quindi del mondo). A contendersi l’accesso per finale, che si disputerà sempre nel tempio degli sport gaelici il 22 settembre, i beniamini di casa di Dublino contro i loro rivali di Kerry. La vincente del confronto guadagnerà il diritto di battersi per il titolo con la squadra di Mayo, che lo scorso sabato ha prevalso sulla compagine di Tyrone. La competizione mette al confronto tutte le 31 contee di tutta l’isola, Irlanda del Nord inclusa, ad eccezione della sola Kilkenny, più due rappresentative provenienti da Londra e New York. Durante la sua storia, però, il trofeo è sempre rimasto nelle mani degli irlandesi. Kerry e Dublino sono le due squadre con più vittorie nel torneo (ben 36 per i primi, 23 per i secondi) e l’ultimo volta che si sono incontrate è stato proprio in un match per il titolo, due anni fa, con i capitolini che hanno prevalso al termine di un match combattutissimo. Il gaelic football, il principale degli sport gaelici, è per gli irlandesi non solo una semplice attività agonistica, o una passione sportiva, bensì una caratteristica della propria cultura. L’unica eccezione nell’isola è rappresentata dalla contea di Kilkenny, dove è l’altro sport nazionale, l’hurling, a rivestire il ruolo di una vera religione. Tutte le squadre partecipanti alla competizione sono non professionistiche, i giocatori non percepiscono stipendio, e fa effetto vedere come uno sport amatoriale possa riempire ogni settimana uno stadio di 82.300 posti. Questa è l’affluenza massima del Croke Park, il quarto stadio per capacità d’Europa, e il primo in assoluto tra le arene tradizionalmente non adibite al calcio. Infatti, “Crocker”, questo il nome con cui viene anche chiamato dagli appassionati, è di proprietà della Gaelic Athletic Association, l’associazione di riferimento per tutti gli sport gaelici, ed è un vero e proprio tempio per questi sport. Inaugurato nel 1913, festeggia proprio quest’anno il suo centenario, durante il quale ha ospitato le fasi finali dei tornei nazionali di gaelic football, hurling e della sua versione al femminile, il camogie, e poco altro. Gli eventi tenutisi in Croke Park non legati agli sport gaelici sono rari, delle pure eccezioni fino al 2007, anno in cui rugby e calcio sono stati costretti a profanare il tempio della GAA a causa dei lavori di ristrutturazione del Landsdown Road (oggi Aviva Stadium). Una partita di baseball e una di football americano nel lontano 1946, tra i reduci statunitensi della seconda guerra mondiale; due incontri di boxe nel 1972 (uno di apertura e poi il match clou tra l’allora campione del mondo dei pesi massimi Muhammad Ali e Al Lewis); altri due incontri di football americano nel ’96 e ’97. Nello stesso anno, si cominciò a fare qualche strappo alla regola anche per i concerti: si cominciò con Tina Turner, poi tra gli altri sono passati Elton John, U2, Bon Jovi, Robbie Williams, Celine Dion e ultimi i Red Hot Chili Peppers. Insomma, nel terzo millennio anche i puristi irlandesi hanno imparato a chiudere un occhio alle regole dello show-business, ma la tradizione di Croke Park rimane sempre la stessa e domenica i cuori degli sportivi dublinesi batterà solo per il football, solo per quello gaelico.

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Il calcio, non quello gaelico, in Irlanda

Oggi in Italia riparte il campionato di calcio di Serie A e milioni d’italiani fremono attendendo il primo calcio d’inizio della stagione, dopo tre mesi di lunga attesa estiva. Il calcio è di certo lo sport che monopolizza gli appassionati italiani, ma quando si vuole parlare di football in Irlanda, di quello che generalmente traduciamo come calcio nel nostro Paese, bisogna stare molto attenti. Infatti, il vero sport nazionale dell’isola non è né il football, come accade in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente, né tanto meno il comunque popolarissimo rugby come si potrebbe immaginare. Bensì il Gaelic football, il calcio gaelico, spesso identificato nel comune parlare tra gli autoctoni semplicemente come “football”, “Gaelic”, o come lo chiamano a Dublin, “Gah”. Dietro il calcio gaelico, l’”altro football” rimane anch’esso molto diffuso, accende i cuori degli irlandesi e le televisioni dei pub durante i fine settimana, ma deve condividere l’attenzione con altri sport altrettanto seguiti, come il già citato rugby o l’hurling, l’altro amatissimo sport gaelico nazionale. Tutta questa concorrenza interna per la popolarità all’interno del Paese, fa sì che il livello del calcio in Irlanda non sia dei più elevati. Perlomeno il campionato nazionale, diventato professionistico solo nel recente 2007, e relegato nei bassifondi della classifica dei campionati europei UEFA (attualmente in 36esima posizione), per via degli scarsi risultati che da sempre le sue migliori formazioni hanno ottenuto nelle competizioni internazionali. Particolarità della Irish Premier League, massimo campionato dell’isola, è che a differenza della maggioranza delle leghe del continente, si svolge tra il marzo e l’ottobre dello stesso anno, e sta giusto in queste settimane entrando nelle fasi cruciali della stagione. Non va così male, invece, alla rappresentativa nazionale, allenata da un mito del calcio italiano come Giovanni Trapattoni, attualmente alla posizione numero 44 del ranking delle nazionali FIFA, ma al 18esimo solo fino alla primavera dello scorso anno. Come può una rappresentativa così forte provenire da una lega di così basso livello? Semplicemente provenendo da altri campionati, soprattutto quelli inglesi e scozzesi, dove tutti i migliori calciatori irlandesi si trasferiscono sin da giovani. Ed è a quelli stessi campionati che puntano l’attenzione i tifosi di calcio irlandesi. Basta entrare in un qualsiasi negozio di articoli sportivi della capitale per notare che le maglie più distribuite sono quelle di Liverpool, Celtic e Manchester United, i tre club più tifati in Irlanda. Proprio tra Liverpool e Celtic, si è giocato un incontro amichevole lo scorso 10 agosto a Dublino, in un Aviva Stadium gremito in ogni ordine di posto, con i biglietti andati a ruba in pochissimo tempo. La partita, in quello che si potrebbe definire un derby d’Irlanda giocato da squadre non irlandesi, ha visto imporsi la squadra di Glasgow per 1 a 0, nonostante i Reds abbiano assediato l’area di rigore avversaria per tutto i 90 minuti. Anche questo è il bello del calcio.

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